Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

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martedì 16 settembre 2008

Grazie

...lo dedico a questo straordinario pubblico

Un blog si può seguire perché setaccia le notizie che t'interessano, perché trova cose che non sapevi; oppure perché dice esattamente le cose che già sai e proprio nel modo in cui ti piace sentirle. Un blog si può seguire perché è insopportabile. Perché scrive cose davvero fuori del mondo. Per migliaia di motivi, all'inizio. Ma dopo qualche mese – qualche anno – c'è solo un motivo per cui si segue ancora un blog. Non è tanto una questione di affinità. È proprio una questione di affetto.
Quanti amici hai, che leggeresti tutti i giorni?

Quando ho sentito che organizzavano la Blogfest, onestamente non ho mai pensato che avrei potuto assistere a conversazioni interessanti. Quelle potevo leggermele da casa - ma a una blogfest non ci si va per le conversazioni; ci si va perché si ha voglia di vedere le persone. Anche se incontrarsi tra reciproci lettori quotidiani è notoriamente frustrante. Si rimane sospesi in mezzo a cento discorsi che ci siamo fatti da casa, e nessuno si ricorda più bene; di solito non sappiamo bene cosa dirci, però in fondo a tanti puntini di sospensione si sente che l'affetto c'è. A volte ce n'è in quantità imbarazzante.

A Riva l'unica conversazione ufficiale a cui sono riuscito ad assistere è stata quella su blog e informazione – una discreta palla, a detta di molti. Ho sentito le lamentazioni di Facci sulla qualità dell'odierno giornalismo on line, e le condivido, perché no. Io del resto dopo dieci anni ho rinunciato a usare repubblica.it come homepage, non ce la faccio davvero più. Non è una questione di snobismo, è che quella colonna morbosa si sta davvero prendendo tutto. Su trenta scemenze messe in fila, prima o poi una la clicco anch'io, e poi me ne vergogno. Coi blog che leggo di solito non mi capita. Non perdono tempo a solleticare i miei più bassi istinti, loro, non hanno nessuna ragione di farlo. Se vado su Repubblica dopo mezzo minuto mi ritrovo a sfogliare brutte foto di tizie che nemmeno m'interessano – almeno i wallpaper di Macchianera non erano sgranati. Per cui ok, posso convenire che il giornalismo on line italiano faccia schifo, oggi più di ieri. Ma c'entrano i blog? È in qualche modo colpa nostra? Di fronte a un modello di giornalismo che si abbassa ai livelli dei vecchi portali, tutto "clicca", "guarda", "scarica", è così strano preferire un ambiente più confortevole, dove la gente ti parla soltanto delle storie che le interessano, e che crede possano interessare anche te? Prima o poi i quotidiani on line diventeranno web tv, forse è destino. Nel frattempo c'è qualcosa di male se qualcuno prova a difendere uno spazio di conversazione, di dialogo, e riesce persino a farsi volere bene? Eh, sì, ma bisogna farlo gratis. Sennò non funziona.

Quando vi ho chiesto di votare per me, mi sentivo abbastanza patetico. Alla mia età una persona non dovrebbe avere bisogno di chiedere manifestazioni di affetto in questo modo. Però vincere un premio in questo modo – all'ultimo momento, quando ne avevo già persi tre, e i professionisti avevano fatto man bassa – è stato bello. Io l'ho sentita come la rivincita del blog fatto in casa, quello che avete deciso di votare perché istintivamente vi è simpatico. Anche se a volte è insopportabile, o scrive cose fuori dal mondo, ma ugualmente vi capita di passarci spesso. Perché vi ci siete affezionati. È il blog che non cerca di vendervi nulla, che non è sponsorizzato da nessuno, e non porta a casa niente se non una targa bruttina e tanto affetto. Veramente tanto affetto, che dopo un po' m'imbarazza, e non so cosa dire. Grazie, è il minimo. E dovevo proprio scriverlo. Invece da domani cercherò di scrivere qualche altra cosa di originale e interessante. Però grazie, ancora, davvero.

(Per una cronaca di tutta la Blogfest, vi rimando a Ludik)

domenica 14 settembre 2008



“La persona che ha una così detta «depressione psicotica» e cerca di uccidersi non lo fa aperte le virgolette «per sfiducia» o per qualche altra convinzione astratta che il dare e avere nella vita non sono in pari. E sicuramente non lo fa perché improvvisamente la morte comincia a sembrarle attraente. La persona in cui l’invisibile agonia della Cosa raggiunge un livello insopportabile si ucciderà proprio come una persona intrappolata si butterà da un palazzo in fiamme. Non vi sbagliate sulle persone che si buttano dalle finestre in fiamme”

David Foster Wallace, Infinite Jest (ma l'ho ritrovato su Malvino).

venerdì 12 settembre 2008

Solo due precisazioni


1. Sì, la prima finta homepage di Repubblica con la fine del mondo l'ho messa on line io, il primo agosto.
2. Però la versione comparsa su Diario dei naviganti è più bella e divertente.

mercoledì 10 settembre 2008

ump ta ta, ump ta ta

La strage alla sagra d'Autunno
("La voce di Rimini", estate 2000)

Brigadiere, Fischio non era un tipo cattivo. Lo lasci dire a me che lo conoscevo.
Faceva il deejay, sì, ma che vuol dire? È un mestiere come un altro, peggio di tanti altri, coi tempi che corrono. La fiera d’Autunno del 2015 finiva quella sera; cominciava a far fresco. Tra un po’ la gente avrebbe cominciato a passare le serate nei locali al chiuso, ma quell’anno Fischio non aveva nessun contratto con nessun locale. Insomma era l’ultima volta che metteva su i suoi dischi, e a nessuno gliene fregava niente. Nello Stand Giovani della fiera ci saranno state una ventina di persone si e no.
32, dice lei?
Ah, lo dice il comunicato ufficiale.

Non so, forse qualcuno da fuori ha sentito il casino e ha cercato di intervenire. Cosa crede, non si sono mica tutti arresi senza combattere… io? io quando ho visto che perdevo sangue dalla testa mi sono gettato a terra, ho fatto il morto. Lei cos’avrebbe fatto? Erano cinque a uno, Brigadiere.

No, Brigadiere, no, mi stia a sentire, non ci fu nessuna provocazione. O meglio. Io penso che sia stato un errore mettere lo Stand Giovani così vicino allo Spazio Ricreativo Terza Età. Quelli hanno un sacco di soldi e fanno il pienone tutte le sere – ma soprattutto hanno un sound system, mi permetta, della madonna. Fischio doveva portare le casse sue da casa, e poteva anche averci della roba buona, ma senz’altro era il liscio romagnolo a sovrastare la techno, non il contrario. Quel maledetto tre quarti tutto il tempo, ump ta ta, ump ta ta… faceva uscire di testa. Già si era in pochi, e sempre gli stessi, come si faceva a farsi venire voglia di ballare? Venivamo solo per fare piacere a Fischio.

Brigadiere, non mi guardi così, lei mi crede fatto o chissà che, ma è solo stanchezza. Io dopo i funerali ieri sono andato al lavoro, cosa crede?
Sì il turno di notte. In casa di riposo, naturalmente. È un interinale. La settimana scorsa facevo la vendemmia, e la sera si e no mi tenevo in piedi, secondo lei mi ci sarei buttato di mia volontà in un casino così? Senta, ho 28 anni, due lauree brevi e un diploma di specializzazione. L’altro giorno ho fatto il calcolo e ho scoperto che andrò in pensione a centovent’anni. Non è male, guardi, conosco sì, , certo, se la speranza attuale di vita è 135… Ma lei, mi permetta, brigadiere, quanti ne ha? Ottantasei? E ci va l’anno prossimo? Ah, però.

Io me la vedo male, Brigadiere, sa? A casa mi devo nascondere. Mio padre non mi vuol vedere, mio nonno mi disprezza, e la bisnonna mi chiama a voce alta dalle scale: fannullone, parassita, mammone. E cosa ci posso fare? Tra due anni ci sarà il concorso, e con un po’ di fortuna finirò in graduatoria, diciamo tra i primi duecento: altri dieci anni e mi sistemo. Un bilocale con la mia ragazza… chi lo sa, magari un figlio… Ma nel frattempo debbo vivere coi miei, non c’è rimedio…

…mi chiede questo cosa c’entra… beh, Fischio era nella mia stessa situazione… o peggio. Vivere coi genitori (e i nonni) per un deejay è una vera umiliazione… tutto il giorno, sentirti interrompere da una voce che ti dice tesoro, per favore abbassa il volume, stiamo cercando di vedere la milleseicentesima puntata di cuorinfranti o chennesò… esasperante… e so per certo che la settimana scorsa la ragazza lo aveva mollato: è andata a vivere con un sessantenne del ramo import-export, un tipo sportivo… uno col porsche coupé, ha presente… Fischio, per dire, era uno che si faceva prestare l’apecar del nonno, che a trasportare l’impianto gli servivano due giri…

No, apparentemente non l’aveva presa male, però chi lo sa, magari dentro ci moriva. Sono cose difficili da sopportare, alla nostra età… Per di più dal giorno dopo sarebbe stato ufficialmente disoccupato. Brigadiere! per un disoccupato alla nostra età non c’è speranza, non c’è sussidio! Sì, sì d’accordo, se al posto della patente da tecnico del suono avesse preso, per dire, quella da conducente di carrozzine, il lavoro non gli sarebbe mancato: ma i giovani devono seguire i propri interessi, non è quello che si dice sempre a scuola?

E poi i giovani devono divertirsi finché hanno il tempo. Si sente dire anche questa. E io faccio il possibile per divertirmi, per esempio l’altra sera mi sono sforzato di uscire per andare a sentire il mio amico Fischio deejay. Anche se lo sapevo già che lo Stand era un mortorio, mi perdoni la battuta orribile. Le solite facce arrabbiate – no, neanche arrabbiate: stanche. Tante smorfie non erano che sbadigli repressi.
E a pochi metri da noi, quei vecchi – pardon – quegli anziani scatenati, in centinaia a strusciarsi senza ritegno con le loro polche e le loro mazurche, tutto il tempo, ump ta ta, ump ta ta… tra cent’anni vivranno ancora e ascolteranno ancora la stessa musica, mi diceva sempre Fischio. Non si schiodano. Certo, per quel che devono fare domattina, diceva ancora… svegliarsi a mezzogiorno e andare a tirare la pensione…

Brigadiere, era l’ultimo pezzo della serata. Era l’ultima serata della fiera. Era la Fiera d’Autunno. Può anche darsi che Fischio abbia alzato un po’ il volume, può anche darsi che lo abbia tirato un po’ in lungo, e allora? Ricordo che ho dato un’occhiata al mio orologio ed era un quarto dopo mezzanotte. Ma lo sa che neanche dieci anni fa nello Stand Giovani si ballava fino alle tre? Me lo racconta sempre mio fratello più grande… ma è vero che a quel tempo eravamo più forti, più organizzati…

Insomma quand’è arrivato quel tappetto, come si chiama, Prosperi Alcide, non ci volevamo credere. Senza dire beo questo tizio, avrà avuto un’ottantina d’anni, si mette davanti alla consolle di Fischio e gli stacca la spina. Silenzio, di colpo – silenzio per modo di dire, perché in realtà si sentiva un Ump ta ta ump ta ta incessante. E poi la voce stridula dell’Alcide si mette a rovesciare insulti su Fischio, sul tono di: drogato di merda, hai visto che ora è? va a lavorare, non ti vergogni, sei la disgrazia di tua madre e tua nonna.

Brigadiere è vero, a quel punto Fischio l’ha toccato.
Può persino darsi che lo abbia spintonato un po’. Ma è stato il gesto di un attimo, e poi il Prosperi lo abbiamo aiutato in tre a rimettersi in piedi, e ci siamo assicurati che stesse bene prima di lasciarlo andar via.

Ecco, brigadiere, il fatto – la provocazione, come dice lei – è tutta qui. Chi se lo immaginava che il Prosperi se ne sarebbe tornato di lì a cinque minuti, con un po’ di amici suoi, un’ottantina? Tutti armati di stampelle e cagnole? Dai settantenni ai centenari c’erano tutti i signori dello Spazio Ricreativo Terza Età, e secondo me si erano messi d’accordo prima. Io ho visto anche volare delle bocce, brigadiere, in particolare ne ho vista una che aveva preso la mia testa per il boccino. Venivano da tutte le parti, eravamo circondati. L’ultima cosa che ho visto è stata Fischio cadere sotto i colpi mentre cercava di difendere le casse, che erano proprio sue, se le portava da casa. Poi ho chiuso gli occhi e non ho più voluto veder niente. Ma non potevo fare a meno di sentire quel maledetto Ump ta ta, Ump ta ta, che scandisce i tre quarti in eterno.


(Ogni volta che a settembre provo ancora a uscire, e andare a un concerto, mi sembra che la balera diventi sempre più grande, e ripenso a questo raccontino. Ha già otto anni).

lunedì 8 settembre 2008

Cinque cinquine


Vi ricordate quando vi chiesi di votare per quei famosi premi di Riva del Garda? Beh, lo avete fatto. Anche troppo.

Questo blog ha ottenuto la nomination come:
* Miglior blog 2008 (concorrenti: Grillo, Dave, Gilioli e Zoro. Poche speranze).
* Blogger dell'anno 2008 (non è tanto chiara la differenza col premio precedente, comunque se la giocano sempre Dave, Zoro, Mantellini e PaulTheWineGuy).
* Miglior blog di opinione (Sempre Zoro! poi Grillo, Wittgenstein e Voglioscendere, che detto così sembra niente, ma è il blog di Travaglio, Gomez e Corrias).
* Miglior blog giornalistico (stranamente non c'è Zoro, però c'è Gilioli, Wittgenstein, Voglioscendere e, udite udite, Camillo).
* Poi c'è il Miglior post dell'anno, dove avrei dovuto organizzarmi meglio. Il post che ha ottenuto la nomination è Midsummer's nightmare, avete presente, quello con Napolitano che entra in una banca, ecc.. Secondo me quest'anno ho scritto molto di meglio, comunque per una volta i concorrenti mi sembrano abbastanza abbordabili.

Cosa dire.
Prima di tutto, grazie: anche solo la mia presenza in cinque cinquine è un riconoscimento importante, che mi riempie di orgoglio.
Detto questo, le probabilità di vincere anche solo un premio su cinque mi sembrano scarse: ed è triste venire nominati cinque volte per non beccare niente, non trovate?
Così vi chiedo di portare pazienza e di votare per me di nuovo: la scheda è qui ed è molto, molto più facile della prima volta.

Potessi scegliere, mi prenderei il premio Telecom Italia come miglior blog di opinione, anche se gli altri quattro sono senz'altro più bravi di me: però sarebbe bellissimo salire sul palco e dire: "Wow, ho vinto un premio Telecom! Come Scipione a Cannes! A proposito, mia suocera sta aspettando da 16 mesi che le attacchino il telefono, mi appello a Luca Luciani, non potrebbe mandarmi qualcuno dei suoi valorosi pretoriani?"

(Poi, se avete pazienza, ricomincerò anche a scrivere cose divertenti e interessanti. A settembre è sempre un po' più difficile, scusate).

giovedì 4 settembre 2008

One people one vote

E poi un bel giorno, all'improvviso, Veltroni batte un colpo.

Non è chiaro perché proprio adesso. È comunque tardi, ma sarebbe stato tardi anche tre anni fa. Il voto agli immigrati. Ha ragione anche Di Pietro a dire che per ora è un annuncio a vuoto. Uno slogan. Ma almeno è uno slogan. È chiaro. E riporta alla luce una verità sacrosanta. Se sono regolari, lavorano. E se lavorano, perché non possono votare?

La senti, la forza della verità che mette all’angolo gli avversari? Non c’è una sola risposta che essi possano dare a una domanda del genere. Non una che non riveli grettezza, egoismo, paura. Qui non c’è destra o sinistra, ci sono semplicemente due modi diversi di considerarsi italiani. Chi sono gli italiani? Quelli che hanno ereditato un cognome dal papà, e col cognome i diritti, i privilegi, i posti fissi e al limite i treni gratis per la partita? Oppure italiano potrebbe essere chiunque viva qui, chiunque tra Ventimiglia e Trieste si dia in qualche modo da fare per tenere in piedi questa penisola traballante. Che è più o meno quello che c’è scritto nella carta costituzionale, art. 1. Ma quella è carta, si può usare in tanti modi, ormai lo abbiamo capito. Si tratta di scegliere: che italiani vogliamo essere? Bianchi, vecchi, micragnosi attaccati ai nostri minuscoli privilegi, o un po’ più scuri e un po’ più giovani, e un po’ più aperti a un mondo che comunque ha fretta e non chiede il permesso? Ci ha messo un bel po’, Veltroni, ma ha scelto. È la prima buona notizia.

Per molti anni la Sinistra è stata accusata di favorire l'immigrazione perché voleva sostituire la classe immigrata alla vecchia classe operaia. Magari una vera sinistra avrebbe operato così, ma certo non la nostra, timida e arroccata nella difesa di privilegi di corporazione. La battaglia per il voto agli immigrati è sempre stata relegata a questione secondaria, così secondaria che a un certo punto se ne impossessò persino l'inutile Gianfranco Fini. In mala fede si dipingeva come un complotto terzomondista quello che era il primo effetto della tanto osannata (a quei tempi) globalizzazione: è stato il libero mercato del lavoro a cambiare il colore della pelle agli operai e ai braccianti, così come è stato il mito borghese dell’ascesa sociale a portare i figli bianchi degli operai sui banchi dell’università. È andata così e non c’è nulla da recriminare. Ora si tratta di ricordare che non ci sarà vera democrazia, in Italia, finché i nuovi braccianti e i nuovi operai non avranno gli stessi diritti degli altri. Questa è la vera campagna sui diritti civili.

E quando avranno il voto, magari voteranno Lega. E allora? Io me lo sogno, il giorno in cui la Lega comincerà a fare i conti con una base di elettori dalla pelle scura o dal cognome strano. Sarà il giorno in cui smetterà di essere un partito di cialtroni, in mano di pagliacci trucidi alla Borghezio. Il giorno in cui in Parlamento nessuno oserà più parlare di “reato di immigrazione clandestina” o di “reato di associazione in famiglia Rom”. Quel giorno potrei farmi leghista anch’io – perché no? Il partito che oggi candida Obama, era il partito dei segregazionisti del Sud, neanche un secolo fa. Tempo al tempo.

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