7 gennaio: beato Ambroise Fernández (1551-1621), marinaio in Portogallo e martire in Giappone.
Quante volte sarà capitato ai marinai, nel mezzo di qualche formidabile tempesta che svela l'enormità della natura e l'assurdità delle nostre pretese di domarla; quante volte sarà capitato di offrire a Dio in cambio della salvezza concessioni improbabili, del tipo: se mi salvo stavolta mi faccio frate? La maggior parte di questi voti, dobbiamo presumere, venivano rinnegati appena la nave giungeva sana e salva al porto e i marinai si ricordavano dell'esistenza di altre entità a cui fare altre promesse non necessariamente più semplici da mantenere. Ambroise Fernández però arriva a Nagasaki, che a fine Cinquecento era la "Roma del Giappone", la città più cristiana di tutto l'Oriente: forse anche per questo motivo riesce a onorare il suo voto e a entrare nella Compagnia di Gesù; vi avrebbe militato per più di mezzo secolo prima di venire imprigionato durante le persecuzioni che sradicarono completamente il cristianesimo dal Giappone, e morire dopo quattro anni di prigionia.
Il
Kirishitan (o cristianesimo giapponese) è uno degli esempi più eclatanti che ci propone la Storia, di quanto essa stessa sia modificabile e cancellabile: per quanto abbia coinvolto centinaia di migliaia di persone, due secoli dopo lo sbarco di
Francesco Saverio il cristianesimo in Giappone sembrava completamente scomparso, e per lo più lo era. Forse le tracce meno labili di un periodo in cui il Giappone aveva avuto scambi commerciali e culturali con le nazioni cattoliche resistono nella cucina: "tempura" deriva da
têmpero, che in portoghese significa "quaresima": il periodo in cui i marinai portoghesi si rassegnavano a mangiare pesciolini e gamberi purché impanati e fritti. Di origine portoghese è anche la kasutera o castella, il dolce nipponico più simile al pan di Spagna.
Il motivo per cui a un certo punto i giapponesi si tennero dolci e fritture e chiusero con Cristo, al di là dei
singoli episodi, è legato alla diffidenza del potere centrale per una religione che poteva fungere da veicolo culturale dell'imperialismo spagnolo. Per quanto i gesuiti, soprattutto, perseguissero l'idea di un cristianesimo svincolato dai poteri coloniali e compatibile col feudalesimo giapponese, la diffidenza col tempo avrebbe vinto. Il cristianesimo del resto si stava propagando proprio nello stesso periodo in cui prendeva forma lo shogunato, il regime centralizzato che da Edo/Tokyo avrebbe governato fino all'Ottocento.
7 gennaio: Beato Matteo Guimerà, vescovo sfortunato di Agrigento (1377-1450)
Nessuno è profeta in patria, che nel caso di Matteo Guimerà fu la città di Agrigento. Nato nell'ultimo quarto del Trecento, Matteo appartiene a quella generazione di francescani che pur facendo parte ormai di un ordine fortemente strutturato (Matteo studiò a Barcellona e si perfezionò a Padova), anelava a un impossibile ritorno alle origini, al recupero della figura
ormai leggendaria del
fondatore e al suo pauperismo integrale. Questo movimento, noto come Osservanza, trovava in
Bernardino da Siena il suo leader carismatico: vi militarono altri francescani intransigenti come
Giovanni da Capestrano e
Giacomo della Marca, che avrebbero avuto una grande carriera all'estero, come predicatori, inquisitori e persino condottieri. A Matteo invece il destino preparava una sorte un po' più amara: o fu il papa (Eugenio IV), che ebbe l'idea di nominarlo vescovo della sua città natale. Il risultato fu che i girgentini, in particolare i membri del clero locale, che magari avrebbero apprezzato parole di vita eterna portate da un predicatore venuto da lontano, non furono altrettanto impressionati da un religioso che alle parole univa i fatti, dilapidando i beni della curia in opere di carità. E siccome una denuncia per malversazione non sarebbe andata molto lontano (Matteo dilapidava per gli altri, non per sé), non restava che accusarlo di avere un'amante. Il gossip funzionò meglio delle azioni legali: prosciolto da tutte le accuse, Matteo comunque preferì rinunciare alla carica. Sarebbe morto qualche anno dopo a Palermo, lontano dalle malelingue e in odore di santità.