mercoledì 1 giugno 2022

16. E tu passavi appena le sottili dita sul prepuzio

[Benvenuti alla Gara delle canzoni di Battiato, oggi col Battiato prog più bombastico, col Battiato avanguardista più minimale, col Battiato erotico più spinto, col Battiato interprete più ridondante].

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1973: Areknames  (#41)

Pianeta Terra: le nuove metamorfosi, frontiere della mente. Ami, se mancherà (il testo di Areknames, cantato al contrario, o perlomeno la parte che qualcuno è riuscito a decifrare). Areknames è il riff più bombastico del Battiato '70, il brano che che lo conduce a un bivio: ora che ha domato quella belva che è il VCS3, ora che è in grado di tirarne fuori riff orecchiabili e maestosi, cosa deve fare: diventare la star del prog italiano, la variante locale dei Pink Floyd, o continuare a spiazzare il pubblico sperimentando altre cose? Battiato prenderà la seconda strada senza esitazioni, e Pollution rimane paradossalmente sia il suo disco '70 più accessibile, sia il più datato: Areknames è veramente un brano che doveva avere un effetto potente ai concerti del periodo, ma che oggi soffre molto più di altri l'obsolescenza degli strumenti elettronici. A meno di non far parte di quel tipo di ascoltatore che, scoprendo Pollution almeno 15 anni più tardi, non lo apprezzava proprio a causa di questa obsolescenza, che conferiva ad Areknames, ristampato con tanto fruscio su una musicassetta Ricordi, il fascino dei reperti archeologici (per molto tempo devo aver pensato che fosse il nome di un faraone, e che Battiato stesse cantando in geroglifico o in caldeo).


1977:   (#216)

 è il primo lato di un disco che secondo alcuni si chiama proprio , e secondo altri Battiato, ed è forse il suo disco più... stavo per scrivere difficile, ma è poi così difficile capire un pezzo come ? Un pianista (Antonio Ballista) suona un accordo a intervalli regolari: lo suona così forte che si può dire stia percuotendo il pianoforte (che è anche questo: uno strumento a percussione). Lo suona in modo così metodico e regolare che ben presto quello che diventa più interessante non è il suono della percussione primaria, ma quello del rilascio, ovvero la vibrazione che rimane sui martelletti nel momento in cui Ballista stacca la mano dai tasti. A volte (di rado) cambia il tempo, a volte (di rado) cambia l'accordo. Battiato nelle note di copertina si spiega così: "Apparentemente povero. Quasi completamente formato da un accordo. Volutamente percussivo (non viene mai usato il pedale di destra), divide e sottrae risonanze, con una tecnica di rilascio. Ha bisogno di un ascolto che definirei meta analitico, a favore di una non spazialità atemporale". Quest'ultima cosa rimane un po' ostica, ma  non è un'opera enigmatica. FB non vuole stupirci, non vuole scioccarci, né prendere in giro le nostre attese di ascoltatori. Vuole soltanto far battere dei martelletti e sentire il suono che fanno quando si rilasciano. , se vuol dire qualcosa, probabilmente vuol dire: fine e inizio. Per molto tempo Battiato è andato in giro con un ritaglio di una rivista nel portafogli, un'intervista a Stockhausen in cui il compositore avanguardista faceva il nome di Battiato come di un giovane da tener d'occhio. Poi finalmente lo ha incontrato e qualcosa non è girato per il verso giusto: il maestro d'elezione ha scoperto che l'allievo non sapeva leggere una partitura. Battiato, che fino a quel momento aveva testardamente perseguito una carriera da autodidatta, decide di studiare solfeggio, armonia e composizione perché (gli aveva detto Stockhausen) non avrebbe potuto continuare a fare del "pop" a quarant'anni. In effetti  è il primo vero brano in cui Battiato non suona nulla: ma se l'esecuzione è demandata a Ballista, evidentemente esiste una partitura, una delle prime scritte da Battiato. Il minimalismo di  va incontro a un certo gusto del tempo – FB ha ascoltato Einstein on the Beach di Wilson e Glass alla Biennale del 1976 – ma è anche una scelta obbligata per un compositore che sta ancora imparando a comporre. La sua prima opera è poco più di una riga ritmata su una pagina bianca. 


2002: Come un sigillo (con Alice, testo di Manlio Sgalambro, #169) 

E tu passavi appena le sottili dita sul prepuzio, poi sfioravi il glande e i sensi celebravano il loro splendore. Ok, questo Battiato senza Sgalambro non l'avrebbe fatto: descrivere una sega nel modo più delicato possibile. E allo stesso tempo Sgalambro non sarebbe mai riuscito a rendere credibile la cosa, se a cantarla non fosse stato Battiato con quel timbro nasale e rapito che depura ogni verso dalle sue morbosità – Battiato è l'anti-macho per eccellenza, solo lui poteva essere protagonista di quel famoso aneddoto in cui Loredana Berté in aeroplano gli mostra le tette e lui: "Loredana, ti dirò la verità, sono bellissime", Battiato è libero di celebrare l'erotismo perché ha vinto in sé la concupiscenza, o almeno è riuscito a darci questa impressione. 

L'erotismo letterario poi molto spesso calca la mano, si dà per scontato che il sesso sia un'impresa muscolare e che la scrittura debba trattenere questo sforzo o mimarlo, laddove a volte sono proprio certe esperienze acerbe, e brevi, e delicate, a restare impresse per tutta la vita. Come un sigillo è l'unico brano inedito di Fleurs 3 e serve come trait d'union tra due brani che non si potrebbero immaginare più diversi: Sigillata con un bacio, da cui si riprende il tema del sigillo che però qui Sgalambro ricollega al Cantico dei Cantici di Re Salomone ("mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio") e Beim Schlafengehen, un Lied di Richard Strauss con testo di Herman Hesse. Il che ci autorizza una volta di più a usare per quest'area della produzione di Battiato col termine midcult: è lo stesso Battiato a porsi a metà tra una canzone per teenager su un amorazzo estivo e un Lied di Strauss. La cosa più interessante del brano è l'impasto delle voci di FB e Alice, che qui si dimostrano realmente complementari: a una voce maschile alta risponde una voce femminile bassa (in certi punti veramente Alice è il basso e Battiato il falsetto). Cantano perlopiù all'unisono, creando davanti all'ascoltatore l'illusione dell'ermafrodito platonico che rimpiange l'era in cui Zeus ancora non l'aveva spezzato. 

2008: Era d'estate (Endrigo-Bardotti, #88) 


Quando si arriva al terzo volume dei Fleurs (Fleurs 2) ci si trova sempre più di frequente a scacciare la sensazione che FB stia raschiando il barile dei ricordi: per carità, succede a tutti, e si continua comunque a pescare frammenti intriganti – in questo caso ecco un singolo del 1963 di Sergio Endrigo, musicalmente imbastito su un giro di do e liricamente centrato indovinate un po' su che dramma amoroso? Esatto, l'amore estivo che in autunno ahinoi finisce, non resta che scriverci una canzone, anche se forse qualcuno potrebbe averla già scritta, no? Vabbe' nel dubbio scriviamola anche noi, si saranno detti Endrigo e Bardotti. Battiato (che al tema dell'amore caduco e transumante è evidentemente legato) nel primo Fleurs aveva rispolverato Aria di neve e Te lo leggo negli occhi con esiti miracolosi: non c'è un vero motivo per cui lo stesso trattamento non renda la sua terza cover di Endrigo altrettanto memorabile. Il difetto sta nel materiale di partenza: Era l'estate è una canzone meno interessante, tutto qui. 

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