giovedì 26 maggio 2022

10. E cominci a detestare i processi meccanici e i tuoi comportamenti

[Non vorrei che pensaste che questo non è l'ennesimo episodio della Gara, un torneo di canzoni di Battiato, oggi tutte comprese in 12 intensi anni in cui Battiato ha cantato qualsiasi cosa, da Fleur Jaggey a Salvatore Di Giacomo al rai]. 



1993: Atlantide (testo di Carlotta Wieck, #72)

 
"Il suo re Atlante conosceva la dottrina della sfera gli astri la geometria, la cabala e l'alchimia". Cos'è questa roba? Di solito Fleur Jaeggy non si vergognava a prestare le sue liriche a Battiato, firmandole col suo vero nome (sì, Fleur Calasso Jaeggy è il suo vero nome). Il fatto che stavolta preferisca nascondersi dietro uno pseudonimo non promette molto bene, e in effetti il testo di Atlantide è poco più di una finta leggenda – se mi ricorda la caduta di Numenor è perché ho più dimestichezza con Tolkien che con altri pompierismi di area Adelphi. Però insomma questi Dei che si dividono il mondo, queste kitschissime cabale e alchimie mi ricordano inevitabilmente quel pezzo di Labranca su Calasso e il suo mondo: "Vede, vuole fare il raffinato e poi cade nella trappola del peggior Barocco brianzolo. Angeli, sindoni, mercuri alati… bleah. Prima o poi rischierà di scegliere qualche pagliaccio triste o qualche marina di Camogli all’alba". Anche a Battiato alla fine è capitato qualcosa del genere, che di raffinatezza in raffinatezza si è ritrovato a cantare canzonette da pianobar (ed è comunque un motivo per cui lo amiamo, avercene di pianobaristi come lui). Musicalmente Atlantide è meno banale ma non così memorabile: per sua ammissione c'è un po' di Stockhausen, un coro armeno, un soprano bulgaro "tutto mischiato insieme".   


 1999: Era de maggio (#57)



Battiato nella sua vita da performer non è che si sia tirato indietro. Ha suonato ai festival di Re Nudo, tenendo una nota sola per minuti e minuti in mezzo ai freak, ha suonato in Iraq e all'Eurovision ma se dovessi dire la cosa più coraggiosa che gli è capitato di fare, secondo me ha duettato in tv con Massimo Ranieri. E non una canzone qualsiasi, ma un classico della canzone napoletana, Era de maggio, già incisa in Fleurs. Il duetto in sé va come era prevedibile che andasse: Battiato non era nemmeno troppo in forma e Ranieri appena entra lo distrugge, che altro può fare Massimo Ranieri? Ma il contrasto può servire per farci capire cosa stava cercando di fare in Fleurs: essiccare le canzoni, strapparle al loro contesto specifico e metterle sotto vetro; nel caso di Era de maggio denapoletanizzarle, eliminando quell'enfasi teatrale che ha senso quando una canzone deve difendersi nei vichi, ma che rischia di distrarci dalla pura bellezza di un testo e una musica, che io in effetti senza Battiato probabilmente non avrei ascoltato. È in effetti lo stesso procedimento che porta Battiato a cantare Lied con la sua voce educata ma non impostata: i puristi non ci troveranno niente di interessante; chi non si era mai interessato scopre un mondo. 

2001: Personalità empirica (#185)

 

Quando non coincide più l'immagine che hai dite con quello che realmente sei. Prendiamo, non lo so, Personalità empirica: parte la drum machine e poi in una botta un Ciaikovskij da pianobar, i vocalizzi moreschi di Natacha Atlas e Sgalambro che sgalambra pensoso in sottofondo e in francese. E tutto questo in qualche modo suona credibile, suona Battiato, ma forse questo è proprio il problema: ormai possiamo aspettarci di tutto, se la seconda strofa la cantasse il Gatto Silvestro o Jim Kerr per noi sarebbe uguale, sarebbe comunque tipico Battiato. Se a partire da Clic il giovane B. aveva iniziato a constatare l'impossibilità di fare musica, a tagliarsi tutti i ponti alle spalle e a ritrovarsi davanti solo il Silenzio del rumore, un quarto di secolo dopo il problema è l'inverso: pezzo dopo pezzo, esperimento dopo esperimento, Battiato ormai si è creato un mondo in cui può fare letteralmente tutto quello che gli passa per la testa, un universo di possibilità: e paradossalmente è proprio questa possibilità infinita a non consentirgli più di evadere da sé stesso, perché tutto quello che tocca diventa comunque Battiato, un brand inconfondibile, una gabbia di ferro battuto. Sgalambro dice che vorrebbe abbandonare la propria personalità e lo capiamo, succede a tutti di non sopportare più le persone con cui si vive, succede anche a chi vive da solo e forse più spesso. Gli anni Zero sono stati disorientanti per tutti: tutto era diventato immediatamente disponibile, la musica del passato parcellizzata in mp3 suonava più smagliante che mai e anche campionarla non richiedeva più nessuna particolare abilità o gusto. Battiato può fare quello che vuole e quindi non sa più cosa fare: il rischio di farsi il verso da solo è fortissimo e lui lo vede pure, ma non può farci niente. 

2004: 23 coppie di cromosomi (#200)



L'inflazione che caccia nelle mani dell'individuo, in un gesto solo, miliardi di marchi, lasciandolo più
miserabile di prima, dimostra punto per punto che il denaro è un'allucinazione collettiva. Trent'anni e più dopo Sirena, Battiato e Maurizio Arcieri si ritrovano per Dieci stratagemmi: sono entrambi molto cambiati. Le loro collaborazioni in questo disco del 2004 non riescono a scrollarsi di dosso una sensazione di déja vu, come se per entrambi la priorità fosse mantenere una propria riconoscibilità: per esempio 23 coppie di cromosomi è un brano perlopiù elettronico che suonerebbe per qualche motivo un po' più Chrisma che Battiato (forse saranno i quattro quarti ben scanditi), non fosse per gli sgalambrismi declamati dallo stesso Battiato al microfono, che richiamano immediatamente Campi magnetici, o purtroppo ci fanno sentire quanto poco sia necessario riproporre tutto questo dopo l'exploit di Campi magnetici.

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