Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

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martedì 10 maggio 2011

Abbasso La Russa brutto

Il brutto o il cattivo

“Ma hai sentito di La Russa?”
“No, che ha detto?”
“Che le donne di sinistra sono brutte”.
“Proprio lui?”
“Ecco, appunto, direi che sarebbe ora di controbattere”.
“Ma infatti. La Russa, ma guardati”.
“La Russa, fai schifo all'estetica comune”.
“La Russa, sei un cesso... però, aspetta... mi viene un dubbio...”
“Uff, sempre con questi dubbi”.
“...non è che in questo modo ci abbassiamo al suo livello? Un livello, tra l'altro, in cui non potrà che stracciarci con la sua maggiore esperienza?”
“Mah”.
“Non sarebbe la prima volta che la butta in caciara e vince”.
“Vabbe', ma a dei personaggi del genere cosa vuoi controbattere... vuoi trattarli seriamente? In fondo è soltanto un pagliaccio”.
“Ci sarebbe la storia di quei sessantuno morti di sete, avrai sentito”
“Vagamente”.
“Ieri il Guardian ha accusato le forze Nato di aver lasciato morire sessanta persone di sete in mezzo al mediterraneo, una storia agghiacciante”.
“Ma cosa c'entra La Russa, scusa”.
“Come cosa c'entra, è il ministro della Difesa”.
“È facile dimenticarsene”.
“Insomma questi il 25 marzo si ritrovano in avaria e chiamano un prete eritreo che vive a Roma. Il prete contatta subito la Guardia Costiera, che correggimi se sbaglio fa parte della Marina Militare, che è competenza di La Russa”.
“E la Guardia Costiera ha fatto finta di niente?”
“Anzi: hanno detto al prete che se n'erano già accorti e avevano allertato le autorità competenti, probabilmente i maltesi. I maltesi però negano”.
“Ma erano acque maltesi?”
“Non è chiaro, comunque poco tempo dopo si fa vivo un elicottero militare che lancia acqua potabile e cibo. E nessuno ammette di averlo mandato: né Malta, né Italia, né Nato, nessuno”.
“E poi?”
“E poi basta. Non si fa più vivo nessuno. Per sedici giorni. L'Italia sa che sono lì. Malta sa che sono lì”.
“Il pagliaccio sa che sono lì”.
“Mentre si trucca per andare in onda. C'è una nave militare che passa poco lontano – forse è la Garibaldi, forse la Charles de Gaulle. Fanno finta di niente. Li lasciano morire di sete, uno alla volta”.
“Intanto il pagliaccio va ai comizi”
“Ci sono due bambini piccoli che sopravvivono per due giorni ai genitori. Gli altri migranti continuavano a nutrirli. Poi muoiono anche loro. Di settantadue sopravvivono in undici, bevendo urina e mangiando dentifricio. Alla fine sbarcano dalle parti di Misurata. Uno muore toccando terra. I libici li sbattono in prigione – un altro muore là, dopo sedici giorni di naufragio. Roba da Tribunale Internazionale, secondo il mio modesto parere”.
“Sì, però se vuoi sentire anche il mio, di modesti pareri... uno come La Russa non lo combatti mica così”.
“E perché? È un criminale o no? C'è l'omissione di soccorso. C'è tutta”.
“Erano acque internazionali, o maltesi”.
“Ma che Malta e malta, è un teatro di guerra, non si muove una foglia senza che non se ne accorgano a Roma a Parigi e a Washington, e c'era una nave a tiro di schioppo, adesso dimmi che un bombardamento può servire a sloggiare un dittatore, ma una strage così a cosa serve?”
“Da esempio per altri che vogliono partire”.
“Sì, ma è disumano”.
“A questo punto bisognerebbe ridefinire l'umanità, perché sai, se attacchi La Russa da quel lato, lasci intendere che qualcun altro al suo posto sarebbe meno criminale di lui”.
“Lo spero bene”.
“E la gente lo voterebbe? Uno meno criminale di lui? Uno che va a pescare settanta disperati nelle acque internazionali? Fidati, se lo chiami criminale gli rendi un servizio. C'è un sacco di gente pronta ad rieleggerlo, un criminale così”.
“E quindi?”
“E forse è meglio che di questa storia non parliamo. È deprimente. Tra trent'anni magari ci faremo una giornata della memoria, ma adesso... concentriamoci sui pagliacci”.
“Lasciamo stare i criminali”.
“Siamo tutti un po' criminali, qualche volta esecutori e il più delle volte mandanti. Ma brutti così no, non siamo così brutti. Ministri così brutti...”
“Non li vogliamo più”.
“Esatto. Abbasso il ministro brutto”.
“Scusami, ma che partito votiamo noi?”
“Non mi ricordo più. Ha importanza?”
“No, non tanta. Avremo senz'altro candidati più giovani e carini. Abbasso La Russa brutto”.
“Abbasso”.
“La Russa puzzi!”
“La Russa lavati!”
Ecc.

lunedì 9 maggio 2011

The Man in the High Castle

Se ne sta nel suo palazzo blindato, a emettere sentenze di morte.
Ogni tanto manda fuori un video per i suoi fedeli, 
li informa di qualche sua vittoria,
e tutto quello che dice 
è sempre vero.

Lo avete senz'altro riconosciuto.


La versione di Obama (H1t#74) è sull'Unita.it e si commenta laggiù.

Ma se qualche anno fa il presidente George W. Bush avesse annunciato al mondo che Osama Bin Laden era stato ritrovato e ucciso, ma che non poteva mostrarne il corpo perché era stato prontamente sepolto in mare; in compenso erano state scattate delle foto, che però non avrebbe diffuso perché erano troppo truculente; al massimo ci avrebbe fatto vedere qualche video preso dal suo computer; ma solo qualche spezzone senza audio, ecco... gli avremmo creduto? No, forse a Bush non avremmo creduto. E perché invece alla versione di Obama crediamo tanto volentieri? 

Questione di carisma.  Come siano andate realmente le cose ad Abbottabad probabilmente non lo sapremo mai, ma le reazioni mondiali dopo il blitz sono la definitiva dimostrazione dell'enorme credito che il presidente democratico, già Nobel per la Pace 'sulla fiducia', continua a mantenere presso l'opinione pubblica globale. In più, dall'11 settembre 2001 in poi la letteratura complottistica è cresciuta a ritmo esponenziale (anche grazie a internet, che offre spazio alle teorie di chiunque). L'inflazione di leggende urbane ha reso un pessimo servizio a chi vuole semplicemente concedersi il sanissimo vizio di dubitare delle versioni ufficiali. Ad esprimere pubblicamente i propri sospetti c'è il rischio di trovarsi subito iscritto nelle file di quelli che credono che tutto l'11/9 sia una montatura, per tacere degli sciachimisti e dei rettiliani. Alla fine si crede in Obama anche per non ritrovarsi a dover credere a Giulietto Chiesa o alle scie chimiche: non sarà proprio la verità al 100%, ma almeno ne è una ricostruzione seria, fatta con un po' di coscienza: e se tra qualche anno si scoprirà che ci ha ingannato, beh... ci ha ingannato in tanti, mal comune mezzo gaudio.
  
Prendiamo i video. Sabato sono stati diffusi alcuni spezzoni di questi videomessaggi che sarebbero stati trovati nel computer personale di Bin Laden. Almeno così dicono gli americani. Stampa e tv hanno ripreso le immagini, senza porsi nemmeno la domanda più banale: se Bin Laden aveva realizzato nuovi video, perché non li diffondeva? Cosa stava aspettando?

La storia dei videomessaggi di Bin Laden è molto curiosa. Quando il primo viene diffuso, il 15 settembre del 2001, le ceneri del World Trade Center sono ancora calde. Dalle rocce sullo sfondo gli esperti deducono che Osama si trova in Afganistan, e parla come un comandante in prima linea. Tra settembre e dicembre 2001 verranno divulgati altri tre messaggi, con cadenza più o meno mensile. Poi un lungo silenzio, interrotto nell'ottobre del 2004 da un videomessaggio recapitato ad Al Jazeera, in cui Bin Laden, rivolgendosi agli americani, ammette per la prima volta le sue responsabilità sull'11 settembre, proprio a un mese dalle elezioni che avrebbero riconfermato Bush alla Casa Bianca. A quei tempi qualcuno fu così malizioso da notare la coincidenza.
 
Dopo un ulteriore anno di silenzio, Bin Laden si rifà sentire più volte nel 2006, ma senza più metterci la faccia. Circostanza che fece insospettire parecchi: se Bin Laden era vivo e abbastanza operativo per incidere messaggi, perché non si faceva più riprendere in volto? Forse non voleva mostrare un fisico indebolito dalla guerriglia e dalla fuga. Oppure era morto, e i messaggi audio erano opera di imitatori, se non vecchi nastri rimessi in circolazione: nel 2006 ormai lo sospettavano in molti, anche tra i sostenitori di Bush.

A questo punto, però, Bin Laden sorprende ancora il mondo, facendosi rivedere nel 2007 con un videomessaggio molto controverso. Non è soltanto per il colore della barba, più nera che sette anni prima, come a voler fugare qualsiasi sospetto sul proprio decadimento fisico. Il fatto è che Osama appare vestito esattamente come nel messaggio del 2004 (anche l'inquadratura sembra identica). È vero che dice cose nuove (per la prima volta parla di riscaldamento globale, nomina Gordon Brown e Nicolas Sarkozy), ma... non muove le labbra. In effetti, il videomessaggio si blocca dopo due minuti; la voce continua a parlare, ma l'immagine rimane statica e torna ad animarsi solo al dodicesimo minuto (per bloccarsi di nuovo dopo un altro minuto e mezzo). I riferimenti all'attualità e ai nuovi governanti di Francia e Regno Unito sono tutti compresi in quei dieci minuti in cui l'audio funziona e il video no. Difficile non pensare a una manipolazione. Eppure, già allora, i giornalisti cominciavano ad apparire meno interessati alle speculazioni sull'autenticità dei video. Il personaggio ormai ispirava una certa stanchezza, e forse il vero motivo per cui abbiamo tutti accolto con tanta prontezza l'annuncio della sua morte è proprio questo: di lui e dei suoi messaggi non ne potevamo più.

Abbiamo una gran voglia di cambiare pagina, sia in Medio Oriente sia altrove, e questo Barack Obama lo ha capito. Forse tra qualche tempo divulgherà la versione integrale dei nuovi videomessaggi, e capiremo come mai lo sceicco del terrore preferiva tenerli per sé invece che divulgarli. Forse era un perfezionista. Oppure c'è un'altra ragione, anche più banale.

Ma potrebbe anche darsi che non ci sia. Certe volte dovremmo semplicemente ammetterlo: non sapremo mai come sono andate veramente le cose. Nessuno ci fornirà mai abbastanza elementi per ricostruire i fatti. Però questo non significa che dobbiamo per forza accettare la versione di Obama, che incidentalmente è anche la versione del più forte. Possiamo, semplicemente, andare avanti coi nostri dubbi, senza pretendere di saperla lunga. Sappiamo solo di non sapere, che non è molto; però è già tantissimo.
http://leonardo.blogspot.com

venerdì 6 maggio 2011

Dall'Uomo Fico ci guardi Iddio

Come alcuni affezionati lettori già sanno, la redazione di Leonardo è in comunicazione con un universo parallelo al nostro, praticamente identico, con alcune trascurabili differenze: ad esempio, in quell'universo i mammut non si sono ancora estinti. Un'altra differenza curiosa è che Bin Laden è stato ucciso diversi anni fa, durante la Presidenza Bush, anche se le circostanze dell'episodio sono in verità molto controverse. Riportiamo qui alcuni stralci della conferenza stampa:

Da' retta a un cretino
“...Noi sapevamo, e una fonte autorevole ce lo aveva confermato, che Osama non si sarebbe mai allontanato dal suo mammut di famiglia, che lo seguiva in tutti i suoi spostamenti. Sapevamo anchesì che il bestione era molto anziano, e che aveva bisogno di un trattamento di dialisi. Localizzare un pachiderma dializzato non è stato poi così difficile, in Pakistan non sono molte le istituzioni ospedaliere, pardon, veterinarie in grado di offrire un servizio di questo tipo, e così... per farla breve, questo è il modo in cui lo abbiamo localizzato. E io avrei finito. Se ora voi della stampa volete farmi qualche risposta...”
“Intende 'domanda', Presidente?”
“Sì, quelle cose lì”.
“Presidente, mi pare che la versione che avete dato oggi presenti diverse contraddizioni rispetto a quella di ieri...”
“Beh, me ne rendo conto e mi dispiace... magari quella di domani andrà meglio”. (risate)
“Per esempio, la questione dell'elicottero”.
“Già, già l'elicottero. Brutta storia”.
“A dire il vero non si è capito se sia caduto o no, per quale motivo, e se ci siano state vittime. Ci sono state?”
“Ottima domanda”.
“Già”.
“Non credo di poterle rispondere adesso”.
“Lo immaginavo”.
“Altre risposte? No, scusate, domande. Scusate, sapete che soffro di asfissia”.
“Afasia, Presidente. A proposito: ieri avevate detto che Bin Laden era morto durante un conflitto a fuoco; che aveva anche tentato di usare alcuni suoi famigliari come scudi umani. È vero?”
“Sì. Cioè, è vero che ieri ho detto così”.
“Oggi però una figlia di Bin Laden ha affermato che Osama era disarmato quando fu ucciso. Ci potrebbe dire quale delle due versioni si avvicina di più alla verità?”
“Potrei dirvelo, sì”.
“Ma non lo farà?”
“Magari più tardi. Altre domande?”
“Presidente, ieri si era parlato di alcune foto”.
“Già, beh, le foto”.
“Lei comprende che l'attenzione di tutto il mondo è rivolta a queste foto... come ha dimostrato, nelle ultime ore, la circolazione di tutta una serie di fotomontaggi”.
“Roba da sciacalli, se volete la mia opinione”.
“Ecco, più che la sua opinione, Presidente, vorremmo sapere quando arrivano le foto vere”.
“Già. Beh, ecco, ne abbiamo discusso molto con lo staff, e alla fine abbiamo deciso che è meglio di no”.
“Cioè, non mostrerete le foto?”
“No, nella maniera più assoluta”.
“E come mai?”
“Beh, sono immagini molto forti, che rischiano di... di esporci a serie ritorsioni da parte dei terroristi”.
“Presidente, mi scusi, ma le ritorsioni ci saranno comunque. Se volevate evitare ritorsioni, tanto valeva non dargli la caccia, o non annunciare al mondo la sua morte. È chiaro che a questo punto i suoi seguaci cercheranno di vendicarsi. La divulgazione delle foto cosa cambia, esattamente?”
“Beh, potrebbero cercare di vendicarsi... di più”.
“Perché hanno visto la testa del loro profeta crivellata di colpi?”
“Ecco sì, una cosa del genere. Non vogliamo creare un mito”.
“Presidente, scusi, ma Bin Laden era già un mito. E sa cos'aveva in comune coi personaggi mitologici?"
“Immagino che me lo stia per dire".
“Era elusivo, ubiquo e immortale. Ma se da qualche parte c'è una foto che lo ritrae morto e sconfitto... al di là di ogni considerazione di carattere morale... dovrebbe trattarsi di una foto che mette in discussione il mito, piuttosto che il contrario. Visto e considerato che gran parte del carisma di Bin Laden era dovuto alla sua ubiquità, all'abilità con cui fino a questo momento era riuscito a nascondersi all'esercito più potente del mondo... un'immagine di questo tipo dovrebbe demolirlo, questo tipo di carisma. Non trova?”
“Mi scusi, credo di essermi distratto”.
“Auff. Le sto dicendo che la foto di un mito morto non rafforza il mito: lo uccide. È d'accordo?”
“Non saprei, diciamo di sì”.
“E allora perché non ci mostra le foto?”
“Ho deciso che è meglio di no”.
“Vede, Presidente, l'impressione è che lei questo mito, più che ucciderlo, lo voglia proprio rafforzare”.
“Boh, non saprei. Altre risp... domande?”
“Presidente, riguardo al funerale in mare...”
“No, ancora con quella storia”.
“Ma presidente, deve concedere che è una storia veramente strana, cioè... qui abbiamo il parere di un centinaio di imam che sostengono tutti che seppellire un musulmano in mare non sia esattamente halal”.
“Noi non la pensiamo così, ma dovete avere pazienza, stiamo cercando”.
“Cercando cosa, presidente? Un imam che dia ragione a voi?”
“Qualcosa del genere. Altre domande?”
“Presidente, ma ci vuol dire una buona volta perché vi siete sbarazzati del corpo così rapidamente?”
“L'ho già detto ieri: nessuna nazione islamica voleva accogliere il corpo, e quindi...”
“Presidente, ma quindi davvero voi avete chiesto a tutte le nazioni islamiche del mondo? Per dire, avete chiesto al Brunei? O alla Tanzania?”
“Non posso rispondere. In ogni caso non potevamo assolutamente consentire che la sua tomba diventasse un santuario, anche a Tarzania”.
“Tanzania”.
“Quel che è”.
“Tarzan non c'entra niente”.
“Lo sapevo. È che sono afisico”.
“Afasico”.
“Quel che è, e voi ve ne approfittate. Mi fate passare per un cretino. Beh, sentite questa: sono il cretino che ha fatto fuori Osama Bin Laden”.
“Sì, però, Presidente, lei le prove ce le deve ancora mostrare...”
“Auff, ma ve l'ho spiegato! E poi insomma, quando Roosevelt ha preso Hitler nessuno gli ha chiesto le foto, no? Si sono fidati. Fidatevi anche voi”.
“Non è stato Roosevelt”
“Volevo dire Truman”.
“È stato Stalin”.
“Ecco, appunto”.
“E poi, Presidente, ancora questa storia del santuario...”
“Cosa c'ha che non va, la storia del santuario, a me sembra buona”.
“Francamente, se il problema è tutto lì, piazzate una ventina di videocamere tutto intorno al mausoleo, e se qualche alqaedista vuole davvero venire ad adorare il suo profeta, tanto peggio per lui e tanto meglio per la CIA, no?”
“Abbiamo pensato che è meglio di no”.
“E poi, insomma, il culto delle personalità esiste. Esiste anche senza il corpo e senza l'immagine del volto, basta dare un po' un'occhiata ai vangeli... insomma, non potete continuare a fare i socio-psicologi della domenica, se avete deciso di ammazzarlo è chiaro che avete operato anche sul piano simbolico, e in cambio di una vittoria che su questo piano può fruttarvi molto dovete accettare anche le conseguenze negative. Non trova?”
“Eh?”
“Presidente, ascolti, io non sono un complottista. Non credo alle panzane sulle Twin Tower minate, alle scie chimiche e a tutte le altre menate. Non credo a tutto quello che mi si racconta”.
“Bravo”.
“Ma proprio per questo motivo, non posso nemmeno credere a tutto quello che mi dice lei. Cioè, lei ci sta dicendo che i suoi uomini hanno localizzato e fatto fuori Bin Laden, il che è plausibile e potrebbe benissimo essere vero, ma non ci fornisce una sola evidenza, una sola prova. Per quale motivo dovremmo credere che le cose siano andate esattamente come dice lei?”
“Risponderò alla sua domanda con un'altra domanda: per quale motivo non mi crede?”
“Gliel'ho detto: perché non ci ha fornito nessuna p...”
“Stronzate. Lei non mi crede perché sono un texano figlio di papà con la faccia da scemo, e un lieve ritardo cognitivo che mi porta a dire un sacco di strafalcioni. Non è così?”
“No, non è così. Io...”
“Lei è un razzista, in realtà. Mi guarda in faccia, pensa a mio padre, pensa al mio passato di imboscato nella guardia costiera, e si dice: un tizio così, vuoi che abbia preso Bin Laden? Naaaa. Ora, può anche darsi che mia versione di oggi non sia proprio il massimo, eh?”
“Ecco, in effetti...”
“C'è ancora qualcosa da ritoccare qui e là. Ma sa cosa le dico? Non ha la minima importanza. Se anche io arrivassi qui con le foto di Bin Laden, e i raggi x di Bin Laden, e la provetta col dna di Bin Laden, e la testa di Bin Laden su un piatto d'argento, lei non mi crederebbe comunque. Ma se al mio posto ci fosse un ragazzo fico, con un bel sorriso, uno di quelli che studiano sodo e vanno avanti a furia di borse di studio, magari con un cognome che non suona proprio proprio inglese, beh, sa cosa le dico? Lei si berrebbe tutte le stronzate che ho detto oggi, più quelle che ho detto ieri, più quelle che dirò domani, e se le berrebbe d'un fiato, e non le passerebbe nemmeno per la testa di chiedermi del funerale in mare o dell'elicottero – come se io le potessi dire la verità su un elicottero, andiamo”.
“Presidente, si è fatto tardi...”
“E allora sa che le dico? Ringrazi Dio, e ringrazi il popolo americano che mi ha eletto, più o meno a maggioranza, ringrazi il popolo che ha scelto un presidente non fico. Perché almeno finché ci sono io, coi miei strafalcioni, qualche domanda ve la fate. Non che io vi possa rispondere. Ma almeno vi fate ancora le domande. Mi capisce?”
“No, credo di no”.
“Ma il giorno che vi eleggerete un presidente fico, uomo o donna, bianco o nero, non importa, sarà il giorno in cui smetterete anche di farvi le domande, e vi terrete come verità la prima stronzata che vi raccontano. Si ricordi di queste mie parole”.
“Presidente, il mammut scalpita, è ora di andare”.
“Sì. Buonasera a tutti. Dio benedica questo Paese”.

Le altre storie dal Mondo dei Mammut: Il Silvio Parallelo, Veltroni tra i mammut.

mercoledì 4 maggio 2011

Catholics do it better

C'è che i laici sono dei pivelli, più vado avanti più me ne rendo conto.

Per esempio, a Milano è successo che l'Associazione Luca Coscioni - che lotta per introdurre in Italia l'eutanasia e sta chiedendo il 5 per mille - ha stampato e affisso il seguente manifesto:

Perché sono dei pivelli. E adesso la Moratti li vuole far rimuovere (via Gilioli). Quando sarebbe bastato semplicemente stamparlo così.

Ecco qui, prova a rimuoverlo adesso.

martedì 3 maggio 2011

Vediamoci ad Abbottabad

(Quelli che seguono non sono che stralci dal corposo pdf Bin Laden: tutte le dietrologie che non hai ancora osato immaginare, disponibile su tutti i migliori internets).

#67 Alla fine eri solo un cugino di terzo grado che voleva dare una mano, riabilitare la famiglia, insomma, a un certo punto un tuo amico Emiro ti presenta a quelli della Cia che ti fanno un'audizione, trovano la cosa fattibile, ti fanno una plastica, ti montano una barba e ti fanno leggere il gobbo, e tu davvero quel giorno ce l'hai messa tutta, volevi fare del tuo meglio, ma gli idioti yankees avevano clamorosamente cannato la colorazione della barba, per cui la nuova serie di videomessaggi di Bin Laden viene interrotta dopo il pilota, e tu che fine fai? Ti trovano un residence superaccessoriato in una tenuta fuori Islamabad, ti dicono di star buono lì e aspettare ordini, e tu aspetti. Vorresti solo renderti utile.
Pensi: prima o poi busseranno. Prima o poi verranno a prendermi.


#75
“Trump? Ma sul serio Trump?”
“Presidente, i sondaggi segreti sono molto, molto attendibili”.
“Cioè ma insomma, dai, adesso mi tocca sul serio fare la campagna contro un parrucchino miliardario con la moglie di silicone? Roba che neanche in Italia?”
“E c'è di peggio”.
“Che c'è di peggio, pioverà? Per tutta la campagna?”
“Potrebbe anche perdere”.
“Perdere? Contro quello lì?”
“Lo sa com'è il sistema elettorale. Bisogna rassicurare l'Ohio, galvanizzare il Wisconsin e distrarre il Wyoming”.
“Distrarre il Wyoming... e come diavolo facciamo a... ma senti... ce l'abbiamo ancora quel campione di dna della famiglia Bin Laden?”

#156
“Va bene, adesso fine pausa caffè. A qualcuno è venuta un'idea sulla gestione delle spoglie?”
“Non ce la faremo mai”.
“Niente panico. Niente panico. Dunque, riassumiamo il problema: dobbiamo mostrare il corpo a tutto il mondo, dimostrando che è Osama al di là di ogni ragionevole dubbio. Dobbiamo però anche evitare qualsiasi possibile riesumazione del cadavere, per i motivi che ci siamo già detti. Idee? Coraggio”
“Ma sul serio non possiamo cremarlo?”
“Perdio no, per l'ennesima volta no, la cremazione non è consentita dall'Islam”.
“Allora, io un'idea ce l'avrei, ma è una cazzata...”
“Spara”.
“Potrebbe essersi convertito in punto di m...”
“Genio. No, sul serio. Conflitto a fuoco, i nostri gli sparano, lui cade, e prima di morire dissanguato si converte al cristianesimo”.
"Beh, sì, potrebbe avere una visione in punto di morte... Gesù che lo perdona e..."
“E chiede di essere cremato”.
“Te l'ho detto che era una cazzata”.
“Va bene, ho capito, si resta al piano A. Lo gettiamo in mare”.
“No, il piano A no. Ma chi se la berrà, scusa”.
“Qualcosa inventeremo. Che nessun Paese islamico vuole tenersi il corpo”.
“Che sarebbe un ottimo motivo per tenercelo noi, no?
“Insomma, finché non ci viene un'idea migliore..."

#543
“Cari fratelli nella fede, parliamoci chiaro, qui il morale è bassissimo. I droni degli Yankees ce le stanno suonando di brutto sul confine afgano. Ma non è nemmeno quello il problema. Lo sapete qual è il problema? È che non facciamo più presa sui ragazzini”.
“Com'è vero”.
“Una volta qui fuori era pieno di ragazzini pachistani, iraniani, sauditi, perfino qualche europeo e americano attraversava il mare per venire ad affiliarsi alla nostra prestigiosa organizzazione. E adesso più niente, finita”.
“È che adesso vanno di moda le rivoluzioni, quella roba lì”.
“I ragazzini stanno tutto il tempo a twittare su quel che succede in Egitto o in Tunisia o in Siria, alla jihad non ci pensa più nessuno, è diventata una roba da vecchi”.
“Fratelli, io credo che sia venuto il momento di recuperare quella ribalta mondiale che ci spetta di diritto. Siamo o non siamo la più prestigiosa sigla del terrorismo islamico? Siamo Al Qaeda, cazzo! E tutti si devono ricordare di noi”.
“Bravo! Ben detto! Ma...”
“Come facciamo? Fratelli, credo che sia il momento di giocarci il martire”.
“Proprio lui?”
“Sì, anzi, ce lo siamo tenuti in frigo anche troppo. Dove sta, adesso?”
“L'ultima volta che l'ho sentito diceva che si stava ristrutturando un posto tranquillo dalle parti di Islamabad...”

#746
“Presidente, lei mi chiede se potrebbero colpire in campagna elettorale. Io le dico che non è più una questione di “se”. È una questione di dove, di quando, a questo punto forse anche di perché, ma non è più una questione di “se”. Colpiranno. La sua politica di apertura all'Islam moderato, l'intervento in Libia... sono cose che li hanno innervositi. Tutte le fonti ci confermano che la struttura si è rinnovata negli ultimi anni, e che ci sono decine di cellule in sonno nel nostro stesso territorio”.
“Quindi colpiranno”.
“E non potremo farci molto”.
“E per tutti sarà colpa mia”.
“Dipende. Si tratta di impostare il frame giusto”.
“Scusa, eh, ma se dopo tre anni di presidenza mi combinano un altro 11 settembre, che razza di frame vuoi costruirci intorno? Mi daranno la colpa”.
“Si potrebbe fare così. Anticiparli”.
“In che senso?”
“Mostrare le palle per primi. Dar loro una botta fortissima. Non so, per dire, ammazzare Bin Laden”.
“Di nuovo?”
“Massì, la gente mica si ricorda. Noi tra qualche giorno annunciamo che abbiamo preso Bin Laden, che è morto, per dire, in un conflitto a fuoco. E finanziamo un'enorme claque che esulti nelle piazze, in quel momento saranno tutti per lei”.
“Sì, ma dopo...”
“E proprio in quel momento, lei dirà: attenzione! Adesso Al Qaeda sarà più cattiva di prima, proprio perché l'abbiamo colpita a morte. E a quel punto, se va giù un altro grattacielo, beh, sono gli effetti collaterali di un'altra guerra al terrore”.
“Quindi ci tocca comprare un altro Bin Laden? Mmm. Ci devo pensare”.

#1015
“Allora, direi che entrambi abbiamo qualcosa da guadagnarci. Noi abbiamo bisogno di recuperare un po' di visibilità, tornare sulla ribalta, eccetera. Il vostro presidente ha bisogno di mostrare le palle. Come si dice da voi, quando entrambi i contendenti ci guadagnano...”
“Win/win situation”.
“Esatto”.

#1242
“Cos'è questa storia che dobbiamo invadere il Pakistan?”
“Ragione di Stato”.
“Sì, ma cosa esattamente stavolta: oleodotti, gas, uranio, cosa?”
“L'acqua del Kashmir è molto buona”.
“Seh, anche i maglioni”.
“E le testate nucleari in mano a un governo islamico non sono una cosa altrettanto buona. Così magari l'Iran ha un esempio da cui imparare”.
“Ma allora tanto vale attaccare l'Iran, scusa”.
“L'Iran è un osso duro. Il Pakistan è in ginocchio, le alluvioni lo hanno devastato, la gente fugge. È il momento giusto”.
“Sì, ma questa come gliela spieghiamo all'opinione pubblica, scusate, il Pakistan è stato un nostro alleato per tutti questi anni... non siamo mica gli italiani, che loro possono giocare con Gheddafi, eh... ci vuole un casus belli spettacolare”.
“Infatti”.
“Ce l'abbiamo?”
“Tienti forte. Lo sai chi ci abita in un villino a Islamabad?”

#5685
E quando lo Veglio vuole fare uccidere alcuna persona, fa tòrre quello che sia lo piú vigoroso, e fagli uccidire cui egli vuole. E coloro lo fanno volontieri, per ritornare al paradiso; se scampano, ritornano a loro signore; se è preso, vuole morire, credendo ritornare al paradiso.
E quando lo Veglio vuole fare uccidere neuno uomo, egli lo prende e dice: "Va' fa' cotale cosa; e questo ti fo perché ti voglio fare tornare al paradiso". E li assesini vanno e fannolo molto volontieri. E in questa maniera non campa niuno uomo dinanzi al Veglio de la Montagna a cu'elli lo vuole fare; e sí vi dico che piú re li fanno trebuto per quella paura.
Egli è vero che 'n anni 1277 Alau, signore delli Tartari del Levante, che sa tutte queste malvagità, egli pensò fra se medesimo di volerlo distruggere, e mandò de' suoi baroni a questo giardino. E' stettero tre anni attorno a lo castello prima che l'avessero, né mai non l'avrebboro avuto se no per fame. Alotta per fame fu preso, e fue morto lo Veglio e sua gente tutta. E d'alora in qua non vi fue piú Veglio niuno: in lui s'è finita tutta la segnoria.

lunedì 2 maggio 2011

Mentre il Santo Padre "dorme"

Ma ci pensate se un Papa (non necessariamente questo) si mettesse a letto e non si riuscisse a svegliare più? Cosa succederebbe? Dai, pensiamoci.


Il paradosso del Papa in coma (H1t#73) è on line sull'Unità.it e si commenta laggiù (sì, in realtà doveva chiamarsi Paradosso del Papa in Stato Vegetativo Persistente) (non suonava così bene).

Stavolta, più che una teoria, ho un paradosso. Cosa succederebbe se un Papa, non un Papa che conosciamo, un Papa qualsiasi da qui all'eternità, in seguito a un incidente o a una malattia, cadesse in uno stato vegetativo persistente?

Il calvario di Giovanni Paolo II, da ieri ufficialmente Beato, ci lascia immaginare che tutto accadrebbe sotto i riflettori dei media. Non si tratta di un semplice dettaglio: a questo Papa ipotetico sarebbe sottratta del tutto la possibilità di trovare una dolce morte lontano dai riflettori, come capita probabilmente tutti i giorni a tanti sofferenti, anche cristiani, con il tacito assenso di un prete che impartisce l'estrema unzione, e al momento giusto si volta e guarda altrove. No, a questo Papa toccherebbe il destino di Eluana Englaro, elevato alla massima potenza: la sua agonia diverrebbe sin dall'inizio cosa pubblica, argomento di conversazione e di speculazione filosofica e teologica; nel frattempo, l'unica autorità religiosa che potrebbe imporre il suo punto di vista sulla faccenda resterebbe di fatto vacante. Per mesi, forse anni, persino decenni: nessuno certo si attenterebbe in questo caso a staccare un sondino naso-gastrico (chi oserebbe far morire il Papa di fame?)

Mentre il Santo Padre, direbbero i vaticanisti, “dorme”, e la Curia si interroga sul da farsi, la scienza medica non si fermerebbe. È lecito immaginare che nel prossimo futuro il progresso medico allungherà la vita un po' di tutti, ma soprattutto dei pazienti più facoltosi. A un pontefice, ancorché in coma, non si potrebbero negare le cure più avanzate e costose (molti fedeli sarebbero disposti a svenarsi per la sua salute). Ma ipotizziamo che, malgrado tutte le cure, lo stato vegetativo persista negli anni. Cosa accadrebbe?

Aggiungiamo un po' di fantascienza, solo per amor di paradosso. Secondo alcuni futurologi l'immortalità non è poi così lontana. Certo, il giorno in cui si riuscisse a trovare il modo di bloccare l'invecchiamento delle cellule, o rigenerarle, ecc.... questa cosiddetta “immortalità” rimarrebbe probabilmente un procedimento molto costoso. Ma sarebbe ancora, in qualche forma, una cura. Potrebbe un Papa scelto da Dio sottrarsi a una cura? Un Papa in coma non potrebbe, neanche se lo volesse, dal momento che sarebbe appunto in coma. Nessun altro, nemmeno il più insigne porporato, potrebbe decidere al posto suo, chiedendo in pratica la morte del Papa. Insomma, un ipotetico pontefice in coma potrebbe diventare il primo uomo virtualmente immortale. Senza volerlo, ma senza che nessuno possa evitarlo. Oppure.

Oppure, in qualsiasi momento, un membro della Curia potrebbe farsi venire in mente una di quelle frasi a effetto che sapeva trovare il Beato Giovanni Paolo II – più precisamente l'ultima: “Lasciatemi tornare nella casa del padre”. In quelle parole molti biechi laicisti (me compreso) vollero vedere un cedimento dottrinale: il Papa moribondo, ma ancora in pieno possesso delle sue facoltà intellettive, non usava la poca voce che gli restava per chiedere aiuto a Dio, ma si rivolgeva con quel “voi” agli umani che ancora si ostinavano ad accudirlo e curarlo, perché lo lasciassero andare. Dunque l'uomo può scegliere? La vita è un dono che si può, entro certi limiti, rifiutare?

È un cedimento che si perdona volentieri a un uomo in fin di vita, e che contiene in nuce il paradosso di quella ideologia della Vita che Wojtyla ha innestato nel vecchio tronco della Chiesa cattolica. Pur affidandosi a Dio, è a un uomo che Wojtyla ha dovuto sussurrare “lasciatemi”. La sua Chiesa ha riconosciuto volentieri i progressi della scienza medica, che già oggi rendono possibile prolungare l'agonia di persone in condizioni cliniche disperate. Eppure, man mano che la scienza allunga un po' di più la vita, la morte diventa qualcosa di sempre più simile a una scelta (ciò che entro certi limiti è sempre stata, come ci ricorda la Chiesa stessa, che ha popolato il calendario di martiri). Al netto di incidenti e catastrofi, in futuro toccherà sempre più spesso a noi decidere se vogliamo morire o no. Può darsi che in vece nostra decida lo Stato, o più probabilmente l'economia, come in parte succede già: morirà chi non può permettersi le cure. Ma un Papa potrà mai dire di no alle cure? Le ultime parole di Giovanni Paolo II – da ieri ufficialmente Beato – sembrano una risposta eloquente.http://leonardo.blogspot.com

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