Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi. Noi no. Donate all'UNRWA.

venerdì 27 novembre 2020

Il Buon Cognome

Io se devo essere sincero Mattia Feltri lo capisco, forse dovrei scrivergli una lettera di solidarietà, qualcosa del tipo, caro direttore Feltri:

probabilmente non mi conosce, sono uno che negli anni Zero aveva un blog, cioè sparava a salve sui giornalisti tesserati, era molto liberatorio. Ovviamente ho sparato tantissimo a suo padre, e negli ultimi anni sto iniziando a sparare a lei. Com'è normale che sia, e spero capisca che non c'è niente di personale. La gente è arrabbiata, la gente vuole sfogarsi ecc.

Se è inevitabile diventare tutti nostro padre, prima o poi, ciò si manifesta in modo ancora più drammatico in certe situazioni feudali come il giornalismo italiano. Ma di chi è la colpa? Certo non sua. Non possiamo scegliere i nostri genitori e non possiamo scegliere il posto in cui veniamo al mondo. Per esempio lei è cresciuto in un ambiente in cui la priorità dei quotidiani non è farsi leggere, ma imbarcare nelle redazioni più parenti ed eredi possibile. Ci sono quotidiani interi che si stampano quasi soltanto per sistemare da qualche parte figli, cugini, fidanzate, tutto un circuito parastatale di libero opinionismo, in attesa che qualche nonno o vecchio zio vada in pensione liberando un posto in un giornale vero; benché sia gente che spesso piuttosto di rinunciare a una colonnina si fa impagliare alla scrivania, con la macchina da scrivere e tutto. Non è il caso di suo padre, sempre molto arzillo, ma diciamocelo che certi fondi che leggiamo sono scritti da gente che è cerebralmente morta dieci, quindici anni fa. 

C'è gente (e non parlo di lei) che non sa letteralmente scrivere, proprio nel senso che non hanno capito ad es. dove vanno le virgole, i punti. Fossero nati figli di postini o architetti, prima o poi sarebbe stato diagnosticato loro un disturbo dell'apprendimento; invece gli è capitato in sorte un cognome, come dire? da giornalisti, e quindi non possono fare altro nella vita che i giornalisti: la punteggiatura si adeguerà. In mezzo a tutto questo, lei è nato Feltri: poi ha anche ottenuto un nome di battesimo, ma è un dettaglio. Giusto o sbagliato che sia, Feltri è il suo cognome, e non è che qualcuno possa offendere il suo cognome in casa sua. In un altro spazio e un altro tempo, forse, diremmo che le testate giornalistiche non sono "case", ma organi che svolgono un servizio d'informazione; e che in una di queste testate dovrebbe essere concesso a "Mattia" Feltri di dimostrare indipendenza di giudizio nei confronti dell'imbarazzante "Vittorio" Feltri, e dalle sciocchezze che scrive. Ma in Italia no, in Italia una testata è un castello. Il signore ti ha lasciato entrare nel suo castello? Il minimo che ci si aspetta è che tu non lo metti in imbarazzo con gli ospiti: che non offendi il suo Buon Cognome. Le cose stanno così e stupisce che ci sia ancora qualcuno che non ha la delicatezza di capirlo. 

Confermo quanto scritto oggi dall’onorevole Boldrini su Facebook: ieri ha mandato uno scritto per HuffPost che conteneva un apprezzamento spiacevole su mio padre Vittorio. Ritengo sia libera di pensare e di scrivere su mio padre quello che vuole, ovunque, persino in Parlamento, luogo pubblico per eccellenza, tranne che sul giornale che dirigo. L’ho chiamata e le ho chiesto la cortesia di omettere il riferimento. Al suo rifiuto e alla sua minaccia, qualora il pezzo fosse stato ritirato, di renderne pubbliche le ragioni, a maggior ragione ho deciso di non pubblicarlo. Al pari di ogni direttore, ho facoltà di decidere che cosa va sul mio giornale e che cosa no. Se questa facoltà viene chiamata censura, non ha più nessun senso avere giornali e direttori.

Oltretutto l’onorevole Boldrini, come altri, su HuffPost cura il suo blog. Quindi è un’ospite. E gli ospiti, in casa d’altri, devono sapere come comportarsi.

Caro direttore Feltri, quando qualche giorno fa l'onorevole Boldrini ha cercato di pubblicare un brano che conteneva una critica a suo padre, ovvero al suo illustre Cognome, lei aveva due possibilità. Mostrare a un vasto pubblico che il feudalesimo è finito se lo vuoi; che a cinquant'anni in Italia si è liberi non dico di criticare il padre, ma di consentire che qualcun altro lo faccia. Insomma aveva la possibilità di reclamarlo, finalmente, questo cognome benedetto; di far girare il messaggio che da qui in poi il vero Feltri è lei: che in giro non c'è più un figlio promettente di tanto padre, ma un padre bollito di tanto figlio. Questa era la prima possibilità, e se si ragiona da un punto di vista commerciale, se si considera il segmento socio-economico e generazionale a cui si rivolge l'Huffington Post Italia, era anche l'unica. Ma lei ha scelto la seconda. 


Lei ha scelto di difendere suo padre, ovvero l'indifendibile, ed è una scelta che contiene tutta la cavalleria di questo mondo. Proprio perché sa in partenza che non c'è nessuna possibilità di difendere un cognome che il suo stesso padre sputtana nelle edicole di tutt'Italia con cadenza plurisettimanale: proprio perché sappiamo tutti che l'unico risultato non sarà parare i colpi, ma prenderli al suo posto. Contro il buon senso, contro la correttezza politica, contro qualsiasi logica che non sembri quella feudale del giornalismo italiano, lei ha scelto di stare con suo padre e io non posso impedirmi di capirla. Se è vero che non scegliamo i nostri padri, possiamo almeno scegliere di amarli e lei lo ha scelto. Direttore Mattia Feltri: potessimo scegliere i nostri padri, io non avrei scelto il suo su un milione; potessimo scegliere i figli, su di lei ci avrei fatto un pensiero.

giovedì 26 novembre 2020

Diego deve morire


Diego Armando Maradona termina la sua carriera calcistica in Italia il 17 marzo 1991, quando risulta positivo all'antidoping  dopo una partita contro il Bari. Qualche mese dopo, ma sembrano secoli, nelle edicole italiane appare Nathan Never, un frullatore bonelliano in cui entrano tutti gli ingredienti della cultura fantascientifica degli anni Settanta-Ottanta. Film, fumetti, serie tv, manga, deve entrarci tutto perché i lettori vogliono trovarci tutto quel che fa sognare (e che non possono ancora rivedersi su Youtube), e nel giro di un anno ci entra anche Maradona, spudoratamente ritratto nel ruolo del protagonista di una storia (Il campione) che mette insieme Rollerblade, la Cosa dell'altro mondo e chissà cos'altro. 

Maradona ci entra con la sua faccia inconfondibile e il suo carattere difficile (due minuti dopo averlo conosciuto, Legs vuole già menarlo) perché al tempo avvocati e procuratori hanno altro a cui pensare, ma anche perché a quel punto è già una Leggenda, persino nel senso di storia che si può accomodare come pare e piace a chi la racconta, e non può avere che un finale tragico: manca ancora il finale di carriera in Spagna e Argentina, l'assurdo mondiale del '94, eppure in un giornalino a fumetti italiano del '92 è già scritta la sentenza: Diego è un alieno nascosto tra noi mortali e inviso agli Dei, Diego tra vincere e sopravvivere non ha realmente scelta, Diego deve morire. È come se tutto fosse già inevitabile e necessario, persino nei dettagli finali: un collasso cardiocircolatorio, la pena che il destino infligge a chi vuole vivere troppo e troppo in fretta.

domenica 22 novembre 2020

Comprate Getting Better, possibilmente in libreria

Non vi tedierò spesso qui sopra con notizie sul libro: in fondo se venite qui sapete già che esiste, e se vale la pena di comprarlo (vale la pena). Una cosa che avrei dovuto aggiungere subito è che non si tratta del banale copia-incolla dei pezzi pubblicati qui e sul Post l'anno scorso: c'è stato molto editing in mezzo (ringrazio gli editor), tante cose sono state cambiate, quasi sempre in meglio: non tutte le canzoni sono entrate, lo spazio era tiranno. La differenza principale è che malgrado il sottotitolo Le 250 migliori canzoni, ora la trattazione è in ordine cronologico, proprio quell'ordine che non sarei mai riuscito a rispettare mentre scrivevo. Quindi si comincia dalle prime registrazioni, si passa ai primi singoli e album (introdotti da brevi presentazioni inedite), e si va avanti fino alla tragica fine; non voglio dire che è quasi un romanzo ma si può leggere anche così. Io l'ho riletto quattro o cinque volte e ciononostante ho già trovato qualche refuso imbarazzante. Magari più tardi ve li segnalerò, adesso ho un po' di nausea.


Vi scrivo invece per rinnovarvi il consiglio di non acquistare il libro cartaceo su Amazon, quando potete trovarlo in libreria – se non c'è, basta ordinarlo: tanto non c'è fretta, i Beatles ormai quello che dovevano fare l'hanno fatto. Credo che le librerie svolgano un servizio importante e irrinunciabile, soprattutto nei piccoli centri (tanto più in un momento critico come questo), e poi magari se lo ordinate voi ne prendono qualche copia in più e la lasciano a scaffale. Un libro sui Beatles ha di buono che sarà interessante anche per i clienti della stessa libreria tra qualche anno. 

C'è però un altro motivo importante: le copie che ordinate su Amazon potrebbero essere di qualità inferiore. Infatti, come ha notato il sagace Xmau, Amazon, quando non ha il volume in giacenza, se lo stampa per conto proprio. Dunque se avete ordinato il libro presso il loro servizio, può darsi che vi arrivi una copia stampata on demand. Come riconoscerla? Nell'ultima pagina dovrebbe leggersi "Printed by Amazon Italia Logistica" (le copie che ho io invece recano ""Fp design srl per conto di Lit Edizioni". Non sono ancora riuscito a confrontare le due versioni, ma di solito i volumi stampati on demand non sono offset: la qualità ne soffre.

Devo dire che tra i tanti motivi per avere paura di Amazon, questo mi allarma più di altri: capisco che per un piccolo-medio editore sia allettante la possibilità di avere un magazzino per l'e-commerce che si rinnova da solo. Però nel medio termine significa allontanare la possibilità di una ristampa (ovvero un prodotto migliore, con qualche refuso in meno). E nel lungo termine, cosa può succedere? Io scrivo il libro, tu vuoi comprarlo, Amazon lo stampa da solo, tutti felici tranne i librai e... gli editori. Mi sembra un patto col diavolo, insomma. 

Qualcuno obietterà che non si ferma il progresso: indubbiamente, però a questo punto immagino non t'interessi il libro su un gruppo che si è sciolto 50 anni fa. Insomma, che ci fai qui? Non lo sai che hanno dedicato una piazza a Sfera Ebbasta? A Cinisello. Chissà se c'è una libreria.

martedì 17 novembre 2020

Il Covid alla fine del mondo (pagani, apocalittici e messianici).

Stamattina quasi prima di svegliarmi ho trovato il mio contatto più putiniano in assoluto che ripostava i Wu Ming, però non è una cosa così interessante alla fine. Tutte le sfumature esistono, quindi anche il rossobruno, ma non sono nemmeno sicuro che sia il caso. Mi piacerebbe discuterne, mi piacerebbe spiegare cosa mi allontana dagli uni e dagli altri, ma a questo punto credo che sia doveroso fare una premessa esistenziale: qualcosa che allontani anche le quindici persone che potevano sopportare di leggere un mio pezzo sull'argomento. 

Dire che questa epidemia ci ha presi alla sprovvista è un eufemismo. Se adattarsi al lockdown in marzo fu relativamente semplice (per quanto mi riguardava, avevo così tanto lavoro da fare che non mi restava il tempo per preoccuparmi), ci è voluto un po' più di tempo per riuscire a far entrare l'epidemia nel nostro sistema di credenze o di valori – in quello che potremmo chiamare "ideologia", salvo che per molti è una brutta parola. Molto spesso io lo chiamo religione, un'altra parola assai imprecisa ma che mi serve a ribadire un concetto: non si tratta di un insieme puramente razionale di idee: c'è parecchio irrazionale più in fondo, che tiene su l'iceberg. Se vi è capitato di litigare con qualcuno in questi mesi (a me è capitato) molto spesso erano le parti basse degli iceberg a scontrarsi; per quanto noi contendenti guardassimo più in alto, verso i massimi sistemi. 

Mi prendo come esempio, essendo la persona che conosco meglio (ma non credo che altre persone funzionino in un modo troppo diverso). Dopo alcune sbandate iniziali, il mio approccio al virus è stato pragmatico e orientato alla prevenzione. Ho accettato relativamente presto che il virus c'era, e che era suscettibile di danneggiare me, i miei cari e la mia comunità; e ho accettato, anzi lottato per quanto poco potevo perché la comunità intorno a me prendesse misure di prevenzione, anche quando confliggevano con libertà individuali. Questo mi è successo per vari motivi razionali, che posso benissimo elencare; ma anche per motivi irrazionali: la base del mio iceberg. Infatti oltre a essere una persona pragmatica, razionale, prudente, responsabile, eccetera, io sono anche un millenarista: uno che sospetta la fine del mondo vicina. Lo nascondo molto bene, tanto che qualche lettore potrebbe non accorgersene (o addirittura essersi persuaso del contrario): ma in definitiva io credo che il mondo potrebbe finire, con tutta la forza della mia irrazionalità: questo ha sempre orientato ogni mia scelta, sin da bambino. Da bambino pensavo a un'escatologia un po' più cattolica, più o meno il Giudizio Universale; alle medie già ero più incline all'olocausto nucleare; in seguito l'ho sostituito con una crisi climatica irreversibile e non ho mai smesso di pensare che la Fine avrebbe anche potuto essere un mix delle tre cose. Alle epidemie non pensavo spesso, lo ammetto; ma non ho avuto nemmeno molta fatica a farla entrare nel quadro: dove c'è posto per tre cavalieri, si può accomodare anche il quarto. 

Con questo io non sto dicendo che nel profondo del mio iceberg credo che il Covid19 sia la Fine, ma che sono in un qualche modo predisposto già pre-razionalmente a reagire a crisi sistemiche, perché in fondo me le aspetto, me le sono sempre aspettate, addirittura sono un po' stupito che tardino. Il 2020 che per voi è un anno tanto sventurato, per me fino a qualche anno fa era uno di quegli anni che si mettevano nei titoli di quei film di fantascienza sociale che da bambino mi terrorizzavano. Non credevo di arrivarci così facilmente: neanche una guerra, appena un terremoto ma non micidiale. Così, quando arriva qualcosa che turba la mia quotidianità come mai mi era successo prima, la mia reazione è "Ecco, ci siamo". Poi razionalmente so benissimo che non ci siamo, e anzi all'inizio mi disturbava un po' che si potesse trattare di un falso allarme, una distrazione: lo scenario della crisi ambientale è ancora quello che mi convince di più. La razionalità ha però questa cosa fantastica, che dopo un po' si accomoda; in effetti ci sono migliaia di indizi che ci fanno pensare che il Covid19 sia collegato alla crisi ambientale: che si tratti di un effetto collaterale della sovrappopolazione, della deforestazione o magari dello scioglimento dei ghiacci millenari con il loro tesoro di virus e batteri sconosciuti all'uomo. E se anche non c'entrasse assolutamente nulla, ebbene, si tratta comunque di un'anticipazione di cose che potrebbero succederci tra qualche anno: tanto vale prepararci. (Il covid, lo dico qui in un pezzo lungo e noioso, potrebbe salvare l'umanità, semplicemente mettendole una pulce nell'orecchio: devi cambiare atteggiamento, darti un po' più da fare con la ricerca, mettere a punto protocolli che funzionino davvero eccetera). 

Questa premessa serviva a spiegare perché di fronte all'emergenza ho reagito in un certo modo, e in generale come reagisco alle emergenze: non ho difficoltà ad accettare previsioni pessimistiche, purché provenienti da fonti autorevoli; non mi costa moltissima fatica cambiare i miei comportamenti, se mi viene spiegato che è il prezzo da pagare per attuare una politica di prevenzione. Tutto questo accade perché nella profondità del mio iceberg, la Domanda è: "Ci Siamo?" Ogni cosa che avviene, nella profondità del mio iceberg, viene divisa in eventi che prefigurano la Fine (da conservare) ed eventi che occultano la Fine (da respingere). Il covid entra nella prima categoria, quindi me lo tengo. E già irrazionalmente sto indovinando perché alcuni non sono disposti a farlo. La maggior parte di essi non aderisce a nessun credo millenario, anzi lo negano con tutta l'energia di cui dispongono. 

In sostanza sono pagani: per loro il mondo esisterà per sempre. Dal momento che non l'hanno visto nascere, perché dovrebbero vederlo finire? L'unica cosa che notano è che somiglia sempre meno a quello della loro infanzia, e vivono questa consapevolezza come il ricordo di un'Età dell'Oro. Non credono in un'Apocalisse; in compenso si struggono per una Caduta. Ogni evento che li allontani ancora di più da quell'Età, per loro è un abominio, qualcosa che non dovrebbe esistere: e quindi non esiste. Chi li chiama negazionisti, non sempre ha chiaro cosa neghino davvero. La scienza? L'autorità? La doxa? Sì, negano un po' tutte queste cose, ma perché? Quello che negano davvero, con ogni fibra del loro io razionale e irrazionale, è che il mondo possa cambiare e quindi finire. Questo ha permesso loro di crescere spensierati sbocconcellando merendine all'ombra degli euromissili; questo ha consentito loro di negare il riscaldamento globale persino quando dalle Alpi hanno iniziato a sparire i ghiacciai; questo li porta, oggi, a negare il virus. Se esistesse davvero, dovrebbero cambiare il loro stile di vita, il che è una bestemmia: quindi non esiste, è una truffa congegnata da una consorteria di uomini perfidi che non tollera la loro felicità. 

Questi sono i pagani. Ce n'è a destra come a sinistra, non è una questione di ideologia; non ancora. Persino la più squadrata e razionale delle ideologie non può non appoggiarsi su basi inconsce, prerazionali: la razionalità segue e riesce sempre a spiegare ogni asperità del terremo come se fosse un fatto necessario. Se nel mio inconscio credo che il Covid minacci il beato mondo della mia infanzia, il mio io conscio troverà il sistema razionale per spiegare questa cosa, tracciando relazioni di causa ed effetto che possono collegare Bill Gates con Big Pharma, se serve. Se invece nella profondità del mio inconscio credo che il Mondo debba finire, la mia razionalità si procurerà tutti gli indizi che servono a dimostrare che questa fine e vicina, e li comporrà nella più mirabile delle strutture. E così via. Ma questo spiega tutto? No, non credo. 


Non ci sono soltanto pagani e apocalittici. C'è un'altra famiglia di iceberg, più difficile da distinguere: è quella con cui me la prendo più spesso, come succede sempre tra gente che in teoria era compagna di strada. A differenza dei Pagani, essi non negano la possibilità di un'Apocalisse; a differenza degli apocalittici semplici come me, a volte persino la desiderano, per le potenzialità che scatenerebbe. Come definire un gruppo di persone unite dalla credenza irrazionale che da un'Apocalisse potrebbero venire cose buone? Non ho quasi scelta: devo definirli messianici. Magari non aspettano tutti lo stesso messia: per alcuni è un'utopia anarcosocialista, per altri è la democrazia partecipativa, per altri ancora un totalitarismo alla Putin; alcuni non sanno nemmeno che è un messia che stanno aspettando, ma lo aspettano lo stesso. Queste persone hanno nei confronti del Covid19 le difficoltà che avevo io all'inizio: non lo trovano abbastanza apocalittico. Non fa nulla di quello che dovrebbe fare un Armageddon serio. Non capovolge la piramide del potere, anzi la puntella; non getta i lavoratori nelle piazze, anzi li blinda in casa; non punisce i superbi per la loro avidità, anzi, stanno già speculando sui rialzi della Pfizer. Non è un'Apocalisse, è un bidone, un falso messia da rigettare. Queste le premesse irrazionali; da lì si innerva la razionalità, puntando il dito sugli abusi del potere, sul ruolo proditorio del capitale, sulla funzione di paravento assunta dai media, e devo dire che sono tutte analisi interessanti e fino a un certo punto condivisibili anche da me – perlomeno finché si rimane nella sfera razionale. Ma è impossibile: non possiamo nemmeno accostarci, senza che sott'acqua i nostri iceberg cozzino. Spero di essermi spiegato, almeno un poco.

domenica 15 novembre 2020

Le favole che Conte volete vi racconti


Giuseppe Conte può raccontarvi tante storie, ma non quella di Babbo Natale. Vedo molta gente arrabbiata per via di quella letterina. Però si sa, la comunicazione politica non è una cucina per palati raffinati. È impossibile piacere a tutti, ma è quello che Conte e i suoi PR dovrebbero tentare tutti i giorni. E perché non dovrebbero raccontarvi qualche favola, se in altri casi voi stessi le gradite?

Per esempio: nelle stesse ore in cui veniva diffusa la letterina su Babbo Natale, Giuseppe Conte difendeva serenamente la sua decisione di tenere le scuole dell'obbligo aperte anche nelle regioni a rischio raccontando che "le scuole non sono un focolaio". Secondo lui i dati dicono questo. I dati li rimetto qui, così ognuno può farsi un'idea: il problema sta appunto nel tipo di idee che ci facciamo. 

Io temo che Conte, e chi gli crede, per "dati" intenda appunto tabelle del genere, dove il contagio è diviso per fasce anagrafiche. Del resto è difficile pensare che esistano anche tabelle attendibili sul contagio diviso per ambienti nelle zone rosse: il tracciamento ormai è saltato. Il racconto quindi è questo: è vero, l'aumento del contagio tra i minori è stato notevole (spettacolare, aggiungerei), però continua a essere una piccola frazione del contagio complessivo: quindi i minori alla fine non si stanno contagiando tanto, dai, e quindi... le scuole non sono un focolaio. Ecco, Conte sta raccontando questa cosa. E a molti sta bene.

Invece Babbo Natale non sta bene.

Ma perché?

Perché c'è gente che sente la necessità di spiegare, con cadenza quotidiana, che la maggior parte dei contagi non avviene a scuola? È vero, la maggior parte dei contagi non avviene certo a scuola. Avviene, credo, a casa. La maggior parte di chi è contagiato non è più in età scolare. Questo significa necessariamente che la scuola non è un focolaio? Richiamo per l'ennesima volta all'esperienza dei genitori: vi capitava più spesso di contrarre l'influenza stagionale quando i bambini erano in età scolare o prima e dopo? Un sacco di volte l'avete presa dai vostri figli, fino a qualche mese fa non c'era nessun problema ad ammettere questa cosa. Fino a qualche mese fa lo sapevamo tutti che i virus usano le scuole come hub; tant'è che persino in un anno come questo, in cui il vaccino antiinfluenzale è un bene prezioso, la mia ASL ha trovato il modo di lasciarne una dose gratis per me, perché sono un insegnante, cioè una fascia a rischio. E però.

E però improvvisamente quest'anno Giuseppe Conte ci racconta che la scuola non è un focolaio, e noi dobbiamo crederci. Si ammala un sacco di gente fuori dalle scuole, quindi le scuole non c'entrano niente: quest'anno questo è normale sentire gente che la pensa così. Al massimo sono disposti a concedere che possa c'entrare qualcosa tutto quello che succede immediatamente prima e dopo del suono delle campanelle: Giuseppe Conte ci racconta anche questo. "Certo quello che avviene intorno, prima e dopo le scuole può costituire un focolaio". Insomma, i trasporti (maledetti trasporti). Il chiasso che i ragazzi fanno nel piazzale; bisognerebbe vigilarlo e regolarlo facendo entrare/uscire i ragazzi un po' per volta (ma poi servirebbe un antipiazzale per quelli che aspettano di entrare nel piazzale, e anche quello andrebbe regolato e vigilato, e così via). Ecco perché si contagiano, quei pochi ragazzi che si contagiano: è tutto quel contatto sociale che hanno prima di entrare a scuola e appena ne sono usciti. Dentro niente: anche se è un luogo chiuso, anche se si sono appena contagiati nel piazzale, appena entrano a scuola non contagiano più nessuno finché non escono, insomma il virus l'hanno attaccato alle rastrelliere con la bicicletta. Conte vi sta raccontando questa cosa, e voi state credendo a questa cosa. Ho ho ho.


Provo anch'io a raccontarvi una favola. C'era una volta un pastore che teneva il recinto delle pecore aperto, perché tanto secondo lui era sicuro, anzi statisticamente non era mai successo che il lupo entrasse nel recinto e razziasse le pecore. Eppure le pecore sparivano, perché? In effetti tutte le notti il lupo entrava, prendeva una pecora, la portava comodamente nel bosco, e ivi sopraggiunto se la mangiava con grande soddisfazione, il che non impediva al pastore di sostenere la sua tesi: la pecora mica era stata mangiata nel recinto, quindi il recinto era sicuro anche se aperto. Il pastore la raccontava così. 

Conte ve la sta raccontando così.

Ma non si permetta di raccontarvi di Babbo Natale, eh? Voi siete adulti e vacci... beh diciamo che siete adulti. Se prenderete il virus, se lo prenderete da un minore, senz'altro questo minore non l'avrà preso da un altro minore nell'edificio scolastico; e anche qualora succedesse, il vostro contagio non rende le scuole meno sicure dal punto di vista statistico perché (1) voi non siete studenti e (2) effettivamente voi non siete stati contagiati a scuola, bensì a casa. Quindi vedi che ha ragione lui: le scuole non sono un focolaio. E Babbo Natale vi porterà i regali, dal momento che vi siete comportati bene.  

venerdì 13 novembre 2020

Il fattore Fonz

 Ma l'energia, ci pensate certe volte all'energia.

Anche quella delle piccole cose che fanno tutti, ad esempio: ci pensate a tutta l'energia che tiene i sostenitori di Trump in un limbo di speranza. L'energia che li fa svegliare un po' presto – milioni di persone – per andare a cercare su qualche canale di social un'altra pseudonotizia da sbattere in faccia agli avversari. L'energia che quelle pseudonotizie le produce: c'è gente che le scrive, gente che le diffonde, gente che in qualche modo abbastanza contorto ci guadagna, e intanto Trump le elezioni le ha perse da una settimana. Ci pensate a quanta straordinaria energia?

Non vi sembra così straordinaria.

Va bene, allora pensate a quelli che tutte le mattine (ma anche le sere, o i pomeriggi), si attaccano a qualche discussione sulla sicurezza delle scuole. Magari è un report che spiega, coi numeri, che le scuole sono un luogo di contagio, ma c'è un'energia che quasi li costringe a commentare: le scuole comunque sono sicure. Eppure da quando hanno riaperto il contagio ha ripreso quel suo ritmo esponenziale, il che è un fortissimo indizio che suggerirebbe non dico di cambiare idea, ma almeno un po' di prudenza, di diplomazia, ma perché mai? No, questi si attaccano ai commenti e continuano a dire che le scuole sono sicure, che nessuno si ammala nelle scuole e infatti di minori infetti ce ne sono pochi, dai. Uno per un po' prova anche a spiegare che in realtà son raddoppiati in poco tempo, e che comunque sappiamo già da molto che i minori contagiati tendono a essere asintomatici, il che non impedisce loro di spargere il virus ovunque vanno e soprattutto a casa: proprio come l'influenza stagionale, che in casa tua non c'era da vent'anni e poi i bambini hanno iniziato ad andare a scuola e da allora hai iniziato a riprendertela pure tu: funziona esattamente nello stesso modo, quindi, perché insistere che non è vero? Perché pestare i piedi? Quale misteriosa ma persistente fonte di energia ti mantiene in una discussione dove hai le stesse speranze di avere ragione che Trump ha di soggiornare alla Casa Bianca nel febbraio 2021? Persino se tu avessi ragione, nessuno te la pagherebbe, non c'è un premio su Facebook per chi vince le discussioni; aggiungi questo piccolo dettaglio che non hai ragione, che hai t...


Stai dicendo le stesse cose che dicevi in primavera: le scuole devono riaprire, le scuole sono sicure, Israele infatti le ha riaperte, il contagio si ferma al cancello della scuola (c'è gente che scrive questa cosa tutti i giorni: i ragazzi non si contagiano a scuola bensì immediatamente prima e dopo, nel piazzale!, aboliamo i piazzali). 

Stai dicendo le stesse cose che dicevi in primavera, ma è autunno e i fatti ti stanno dando torto.

E tu lo sai che hai torto.

Ma non lo vuoi ammettere.

Quale straordinaria energia te lo impedisce? 

Se solo potessimo canalizzarla – pensa ai negazionisti. Qualsiasi tipo di negazionista. Ma prendiamo quelli che non credevano al Covid. Ce n'è di ogni tipo. Quelli che è solo un'influenza, quelli che non esiste proprio, è uno strumento del Potere per toglierci il diritto alla felicità, quelli che esiste ma il lockdown è esagerato, quelli che esisteva in primavera e adesso no, quelli (e ho la sensazione che siano la maggioranza) che all'inizio la prendevano semplicemente sottogamba perché era una cosa che non sapevano paragonare a nessun'altra esperienza vissuta, ovvero un'emergenza: e l'Uomo Occidentale non crede nelle emergenze finché non gli levano il tetto dalla casa, e in molti casi neanche dopo; è convinto che il suo standard di vita sia un diritto fondamentale garantito dall'Onu e dalle leggi dell'universo. Dunque all'inizio una banale influenza, poi c'era da mettersi la mascherina ma era una gran rottura e quindi hanno iniziato a scrivere in giro che non ci credevano, qualcuno applaudiva e ci hanno creduto ancora meno, poi c'è stato il lockdown e a quel punto ormai avevano scelto la loro squadra, e si sono messi a cercare argomenti contro il lockdown. Quanta energia ci hanno messo. A quanti altri scopi avrebbero potuto destinarla, forse: o forse no, forse è un'energia che scaturisce soltanto in questi casi, non puoi trasferirla ad altri oggetti con una biella, non puoi accumularla dentro dischi di rame, non ci puoi far girare un mulino, l'unico mulino che gira è quello delle cazzate che scrivi e ogni giorno che passa gira più veloce, man mano che aumenta la distanza tra quel che succede e quello che sei costretto a scrivere per non ammetterlo, per non ammettere cosa?

Che ti sei sbagliato.

Manco fosse un reato, eh? No, non è un reato. Persino se tu fossi un chirurgo, o un giudice, o un amministratore nell'esercizio delle rispettive funzioni. Persino in quei casi non sempre sbagliare è proibito. Ma sospetto che tu non sia un chirurgo col bisturi in mano, né un giudice col martelletto. Sei un tizio che nove mesi fa hai scritto: questo covid è una montatura, e poi non sei più potuto tornare indietro. Quell'energia incredibile, che ogni giorno ti trascina verso discorsi sempre più deliranti, ed è la stessa che porterà qualche migliaio di trumpelettori a radicalizzarsi e a sparacchiare in qualche sobborgo – del resto non è la stessa energia di chiunque si sia radicalizzato, in qualsiasi contesto? Se ancora credi che a Maometto freghi qualcosa delle vignette, se ancora credi che una vignetta su Maometto segni un punto nella fondamentale guerra per la libertà del pensiero. Che poi dà un'occhiata alla finestra, probabilmente hai visto un campanile. Pensa che tutto è cominciato con una dozzina di poveracci che non si rassegnavano al fatto che avessero ammazzato il loro leader politico-religioso, crocefisso dalle guardia come uno schiavo, pensa che energia hanno scoperto, che sia per caso l'energia che ci rende esseri umani? E d'altro canto è la stessa energia che ha fatto scrivere su milioni di giornali in tutto il mondo che il riscaldamento globale non esiste, insomma è l'energia che ci fotterà come specie, come la mettiamo?


Voi dite: fake news, sì, certo, c'è mercato per qualsiasi cosa, e quindi qualcuno produce fake news. Ma perché la gente ne ha bisogno? Voi dite: la gente è stupida, cerca le spiegazioni semplici, ma la maggior parte delle fake news sono molto più contorte della realtà: richiedono studio, applicazione. Io dico (e non credo di sbagliarmi): c'è qualcosa a cui la gente tiene più che alla realtà. Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς. Questo qualcosa è, il più delle volte, l'opinione che esprimevano ieri. Ieri gli è scappato detto che tutte le pecore sono bianche, nel frattempo ne è passata una nera, loro non lo ammetteranno. È solo sporca. No, non si può pulire, perché... potrebbe essere una malattia, potrebbe essere contagiosa. Ok, non è sporca e non è malata, ma evidentemente non è una pecora: prova ne è che è nera. Il veterinario dice che è una pecora perché si è messo d'accordo con voi, è un complotto alle mie spalle. Sentite, potrebbe effettivamente essere una pecora, ma accuratamente selezionata da un pool di operatori zootecnici attraverso orribili esperimenti, tutta una massoneria di operatori zootecnici disposti persino a votarsi a Satana pur di dimostrare che l'altro giorno mi sb.

Mi sb.

(Lo chiamerei "fattore Fonz", ma temo si tratti di un riferimento culturale ormai troppo remoto: in ogni caso è una delle energie che ci tiene eretti in piedi da quando siamo scesi dagli alberi, e diciamola tutta: i primi tizi che sono scesi dagli alberi avrebbero avuto mille motivi per ammettere di essersi sbagliati, ma ormai era fatta, indietro non si tornava, sui rami non si risaliva. O meglio: chi è stato furbo è risalito, noi siamo i discendenti degli altri).  


Forse tutta la letteratura dalla Bibbia in poi. Forse tutta la filosofia da Platone (mi hanno condannato a morte il maestro, eppure era il più intelligente! Perché non li ha sistemati con una delle sue ironie?) Si sbagliava Cristoforo Colombo a non dar retta a Eratostene. Si sbagliava pure Galileo, sulle maree almeno. Su quante cose si sbagliava Newton; e anche Einstein, probabilmente, qualche cantonata qua e là l'avrà presa. Marx ne ha prese parecchie; Freud ha passato la vita a sbagliare. Se ha sbagliato tutta questa gente, ma si può sapere chi cazzo siete voi. 

Si fa per dire, lo so benissimo. Esseri umani. Padri o madri di famiglia. Lottiamo per ottenere un minimo di autorità, e quando finalmente l'abbiamo, i piccoli cominciano a farci domande: molto prima che noi sappiamo le risposte. E allora facciamo quel tipo di muso duro che avevano i nostri progenitori sugli alberi, e non ci muoviamo. Non mi frega niente di quel che pensi tu, figliolo. Se io ho detto che non è una pecora, quella non è una pecora. In discussione non c'è più la pecora. Ci sono io e non posso permettermi di essere messo in discussione. Altrimenti tra due inverni deciderete che sono vecchio e smetterete di portarmi da mangiare. Tutta quest'energia.

Trovassimo un ingranaggio da farci girare; una biella un pistone, una pila di dischi di rame. Ci faremmo girare il mondo, con tutta questa energia. Credo.

Cioè no, scusate, ne sono sicuro.

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