Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi. Noi no. Donate all'UNRWA.

venerdì 29 giugno 2007

e comunque

...io sono felice se con Veltroni la Precarietà diventa l'Emergenza.
Peccato che non sono più Precario.
Da oggi.

giovedì 28 giugno 2007

pelato e spettinato


Arriva Walter (appunti)

Gli applausi
Troppo pochi. Allora è meglio niente. Oppure oceanici. Vedrete che Fede li monterà continuamente.

La testa.
La testa è tutto Veltroni. Sono magro e rigoroso come Fassino, però ho anche il doppio mento bonario alla Prodi. Sono pelato come Phil Collins, però ho anche i capelli sbarazzini da eterno giovincello. La chierica di Veltroni è un vero mistero: allo stesso tempo pelato e spettinato, com’è possibile? Sembrano due teste assemblate.

Gli occhi.
Dietro gli occhiali s’indovinano rughe secolari. È uno stanco cronico, lavora molto. Però in occasioni come queste ci vorrebbero una palpebra più alzata.

Il discorso.
Troppo lungo! Ma cosa pretendi, chi è che dovrebbe starti a sentire dalle cinque alle sei? Se almeno avesse avuto tantissime cose da dire, ma si è ripetuto spesso. A un certo punto ha anche detto: “Mi ripeto, e so di farlo”. Mi ripeto e so di farlo. Sembra una frase da innamorato all’ultima spiaggia.

Si muoveva molto
Gli hanno spiegato di non stare fermo impalato, e di guardare a destra e a sinistra. Lui, diligente, si mette a guardare a sinistra e a destra e intanto ondeggia in senso inverso: bascula a sinistra e guarda a destra, dà un colpo a destra e guarda a sinistra. Il risultato di questa strategia comunicativa è simile a quello di Funari quando cercava i testi di Jack Folla sui gobbi incrociati (se non ha i gobbi, tanto peggio: sembrava ne avesse tre mescolati nel pubblico). In quella trasmissione che hanno chiuso dopo tre puntate, esatto.

Il confronto con Berlusconi ’94 è significativo: lui stava seduto e guardava fisso in camera: “Ciao, sono l’uomo della Provvidenza e sto parlando solo a te, a te, a te!”. Veltroni ’07 sembra piuttosto voler dire: “Ehi, sto dicendo tante cose, qualcuna vi interessa? potrebbe interessare al signore laggiù a sinistra? O a quello laggiù a destra? Eh? Qualche scatto laterale, come se udisse rumori improvvisi. Io lo avrei tenuto bello fermo, invece, con tanto di leggio e microfono fisso come a un congresso, e il dinamismo lo avrei reso con movimenti da una macchina e dall’altra, però io non capisco niente di comunicazione.

All along the watchtowers
Gli hanno detto “per carità niente santini sullo sfondo, piuttosto tanti bei paesaggi rassicuranti, tante torri, l’Italia è tutta torri, siamo tutti a nostro agio sotto le torri”. Mah. Boh. Le torri sono un’arma difensiva, tanto per cominciare. E poi sono l’emblema di una classe dirigente miope e arroccata al suo particulare: nel tardo Duecento, invece di re-investire in welfare, ogni famiglia si costruiva la torre più alta di quella del vicino, e nel Trecento sappiamo tutti com’è andata a finire. Non lo sapete? Beh, recessione, crisi, carestie, pestilenze (si salvò solo l’industria del lusso, ricorda qualcosa?) Ecco. Le Torri ci ricordano che l’ignoranza e la stupidità della nostra classe imprenditoriale e dirigente hanno radici millenarie. Molto bene. Io avrei fatto senza diapositive, ma non sono mica un consulente.

I contenuti
Buoni, per carità. La cosa che mi è parsa più impegnativa è il sì al TAV, ma d’altro canto chi non è d’accordo ha a disposizione un sacco di partiti più a sinistra del Pd. Buono il risalto dato all’emergenza clima, un po’ noiosa la digressione sulla previdenza, ridondante il ritornello “lotta alla precarietà”, ma ha fatto bene a ricordare che i precari inglesi hanno più sicurezze dei nostri, è una cosa che i Blair alle vongole non sanno.
Io avrei lasciato perdere Prodi. Sono e resto un prodiano, mi sembra che in una situazione difficile si stia difendendo bene, ma cosa c’entra? Politicamente è fregato, bisogna dare l’impressione che cambi tutto. Come Sarkozy, il chiracchiano che ha cambiato l’etichetta sul chiracchismo ed è riuscito a venderlo ai francesi come roba nuovissima. E gli italiani non sono più furbi dei francesi, proprio no.

A whiter shade of pale.
Veltronismo puro. Voglio farvi sentire gli anni Sessanta, ma anche Johann Sebastian Bach. Potremmo essere al rinfresco della Prima Comunione di Pinuccia o in un film impegnato di Tullio Giordana, o anche in tutti e due simultaneamente.

La ragazza morta.
Il colpo basso alla fine ci voleva, e una lacrima non avrebbe guastato. Anche se c’è una terribile ironia in tutto ciò. I nostri ragazzi di oggi non sono tutti bulli e oche, io ho conosciuto una quindicenne saggia e consapevole. Ed è morta!

mercoledì 27 giugno 2007

a un'ora dal Secondo Avvento


Tra un'ora Veltroni scende in campo, e il mondo non sarà più lo stesso. Se - come me - non state più nella pelle, potete cominciare a ripassare.
La pietra di paragone è sempre questa.

martedì 26 giugno 2007

martiri del management

Si chiama Catania, risolve i problemi

Ora io mi rendo conto che un Paese dove bastano 200 pendolari in una stazione a bloccare tutta la circolazione ferroviaria è una vergogna.
E non è certo colpa di Trenitalia o delle Ferrovie: è colpa dei pendolari, quei perfidi, che profittando di una intrinseca debolezza del tracciato ferroviario organizzano i loro maledetti scioperi fiscali. Che non sono belli, perché vengono fatti davanti a tutti, creando molto disagio.
Diciamola tutta, gli scioperi fiscali non sono roba da pezzenti, ma da professionisti, che sanno farli di nascosto, dal commercialista, senza disturbare giornalisti e tv.

Del resto è anche vero che a 'sti poveracci hanno aumentato il biglietto da 15 euro a 60. Se non sbaglio è un aumento del 400%. Io comunque una soluzione ai loro problemi ce l’ho. Non so come. Di solito non trovo le soluzioni ai problemi, ma stamattina è diverso.

La mia soluzione ha di buono che è rapida e quasi indolore. Consiste in questo: una pattuglia di finanzieri, o carabinieri, o poliziotti (ma vanno bene anche i vigili del fuoco) va da Elio Catania e gli chiede 5 milioni di Euro. Lui cinque da darci ce ne ha di sicuro: quando era amministratore delegato di Trenitalia ne prendeva due all’anno di stipendio; anche se li avesse spesi tutti (e non si capisce come) l’anno scorso licenziandosi dovrebbe averne pigliati cinque di liquidazione. I casi sono due: o ha un pozzo in giardino e passa il tempo a buttarci le mazzette da cinquanta, oppure dovrebbe averne parecchi da parte. Magari investiti. Beh, li disinvestiamo. Siamo lo Stato sovrano, dopotutto.

Io poi non sono un ignorante, sapete, mi rendo conto che per fare una cosa del genere ci vuole un habeas corpus. Però secondo me non è difficile trovarne uno: le zecche e i pidocchi sui vagoni ci sono ancora o no? le linee sono aumentate o diminuite? Ed esiste o no in Trenitalia un buco da un miliardo e settecento milioni di Euro? Sì? Chi avevano chiamato a risanare? Elio Catania? Ha risanato? No? E si è pigliato pure la liquidazione? E vabbè, noi gliela chiediamo indietro. Secondo me non fa una grinza.
...anziché puntare al risanamento e al contenimento degli sprechi, ha fatto letteralmente esplodere i costi operativi, con una proliferazione dell’apparato dirigente e un incremento delle spese per appalti e forniture pari al 22 per cento. A causa della carenza di materiale rotabile e di personale è diminuito il numero di treni, sbagliando clamorosamente la programmazione degli orari offerti al pubblico. A una domanda crescente di servizi adeguati si è risposto con il raddoppio degli spot pubblicitari e una qualità largamente approssimativa. Tutto questo evidenzia il fallimento delle politiche aziendali. (Franco Nasso, Filt, via wikipedia).

Dovrebbe anzi ringraziare che non gli facciamo fare neanche una mezza giornata di galera. Ci mancherebbe: non ha fatto mica niente di male, a parte contribuire allo sfascio ferroviario italiano, che non è un reato in sé.
E siccome già sento qualcuno commuoversi per il povero ex consigliere d’amministrazione sul lastrico, un altro martire del management, vi rassicuro: no, sul lastrico per ora non ci va, considerato che attualmente è

- Membro del Consiglio di Gestione di Banca Intesa-San Paolo.
- Vice Presidente Assonime,
- membro di giunta Confindustria
- Vice Presidente del Consiglio per le Relazioni Italia Stati Uniti.
- Dal 26 aprile 2007, presidente dell'Azienda Trasporti di Milano su proposta del sindaco di Milano Letizia Moratti. E si capisce, uno così bravo a sfasciare le ferrovie vuoi che la Moratti se lo lasci sfuggire?

Ho fatto un rapido conto. Cinque milioni di euro divisi per i duecento pendolari che hanno bloccato i treni ieri fanno 25.000 € a testa, una media vincita ad Affari Tuoi. I pendolari pidocchiosi potrebbero comprarci una macchina a metano o GPL per andare a lavorare a nord e non rompere più le scatole alle ferrovie, che così potranno concentrarsi sulla loro mission: far viaggiare i businessmen in pendolino. Oppure possono investirli in qualcosa, diventare professionisti, dopodiché gli scioperi fiscali li faranno come tutti gli altri, privatamente e senza dirlo in giro. E saremo tutti contenti. Persino Catania, secondo me.

Sono convinto che lui quei cinque milioni di euro non li ha nemmeno toccati. Probabilmente gli fa schifo solo pensarci. Ma come, un professionista come lui sfascia le ferrovie e si fa dare una montagna di soldi in liquidazione? No, nessuno riuscirebbe a intascarli a cuor leggero. Allora forse non servono i carabinieri, basta un appello accorato: Catania, risolvi un problema, per una volta nella tua vita. Dai, smolla il grano. Lo sappiamo che ti vergogni. E non c’è niente di male. È anzi una cosa che ti fa onore. Smolla, su. È l’Italia che te lo chiede.

lunedì 25 giugno 2007

I am a dream

Mentre Prodi non è niente di più né di meno di un onesto funzionario di Stato sposato e non divorziato (comunque merce rara), Veltroni è molto di più, e di meno.

Veltroni è un Sogno: e i sogni aiutano a vivere meglio.
Prodi era rassicurante, ma a un certo livello le rassicurazioni non bastano più. Per rassicurare servono spiegazioni, statistiche, proiezioni, yawn. Gli italiani non vogliono essere rassicurati: vogliono essere sedati. Veltroni è l’unico che fa sognare il Trenta per Cento. No, riflettendo bene ce n’era un altro: Berlusconi.
Perciò non dirci più “I have a dream”, che sarebbe un po’ banale: di’ la verità: “I am a dream”. Il sogno che la tua generazione ce la farà, metterà d’accordo tutti, i neri con i bianchi e i padani coi mafiosi; Luxuria si fidanzerà con Ratzinger e tu celebrerai le nozze durante la Notte Bianca, al Colosseo, prima di uno spettacolo di gladiatori per la pace nel mondo.
Nel sogno veltroniano il futuro è una mescolanza di ricordi del passato, tutti virati in rosa: Kennedy e Che Guevara forse erano nemici, eppure nessuno mi proibisce di appendere i poster nella stessa cameretta. Il Novecento è principalmente un bello spettacolo, ma anche molto culturale. C’era Martin Luther King e c’erano le figurine Panini. E c’era anche Don Milani, anzi Veltroni si considera un allievo di Don Milani. Cresciuto a crostini e Lettera a una professoressa. C’è un piccolo problema.
Nel sogno veltroniano, tutto è ridotto a figurina. Se Che Guevara si riduce a un simpatico guerrigliero, Don Milani probabilmente ce lo ricordiamo come un simpatico prete che si arrabbiava perché le maestre borghesi bocciavano i figli dei contadini. Cattivone, le maestre borghesi! La lezione che Veltroni e i suoi coetanei hanno capito, leggiucchiando Don Milani, è che Bocciare È Cattivo. Una perfida usanza borghese.
Basta scavare un po’, mettersi a leggere neanche tanto, per rendersi conto che Don Milani era un personaggio molto più complesso e più ruvido. Per esempio: non sopportava la Ricreazione. Nel suo primo libro, Esperienze pastorali, scrisse proprio un capitolo "Contro la ricreazione" che a suo parere era tempo sottratto allo studio e al lavoro. L’arcivescovo lo esiliò a Barbiana e lui ne approfittò per creare un esperimento educativo irripetibile, anche perché se qualcuno riprovasse a ripeterlo al giorno d’oggi finirebbe in galera per plagio o sequestro di persona: gli alunni di Barbiana studiavano dodici ore al giorno senza giorni festivi e senza ricreazione.
Se il piccolo Walter avesse veramente studiato a Barbiana, se avesse provato a introdurre illegalmente un album di figurine, Don Milani probabilmente glielo avrebbe strappato di mano e lo avrebbe segregato in una stanzetta con compiti extra di matematica. Vaglielo a spiegare, al simpatico prete, che anche la figurina Panini “è cultura”. Milani aveva un’idea arcigna e guerrigliera della cultura. Quando seppe che alcune ragazzine del paese scendevano a valle a ballare, attaccò una predica che non finiva più. Le ragazze proletarie non devono ballare! Devono partecipare alle riunioni sindacali e di partito, altroché. A quindici anni.
UNA RAGAZZINA: Alle riunioni sindacali e politiche non si capisce nulla.
DON LORENZO: A fare quelle mossettine in sala da ballo ti riesce e a seguire una riunione politica e sindacale che ti prepara a essere più capace, più sovrana, ti pare di non essere capace? Eppure probabilmente l’anno prossimo andrai a lavorare e avrai davanti responsabilità immense: licenzieranno una tua compagna di lavoro e dovrai decidere se scioperi o no per lei, se difenderla o no, se sacrificarti o non sacrificarti per lei, se andare in corteo davanti alla prefettura o davanti alla direzione, se rovesciare le macchine e rompere i vetri oppure se tu dovrai zitta zitta chinare la tesata e permettere che la tua compagna sia cacciata fuori a pedate dalla fabbrica. Tu queste cose le dovrai decidere l’anno prossimo e per ora ti prepari twistando in una sala da ballo?[…]
La preparazione alla vita sociale e politica, o oggi o mai. L’età giusta è questa.
(Don Lorenzo Milani, Anche le oche sanno sgambettare (1965), Edizioni Stampa Alternativa, 1995, pagg. 16-17).

Veltroni è la formula alchemica per trasformare ogni Passatempo in Fatto Culturale, e poi, con procedimento inverso, ogni Fatto Culturale in Divertimento. Una parola che Don Milani odiava: divertirsi è scantonare, scordarsi dei propri problemi. Molto meglio rovesciar macchine e rompere vetri. Don Milani sarebbe il profeta dei Black Block, se i BB leggessero e non indulgessero anche loro alle danze e al divertimento. Diciamo allora che Don Milani è un po' troppo tosto per i Black Block - figurarsi per Veltroni.
Veltroni invece è, definitivamente, il Sindaco di Roma, l’erede di una lunghissima tradizione di questori la cui principale preoccupazione era Divertire il popolo sotto-occupato, sedarlo a furia di Circenses. Pensate alla Notte Bianca. Pensate cosa ne scriverebbe Don Milani, se potesse parlare con la lingua sua. Per lui, innanzi tutto, il mondo si divideva in oppressori e oppressi, una distinzione che Veltroni non saprebbe applicare correttamente. Lui stava con gli oppressi e li esortava a bere caffè, a stare in piedi di notte per studiare, per leggere un libro in più, per recuperare la distanza culturale dai padroni. Veltroni invece li tiene alzati per far festa, tutti in fila col bicchiere in mano mentre i padroni si allungano in tribuna vip. E non ci sarebbe niente di male: ma deve anche prendersi Don Milani, deve scrivere “I care” sui manifesti. Ci metterà anche la foto di Don Milani, il prete buono che non voleva bocciare gli asini. Ci stamperanno pure le magliette.
Veltroni è la trasformazione della Storia in Sedativo, e il bello è che funziona: il Passato è roba forte, avvolgente, e ciascuno di noi ha almeno un punto debole. Nessuno è indenne.
Guardate Wittgenstein: quanto si è dato da fare in queste settimane per ringiovanire la classe dirigente. Bene, bravo, non fosse che nel frattempo Veltroni ti organizza al Circo Massimo un concerto dei Genesis. I Genesis. Un gruppo di pelati tronfi che erano già pelati tronfi quando io portavo le braghette. E lui va in sollucchero. Si può rinnovare la classe dirigente e andare ai concerti dei Genesis? Non c’è una contraddizione? No. Non c’è mai una contraddizione, se in città c’è Veltroni.
Io lo voto anche subito. In un mondo di sognatori, stare svegli è fighissimo.

venerdì 22 giugno 2007

e manco mi pagano


Domenica provano a riaprire il Mattatoio (già Mattatoyo, quando andavano di moda le Y), in via Rodolfo Pio 4 a Carpi, antico luogo deputato all'assassinio di suini di cui noi indigeni andiamo ghiotti, in era postmoderna riconvertito in locale Arci fighettoide ma mai abbastanza per decollare. E cos'ha stavolta di diverso, direte voi?
Per esempio c'è Enzo in cartellone (c'è anche Anais). C'è il personale dello juta cafe'.
E c'è anche il concerto degli Ex-Otago.
Io avrei migliaia di cose più interessanti da fare a Carps la domenica, figuratevi. Invece ci vado.

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