mercoledì 2 settembre 2020

La scuola non era un parcheggio. Ieri.

Se a questo punto vi sembra che tutti vogliano disperatamente tornare a scuola, tranne gli insegnanti, può darsi che siate stati male informati da mezzi di informazione che ormai funzionano (quel poco che funzionano) indicando il Nemico del Mese: ci sono stati i runner, i giovinastri in "movida", con l'estate sembrava che sarebbero tornati i classici migranti ma ormai è settembre ed era abbastanza naturale che toccasse a noi. In parte.


Se a questo punto vi sembra che tutti vogliano tornare a scuola tranne gli insegnanti, ecco, in parte succede anche perché gli insegnanti in quelle scuole ci sono già tornati, e hanno realizzato quello che la maggior parte degli studenti e dei genitori e dei giornalisti e dei loro committenti ancora non ha capito, ovvero: la scuola che comincerà a settembre, non è quella che abbiamo lasciato in marzo. 

A quella torneremmo tutti volentieri. Ed è quella che ci state chiedendo da mesi di riaprire. La scuola con le campanelle e l'intervallo tutti assieme, le corse tra i banchi e la macchinetta delle merendine, le prof che ritirano i quaderni eccetera eccetera. Ecco: quando ci chiedete di riaprire le scuole, voi ci chiedete questo. Ci state chiedendo la Normalità. E fosse per noi figuratevi, non vedremmo l'ora di darvela. Ma indovinate: non dipende da noi. Né dal ministero, o dalla commissione, o dagli enti locali, tutte istituzioni e persone che senz'altro avrebbero potuto commettere meno errori e ingenuità – ma anche in quel caso, a settembre ci saremmo comunque trovati in una situazione non molto diversa da quella in cui ci troviamo adesso. 

Adesso tutti vogliono tornare alla Normalità, tutti sperano che la Normalità sia quella cosa che succede quando finalmente si potrà tornare a fare uscire i ragazzi da casa – il che è assolutamente naturale, se c'è una cosa che ho detestato in questi mesi è la retorica per cui la scuola non è un parcheggio. Allora io ci lavoro e garantisco che tutto è la scuola meno che un parcheggio, per il banale motivo che i bambini tutto sono meno che macchine ferme che dove le metti restano. È (era) un luogo estremamente dinamico, spesso caotico, dove succedono cose in continuazione e se fosse un settembre come un altro avrei davvero voglia di tornarci. 

Invece stamattina dovevo mettere del nastro adesivo per terra, che indicasse ai bidelli la posizione dei banchi che da qui in poi non si potranno più spostare. A questi banchi è previsto che i ragazzi restino seduti in media per cinque ore, con una breve interruzione che temo in molti casi non potranno che trascorrere in un corridoio contiguo, possibilmente senza incontrare i compagni di altre classi. Niente corse, niente cambi di banco, niente escursioni in biblioteca, niente macchinetta delle merendine, niente. Molti genitori ancora non si sono resi conto: molti ragazzi intuiscono ma preferiscono non pensarci; gli insegnanti ci stanno già sbattendo il naso (con la mascherina). Questa è la scuola che riapriremo tra due settimane. Questo è il parcheggio. 

E funzionerà? Studenti che hanno smesso di vivere l'ambiente-aula a marzo, tra due settimane dovranno abituarsi a restare seduti per cinque ore. Magari ce la faranno – non sarebbe la prima volta che mi stupiscono. Ma a occhio sarà molto faticoso per loro. E certo, anche per noi. (Noi poi diventeremo anche categoria a rischio, ma questo è un altro discorso ancora).

8 commenti:

  1. Certo che ce la faranno, così come ha fatto mio figlio di 10 anni che a giugno è andato a scuola in presenza e ha ripreso da ieri le lezioni alle elementari. Oggi hanno ripreso anche i miei figli più grandi che vanno alle superiori. L'unica differenza è il paese in cui vivono.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. certo che ce la faranno. altrettanto certo che in tutti i paesi in cui si è ripresa la didattica (con la lodevole eccezione della Danimarca, 6 mln di abitanti, ossia Roma + Milano e qualche spiccio)i contagi si sono impennati. semplicemente non esiste un modo di farli tornare a scuola in sicurezza. bisognerebbe avere il coraggio di ammetterlo

      Elimina
    2. Non è proprio così, qui in Belgio (dove vivo) a giugno, quando i ragazzi dell'ultimo anno di liceo e quelli delle elementari hanno seguito le lezioni, non c'è stata nessuna impennata. L'aumento di contagi, tra i giovani in particolare è avvenuto più tardi dopo che le misure di sicurezza sono state allentate e le persone hanno ripreso a viaggiare di più. Ci saranno sicuramente dei casi e dei contagi ma dobbiamo imparare a convivere con il rischio prendendo tutte le precauzioni possibili per proteggerci a vicenda.

      Elimina
    3. Se non sbaglio in Belgio le classi sono composte di massimo 15 alunni ridotti anche a 10 per il Covid. Almeno così mi sembra di aver letto nel documento del CTS nella parte in cui descrive come si è affrontata la pandemia all'estero.

      Elimina
  2. non vedo la pars construens...

    RispondiElimina
  3. Ti aspettavo al varco, Leonardo. Quindi gna'a famo vero?

    RispondiElimina
  4. Ma scusa,se dovete imbullonare i banchi perché tutta sta menata con i banchi a rotelle?
    Osteria!
    Categoria a rischio!
    Chissa gli autisti dei mezzi pubblici "in deroga"(...😆)al 100% della capienza!
    Santi subito!!!😇

    RispondiElimina
  5. Cmq sarebbe bello intanto se un insegnante non mettesse la virgola fra soggetto e verbo ("la scuola che comincerà a settembre, non è quella che abbiamo lasciato in marzo.").

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi. Se è una sciocchezza posso cancellarla.