Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi. Noi no. Donate all'UNRWA.

sabato 3 ottobre 2026

Francesca Albanese e i suoi piccoli inquisitori

– Per quanto mi sia capitato di parlare molto più spesso di Gaza, dal 7/10/2023 in poi, vorrei lasciare per iscritto che non ho mai pensato che parlarne avrebbe potuto aiutare i gazawi. Li ritenevo condannati tre anni fa, avrei preferito sbagliarmi, non è successo. Se continuo a parlarne, quello che realmente voglio salvare è qualcosa di meno importante, ma forse ancora alla mia portata. La mia anima? Il mio buon nome? Qualcuno dovrebbe ricordarsi che comunque io non ero d'accordo, non partecipavo, non collaboravo, non guardavo da un'altra parte? Se devo essere sincero non credo davvero in queste cose: non cerco il perdono e non riconosco autorità a cui domandarlo. Forse semplicemente difendo un principio: le rappresaglie sui civili non sono giuste. Massacrare un popolo non è giusto. Non lo diventa nemmeno se gli assassini hanno amici importanti, una Storia tragica e complessa, dei crediti nei nostri confronti. Quel che sta succedendo è ingiusto, è disumano, ma non è passato inosservato; forse, continuando a dirlo, a farlo presente, potremo aiutare i nostri prossimi a costruire un mondo in cui queste cose saranno inammissibili – il mondo in cui speravamo di vivere noi, fino a qualche anno fa. 

– C'è un altro motivo, assai meno nobile. Se continuiamo a parlarne è anche perché qualcuno insiste che non se ne dovrebbe parlare; che non sta succedendo; e se davvero succede, forse è giusto così: anzi necessario, meritorio. Ad attirare la nostra attenzione sulla tragedia palestinese non è nemmeno la sua oggettiva eccezionalità, quanto gli sforzi ciclopici, patetici, esercitati da israeliani e sionisti per farci distogliere lo sguardo. La questione israelo-palestinese è il più grande esempio di Effetto Streisland che un sociologo può sperare di osservare oggi: basta aprire qualsiasi finestra informativa sul mondo e aspettare qualche minuto, perché arrivi qualcuno determinato a spiegarti che i palestinesi meritano di morire, e comunque non stanno nemmeno morendo così tanto, e in ogni caso i palestinesi in quanto palestinesi non esistono, sono un'invenzione. Questo trentennale confrontarsi con la cattiva coscienza dei sionisti, non posso negarlo, ha qualcosa di rassicurante e di consolatorio. È rassicurante, perché in qualsiasi momento dell'anno o del secolo, tu troverai i sionisti dire sempre le stesse cose, indifferentemente dalla crisi in corso e dall'andamento dei combattimenti: noi eravamo lì tremila anni fa, Israele è minacciato nella sua stessa esistenza, è difeso dall'esercito più morale del mondo, i palestinesi sono come i nazisti, non amano i loro bambini quanto odiano i nostri, eccetera eccetera (anche all'inferno, udire gli stessi lamenti e le stesse bestemmie tutti i giorni deve produrre un senso di confortevole familiarità). È consolatorio, perché basta ascoltare un sionista per cinque minuti, basta leggerlo per tre righe, per registrare così tanta malafede che è impossibile poi non sentirsi una persona migliore, perlomeno non altrettanto pessima – a volte mi accorgo di andarmeli a cercare perché ne ho bisogno, sarà la dopamina o qualche altra molecola. Ho sempre avuto la sensazione che questo sia molto sbagliato, come esagerare col caffè o gli alcolici. Ho provato a regolarmi. A volte ci riesco. Ogni tanto ci ricasco, ma sia chiaro: non mi sento un combattente sul fronte delle idee, mentre lo faccio. È un vizio, so benissimo che confrontarmi con un Pigi Battista non fa di me una persona migliore. So bene che la situazione è troppo tragica per distrarmi o addirittura divertirmi con un Pigi Battista. E tuttavia Pigi Battista esiste, è lì che mi sculetta davanti con le sue frasi fatte e la sua cattiva coscienza, dovrei essere un santo per non farci caso. Non lo sono. 

– I sionisti italiani, dal canto loro, non stanno passando un buon periodo. I risultati pure innegabili di Netanyahu non li entusiasmano, ormai hanno capito che ogni metro quadro di Striscia o di Libano spianato e conquistato si paga in termini di credibilità: Netanyahu a questo punto ne fa tranquillamente a meno, loro no. Tra un po' in Israele si vota, e i casi sono due: o rivince Netanyahu, e toccherà affondare con lui; oppure perde, una splendida occasione per liquidarlo dopo tutto il lavoro sporco che si è accollato: dopodiché però bisognerà vedere il bluff, e si scoprirà che l'unico modo di succedere a Netanyahu è proseguirne il lavoro (i genocidi hanno questo grande problema, che una volta cominciati non c'è tutto questo margine per sospenderli e chiedere scusa: l'unica è andare avanti, finché qualcun altro ci ferma, o noi stessi ci autodistruggiamo). Il disegno di legge sull'antisemitismo è impantanato alla Camera, a nulla sembra servire aver scomodato la Segre, aver minacciato per l'ennesima volta le dimissioni di Fiano da un partito che non lo candiderebbe più comunque; è come se alla gente quel ddl non interessasse, hanno altre preoccupazioni, il carovita, il riscaldamento globale. Però i soldi per andare al cinema a vedere Naza li trovano, maledetti (sì, un documentario sui crimini di guerra è primo ai botteghini). Insomma sono giorni aridi di soddisfazioni, per il sionista italiano. Quel che gli servirebbe è almeno una piccola vittoria parziale, un contentino, qualcosa che giustifichi ai posteri la sua indecente postura. Si è difeso per anni con il mantra "due popoli due Stati", e ora si accorge che in Israele non ci crede più nessuno. Ha negato per anni i "numeri di Hamas", finché gli stessi numeri non li ha confermati l'Esercito più Morale del Mondo. Ha ammesso che il massacro era orribile, purché non lo si chiamasse "genocidio", una parola che ha contribuito più di ogni altro a diffondere, perché nessuno come lui se l'è fatta trovare in bocca: non chiamatelo genocidio, non pensate che sia un genocidio, non pensate al genocidio... E ha irriso per anni Francesca Albanese, liquidandola come un'opinionista da talk; ma tre anni dopo Francesca Albanese è ancora lì, relatrice ONU sui Territori Occupati. Non ha più un conto in banca, in tv non c'è quasi mai, su internet continuano a raccontare aneddoti ormai leggendari in cui umilia con un sorriso il sindaco di Reggio nell'Emilia, eppure la sua reputazione resiste, si consolida, è ben strana questa cosa. È come se la gente apprezzasse il coraggio di chi si oppone ai potenti: ai sionisti questa ipotesi deve risultare parecchio seccante, con la fatica che hanno fatto a corteggiare gli stessi potenti. In questi giorni ancora estivi, in cui la gente sta ancora fuori il fine settimana, l'Albanese si ritrova più spesso in giro per le città, e di solito incontra soltanto gente che stima il suo lavoro e ammira la sua integrità. Quelli che restano in casa a criticarla potrebbero magari leggere i suoi report per cercare gli errori fattuali, ma ecco, la cosa più interessante è che nemmeno li aprono: hanno completamente rinunciato a dibattere con l'Albanese nel merito del suo lavoro. Probabilmente temono di scoprire cose che non saprebbero confutare, neanche presso il parzialissimo tribunale della loro coscienza. È l'approccio tipico: ignorare il messaggio, svalutare il messaggero. Non resta che frugare su youtube finché non si trova qualche intervista in qualche lingua straniera in cui al minuto 18 l'Albanese abbia detto qualcosa di controverso, magari abbia commesso un errore di qualche tipo: e indovinate, questi errori esistono, Francesca Albanese è umana. Ciò non le sarà perdonato.


– Il 25 settembre del corrente anno, Guido Vitiello scopre che sul canale youtube di un'agenzia argentina c'è un'intervista in cui (dopo 18 minuti e 34 secondi), Francesca Albanese fornisce una definizione di antisemitismo storicamente non accurata. Dopo aver ribadito che "l'antisemitismo esiste, è una piaga", l'Albanese lo definisce non soltanto come "discriminazione nei confronti degli ebrei", ma di tutti i "ceppi semitici". Sostiene altresì che al momento in cui fu coniata, la parola "antisemitismo" [ma probabilmente voleva dire "semitico"] si riferiva "a chiunque non fosse europeo e venisse dal Medio Oriente": secondo nazisti e fascisti "gli ebrei erano semitici". L'"Antisemitismo" si sarebbe sovrapposto al concetto di "antigiudaismo" semplicemente perché gli ebrei erano la comunità semitica più numerosa in Europa. Concede dunque che oggi antisemitismo significhi "odio per gli ebrei", anche se avrebbe un significato più ampio. Ricorda che, secondo svariate testimonianze, nei campi di sterminio gli ebrei destinati alle camere a gas venivano soprannominati "musulmani", il che le sembra una dimostrazione della sostanziale coincidenza tra odio per gli ebrei e odio per i popoli semitici in generale. Gran parte di queste discutibili affermazioni – spoiler – l'Albanese le ritratterà abbastanza presto, scusandosene pubblicamente, ma restiamo un attimo al 25 settembre: quando grazie a un attento lavoro di setaccio, finalmente Vitiello viene in possesso di quella che ritiene subito essere una vera e propria pistola fumante: l'Albanese non conosce bene la storia del termine antisemitismo, ergo è antisemita. Se l'ergo può parervi affrettato (al netto di svariate imprecisioni, l'Albanese sta comunque dicendo che l'antisemitismo esiste, e che oggi significa "odio per gli ebrei") tenete conto della situazione psicologica di Vitiello, che da mesi, lo ammette lui stesso, ci va mettendo in guardia contro "la Madonna pellegrina", la "papessa" di questa nuova religione che sarebbe il "palestinismo".
 
[Rumore di dita che scrocchiano].

Che ci vada mettendo in guardia, non c'è dubbio: ma che abbia mai convinto qualcuno, ecco, almeno fino al 25 settembre sembrava di no; gli indizi fin qui raccolti in mesi di ricerche non dovevano sembrare sufficienti neppure a lui – o non avrebbe continuato a cercarne fino in Argentina. Qualche giorno prima da Twitter rimpiangeva che anche dopo la concessione di un'intervista a un network russo (altra prova schiacciante di cospirazione contro l'occidente), nessuno volesse vedere "il vero volto" dell'Albanese, ora, questa espressione "vero volto" è abbastanza interessante. I cacciatori di antisemiti in servizio permanente sono infatti persuasi di questa cosa, che chi è antisemita abbia un volto segreto e faccia di tutto per nasconderlo. Dev'essere qualcosa di deforme: orecchie a punta, denti aguzzi? Si fingono umani, intonano suadenti discorsi di pace e giustizia dietro ai quali solo un attento inquisitore può decifrare l'antisemitismo nascosto. A nulla vale obiettare che l'antisemitismo è in linea di massima un'ideologia, non un complotto; che chi lo professa davvero non ha nessuna difficoltà a definirsi tale e a fare discorsi orgogliosamente antisemiti, eh ma quello era l'antisemitismo novecentesco, che a un certo punto è stato sconfitto. A riportarlo in auge non sarebbero i movimenti di estrema destra che pure risultano quasi sempre implicati ogni volta che viene realmente malmenato un ebreo o imbrattato un cimitero ebraico, bensì questi personaggi apparentemente innocui che parlano di pace e giustizia – in sostanza, i marrani dell'antisemitismo. In attesa di una legge che li costringa a confessare, con le buone o con le cattive, non resta a Vitiello che procedere per via indiziaria, vincendo immagino una certa ripugnanza – o forse no, forse il garantismo non si applica ad argomenti così gravi (continua...)

Altri pezzi