mercoledì 18 maggio 2022

1. Tra noi si scherzava a raccogliere ortiche

[A un anno dall'apparente scomparsa del compositore e interprete Franco Battiato, sono felice di invitarvi alLa Gara, un inutile ed estenuante torneo in cui si sottoporranno al vostro giudizio le canzoni più diverse incise da Battiato nei suoi quasi 50 anni di carriera. Si vota su Facebook, qui, ma si può litigare anche qua sotto nei commenti. Oggi occorre scegliere tra queste quattro concorrenti:]


1968: Vento caldo (#256)

Tra 1965 e 1968 l'aspirante cantautore Francesco "Franco" Battiato le prova un po' tutte, accodandosi a più di una tendenza musicale. Vento caldo è il suo tentativo proto-prog, ed è uno dei mille brani che in quel periodo risentono del successo di A Whiter Shade of Pale dei Procul Harum tentando di imitarne la formula: l'inserimento di melodie classiche nei brani pop. Se i Procul si erano limitati a ispirarsi a Bach, l'anno dopo gli Aphrodite's Child avevano fatto il botto copiando di pacca il Canone Pachelbel ed evidenziando i vantaggi economici del procedimento: i compositori classici non ti possono denunciare, non possono prendersi i diritti, non sono neanche iscritti alla siae e incidentalmente hanno scritto un sacco di riff orecchiabili: bisogna essere fessi per non provare a scopiazzare qualcosa. Battiato fesso non è, ma ha comunque idee strane: è la prima volta che arrangia un brano e non vuole rispettare i 4/4 che per l'hit parade italiana sono ancora molto importanti e forse è ossessionato da un brano non così facilmente canzonettabile come il Concerto n.1 per pianoforte e orchestra di Ciaikovskij. Lo ritroveremo trent'anni più tardi in un brano di Ferro Battuto, ancora abbastanza incongruo – ma nel frattempo lo avremo memorizzato a causa di caroselli e pubblicità. Il testo è l'ennesima variazione su un tema che perseguitava ben più ossessivamente gli ascoltatori di canzonette: l'estate sta finendo. Anche Battiato in seguito ci regalerà variazioni esistenziali e metafisiche sul tema, ma per ora la situazione è molto più semplice: l'estate sta finendo e ti devo lasciare. È anche un involontario commiato di FB alla Polydor, che lo fece uscire solo nel 1971 quando l'artista era ormai assorbito da altre avventure musicali. 


1972: Fenomenologia (#128)

Un brano dal primo album del Battiato Sperimentale Anni '70, Fetus. Rispetto ai due dischi successivi, a Fetus manca un vero leitmotiv, ovvero ce n'è più di uno ma sono meno ricorrenti e riconoscibili. Del resto è un'opera prima, quel tipo di disco in cui ci sono sempre più idee del necessario: in seguito gli artisti imparano come economizzarle. E c'è ancora molta chitarra acustica, uno strumento che FB maneggia con più sicurezza del synth, per cui c'è questa curiosa inversione: quando si tratta di fare atmosfera, Battiato ricorre alla chitarra arpeggiata (qui all'inizio e alla fine del brano), mentre dal synth tira fuori i riff più rumorosi e in generale il baccano. Riflettendoci, forse una specie di leitmotiv sono le scale discendenti, suonate in momenti diversi sia con la chitarra (qui all'inizio) sia col synth. In Fenomenologia compare anche il primo ritornello mutuato dal lessico scientifico: qui FB mette in musica la formula geometrica della doppia spirale, ovvero "x1 = a*sen (ωt), x2 = a*sen (ωt + γ)".


1981: Centro di gravità permanente (#1)

Per organizzare questa cosa futile e assurda che è un torneo di canzoni di Franco Battiato, avrei bisogno di un ranking, ovvero una classifica che ci consenta di identificare le teste di serie e gli sparring partner, distinguere insomma le canzoni favorite da quelle che non hanno nessuna speranza ed evitare che due pezzi importanti si scontrino subito. Siccome una classifica del genere non esiste, siccome nessun critico musicale ha concepito l'idea insana di mettere in fila le canzoni incise da Battiato in mezzo secolo in cui ha suonato veramente di tutto, dal mandolino al sintetizzatore al tuner della radio alle polifonie mongole... ho deciso di usare come parametro il numero di ascolti su Spotify, dove di Battiato c'è quasi tutto. È una metrica abbastanza discutibile (molti ascoltatori di FB non lo ascoltano su Spotify) ma è l'unica che avevo. E il brano più ascoltato in assoluto di Battiato su Spotify è, a sorpresa, Centro di gravità permanente. Perché a sorpresa? Perché ero arciconvinto che fosse La cura. Forse speravo che fosse La cura, perché il primo brano del ranking è il brano da battere, la Juventus, il Real Madrid, e io in effetti La cura non lo sopporto: se perdesse nelle eliminatorie contro una serie di rumori random ne godrei. Invece Centro di gravità permanente è un gran pezzo, come faccio a tifare contro? Si trova nella stessa situazione di A Day in the Life nel torneo dei Beatles, e proprio come A Day è un brano che riesce a tenere assieme identità diverse e apparentemente contraddittorie: sperimentazione e giro di do, postmoderno e pop da classifica. Ha anche uno dei suoi testi più riusciti, con una serie di formule icastiche che ci sono rimaste in testa da allora: in particolare continua a colpirmi quel "tra noi si scherzava a raccogliere ortiche" che nel 1981 doveva suonare un bilancio su tutte le ortiche avanguardistiche raccolte e coltivate da FB nel decennio precedente. Ma i tempi stavano cambiando, era il momento di incassare. Centro di gravità permanente è veramente il centro di gravità della produzione battiatesca: tutto quello che ha fatto prima o dopo vi ruota intorno. 


1998: È stato molto bello (#129)

Un'altra estate sta finendo, ma stavolta è decisamente una stagione della vita. A un certo punto (è difficile capire quando) la tematica elegiaca è diventata per Battiato un appuntamento fisso, obbligato, anche un po' ridondante. Succede agli artisti che hanno la fortuna di invecchiare – prendi, che ne so, Bob Dylan: l'anno prima aveva inciso Not Dark Yet e chissà se si immaginava di avere ancora vent'anni e più di carriera davanti. Lo stesso Battiato, avesse saputo quante elegie avrebbe scritto in seguito, forse ne avrebbe scritte meno, ma come faceva a saperlo? E invecchiando di che altro doveva scrivere, di antichi amori? (lo ha fatto) Di decadenza dei costumi (Hai voglia). È stato molto bello è un brano quasi perfettamente aggiornato alle sonorità degli anni in cui è uscito; qualcosa di lento e ipnotico che si poteva mixare ai Massive Attack di Mezzanine senza perdere troppa faccia, con Battiato e Sgalambro che davanti al Mistero torcono le rispettive eloquenze, accontentandosi di parole semplici e assai pesanti: "io non invecchio, niente più mi imprigiona". "Non domandarmi dove porta la strada" (del resto dove volete che porti?) È notevole che un autore così spesso tentato di usare la lingua tedesca per suggerire un'aura di cultura, qui richiami il Faust di Goethe senza vantarsene, forse senza nemmeno accorgersene, con la nonchalance di chi non si sa se sta accennando al transito della sua vita terrena o a una cena con gli amici: è stato molto bello.  


– Votate il brano di oggi

5 commenti:

  1. Quelle equazioni lì sono due moti armonici unidimensionali con stessa ampiezza e pulsazione sfasati di "gamma"; se rappresentate su un diagmamma x vs t, danno la doppia elica del DNA vista "di profilo", e il punto dovrebbe essere proprio quello, "la vita", "il maestro" ne avrà visto il disegnino su un qualche manualetto di fisica 1, ed è corso a infilarcele.
    Gran disco; un tempo ne avevo anche la versione in inglese; nel booklet pare fosse in programma una tournè coi Magma, che saltò per via del fatto che qualcuno si ruppe qualcosa.

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    1. Ma ha fatto un tabellone tipo tennis, con centro di gravità permanente testa di serie numero 1?, secondo me può non vincere (ma ci va vicino).

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    2. Sì, lo devo ancora mettere a posto bene ma c'è un tabellone con 256 canzoni

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    3. Oh mio dio, ci prenderà 64+16+4+1=85 giorni, completare LaGara XO

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