Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

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martedì 31 luglio 2007

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Votate per lui! Non ha niente di meglio da fare!

In Italia ci sono molte ingiustizie, e si sanno. La criminalita' organizzata, gli incendi, i rifiuti, e poi il fatto che Pannella non sia un senatore, che se ci pensate e' un ingiustizia clamorosa. E non dite, per favore, che e' colpa sua se ha perso le elezioni; per prima cosa non e' vero (c'e' un'inchiesta in corso, dicono), ma soprattutto, cosa c'entra? Uno con la sua storia, le sue conquiste, i suoi digiuni, i suoi referendum, ma insomma, vi sembra giusto che tanti cialtroni possano fare gli scontrini alla buvette di Palazzo Madama e lui no?

Secondo me non ci dorme la notte, su questo fatto. Un pisquano eletto qualsiasi piglia diecimila euro al mese minimo; di che offrirsi donne e polvere in quantita', e lui no! Lui che con quei soldi ci farebbe solo opere di bene, del tipo salvare i bilanci della sua radio per la millantesima volta, e poi finanziare la lotta contro la pena di morte nel mondo, il partito radicale transnazionale, e via e via, non c'e' limite e non c'e' fondo, il problema e' che non ci sono neanche i soldi, perche' e' stato trombato.

Di striscio, ma trombato.
Per un cavillo tecnico, ma trombato.
E quel che e' peggio, e che Capezzone no! Capezzone e' alla Camera in una botte de ferro, e si puo' permettere persino il beau geste di lasciare meta' della sua superpaga di parlamentare ai Radicali Italiani di Pannella, che se lo vede ormai lo sputa! Nel piatto dove mangia! E' una situazione a dir poco indecorosa. Voi che fareste, se foste in lui? Lui si candida alle primarie del PD. E chiamalo fesso. Fesso e' stato ad allearsi con Boselli, uno che fa perdere voti a chiunque. Invece ora, ha qualcosa da perdere? Puo' aritmeticamente perdere piu' voti e sostenitori di quanti ne abbia persi con Boselli? No. Puo' solo guadagnare, e guadagnera'.

Le primarie non sono mica elezioni normali; sono carrozzoni tutti nuovi, ancora da scoprire. Pannella non fa parte della compagnia, ma la segue a ruota, col suo baule di ricordi da svendere. Appena il circo apre, lui si mette all'ingresso e mette in mostra la mercanzia: siori e siore! Offrite qualcosa per l'uomo che ha portato il divorzio in Italia! Siori e Siore! se non c'ero io, le donne non abortivano, i maxiprocessi non si facevano! Prego, guardate, in questa foto peso 30 kg., stavo digiunando per questo e questaltro! Siori e siore! L'uomo che investi' Toni Negri, che vesti' Cicciolina! Votate per me! Votate!

Per gli impresari del carrozzone si apre un problema: cacciarlo o no? C'e' chi dice no, siete pazzi? Con la sua foga da imbonitore e' riuscito a fare entrare gente che non sarebbe venuta mai! Altri scuotono la testa: lui non e' mica un tizio che fa casino gratis. Lui, se non lo mandiamo via, tra un po' verra' a esigere la sua percentuale.
"E che male c'e'? Si chiama democrazia".
"Si chiama mercato, veramente".
"L'e' l'istess"

Mettiamo che Pannella vada alle primarie e faccia il 5%. Con la sua faccia, con le sue battaglie, eccetera eccetera, e' una stima per difetto. Potrebbe anche superare il 10. Complimenti. E dopo? Fondera' una corrente? Partecipera' ai coordinamenti? Certo, perche' no? Ma soprattutto, chiedera' e otterra' un collegio blindato. Giusto per scongiurare il ripetersi di questa ingiustizia che rende l'Italia una nazione inferiore a tutte le altre, e cioe' il fatto che gli italiani si siano permessi sciaguratamente di trombare Pannella alle elezioni, con tutto quello che ha fatto per loro.

Diciamo che in primavera si vota. Pannella torna a Palazzo Madama. Incassa stipendio, versa contributi. E poi? Secondo voi quanto ci mette a uscire dal Pd e confluire nel gruppo misto? Dite che aspetta il rifinanziamento all'Iraq o il Dpef? O le pensioni, o il welfare? Quante volte avrebbe potuto cadere Prodi, se la maggioranza fosse stata appesa al voto di Pannella?

In conclusione: a chi giova la candidatura di Pannella nel Pd? A Pannella? Moltissimo, fate il calcolo in migliaia di euro al mese. Al Pd? Pochissimo, considerato che una volta eletto Pannella mandera' all'aria la sua corrente Pd con la stessa fretta sbarazzina con cui ha sputtanato, in pochi mesi, la gloriosa Rosa nel Pugno.

Tutto questo naturalmente non ha nulla a che vedere col dibattito sulle procedure. Da un punto di vista procedurale non so se abbiano fatto bene a bocciare Pannella; probabilmente no; in fondo siamo in democrazia, e abbiamo diritto di farci fottere anche da Pannella, se vogliamo. E se insistiamo lui avra' persino il dovere morale di farlo. Quello che si chiama investitura. Ecco.
Ma investitelo voi. Io non me la sento.

PS. A proposito delle sue gloriose battaglie: ma i diritti civili, non se li fila piu' nessuno? Fino a qualche mese sembravano il discrimine tra la Civilta' e l'Incivilta': e oggi? Da una parte c'e' Capezzone, che nel suo nuovo partitino network si e' semplicemente scordato di parlarne; dall'altra parte Pannella che non li deve considerare poi cosi' fondamentali, se si decide a entrare in un partito con la Binetti. Resta Boselli, ma dove c'e' Boselli non c'e' politica; c'e' sfiga e basta.

giovedì 26 luglio 2007

don't care about the old folks

Secondo voi domenica sera a Mirandola, a vedere Soda Fountain Rag, la rivelazione indiepop norvegese, quanta gente c’era? Provate a dire.

Sbagliato, un centinaio. Età media: cinquant’anni. Questo secondo me è interessante, Soda ne ha trenta in meno. Il suo vero nome è Ragnhild Hogstad Jordahl, ma ha preso il nome dalla prima canzone scritta da Duke Ellington a quindici anni (una volta mi piaceva parecchio, Duke Ellington. Adesso ascolto Soda Fountain Rag). Si presenta in inglese: “Salve, sono Soda Fountain Rag e non so l’italiano, ma non importa, tanto non dico niente di importante”. Mentre canta suona la batteria in piedi; il bassista a sinistra, il chitarrista a destra, a cinquant’anni ci arrivano a malapena in tre. Alessandro, l’impavido indie-promotor dei Le Man avec les Lunettes che guida la band su e giù per la val Padana, siede in prima fila e non osa voltarsi indietro. Che cosa sta succedendo.

Fontana dell'eterna giovinezza (frizzante)


Un’ordinaria storia padana. Al castello dei Pico il comune aveva organizzato un ciclo di incontri sulla condizione femminile, “la Fortezza delle donne”. Un assessore conosce Alessandro, Alessandro ha un tour da organizzare, Soda è una ragazza di oggi che scrive canzoni d’amore per le ragazze di oggi, per cui ok, si può fare, perfetto.

Ma il pubblico? Il tipico pubblico dei concerti indiepop si muove sostanzialmente attraverso blog e radio (soprattutto radio). A Mirandola l’unica radio da cui captare indiepop era Antenna Uno, e ha chiuso. I blog in luglio languiscono, sono poco letti e chi li scrive è in giro per i festival. Insomma, è un periodaccio, ma che importa? La piazza davanti alla rocca è piena, perché il comune di Mirandola ha il suo zoccolo duro di partecipanti ad eventi culturali. Cinquantenni emiliani, il sale della terra. Si sono bevuti i comizi di Pajetta, la corazzata Potemkin, le retrospettive di qualunque cosa, le feste etniche e il ritorno della pizzica, figurati se non sono in grado di bersi, perdonatemi il giochino, Soda Fountain Rag. Anzi: va giù che è un piacere, la ragazzuola.
L’Indiepop è un universo cantabile e rassicurante, il porto necessario e senza pretese dove ripararsi quando le angosce dell’adolescenza cominciano a diventare angosce adulte. È un mondo che si schiude confortevole al primo ascolto, strofa ritornello strofa ritornello, questa gente si è bevuta molto di peggio senza batter ciglio. Così la radice punk di questi ragazzini, che a mille miglia da casa suonano come nel loro garage, si ritorce contro sé stessa: i punk sputavano ai vecchi, Soda li intrattiene. Suo malgrado, forse, ma li intrattiene. I punk sputavano ai vecchi, i vecchi hanno vinto.

Se avesse il coraggio di voltarsi, Alessandro scoprirebbe che sta andando tutto bene, gli umarells brizzolati reggono il colpo, mantengono un’aria concentrata ed applaudono bulgaramente ogni volta che la canzone s’interrompe. Paradossalmente sono i giovani i meno attenti: stanno in fondo, nella zona bar, chiacchierano e gestiscono i figli, sì, perché son poi giovani per modo di dire, sulla trentina andante. Fa un bel fresco, tira persino il vento, che nella Bassa di luglio è un sospirato miracolo.

Penso che questa cosa è interessante, ma non so da che parte tirarla. Potrebbe trattarsi di una parabola sull’età pensionabile, sì? In Norvegia investono sui giovani, in Italia sui pensionati, ecco il risultato: una ventenne norvegese che canta per un pubblico di pensionati italiani che nel tempo libero estivo si annoia talmente tanto da trovarla interessante. Ma è una forzatura: è domenica sera, i giovani italiani non sono mica in fabbrica a lavorare per pagare i contributi ai loro vecchi sibariti. Sono a Marina di Ravenna a fottersi fegato e capillari, ballando roba che i vecchietti di stasera non percepirebbero nemmeno come musica, così come noi non percepiamo certi infrasuoni interessanti per i cani. Invece percepiamo l’indiepop. Musica composta ed eseguita da gente rigorosamente più giovane di noi. Accordi che si tirano giù al primo ascolto, canzoni che sapremmo suonare meglio, in teoria. Cos’è questa regressione? Ho sempre pensato che a una certa età avrei cominciato ad ascoltare Schubert, a legger Proust. Col cacchio. Ascolto Soda Fountain Rag.

Quando avevo vent’anni ascoltavo Paolo Conte, e non ero mica il solo. In gita scolastica al liceo, tutti a cantare Un gelato al limon, possibile? All’università ho incontrato Enzo, e anche lui ascoltava Conte (giuro). Perché lo facevamo? Beh, perché ha scritto canzoni favolose, e anche molto cantabili (e di nascosto ballabili). E poi per darci un tono, certe ragazze non le intorti coi Van Halen in autoradio. È l’età in cui si impara a bere i liquori e ad annodare le cravatte.

Poi arriva un’altra età, la cistifellea manda segni pessimi, la cravatta che ti sembrava ironica comincia a stringerti il collo, ti manca il fiato, e Paolo Conte è l’ultima cosa che ti viene in mente di ascoltare. Non c’è più nessuna necessità di affettare gusti adulti, anzi, lode a Dio se trovi ancora un posto dove ti fan ballare. Eppure hai bisogno di carne fresca, hai bisogno di canzoni nuove, e l’indiepop è una manna dal cielo. Fa lo stesso se Soda canta di amorazzi puberali, ha ragione lei, le parole non sono importanti. Conta la musica, e questa musica è… giovanile. Colui che scrisse che giovanile è il contrario di giovane aveva maledettamente ragione, ma c’è poco da fare ironia qui. Qui gli anni precipitano, e ci si aggrappa a quel che c’è. Soda canta e io per lei sono solo uno dei brizzolati che ascoltano e applaudono. Ho cinquant’anni? Ne ho trenta? Secondo voi una ventenne norvegese sarebbe in grado di apprezzare la differenza? Meglio non chiedere, ascoltare e battere il tempo con gratitudine. Sto combattendo la Vecchiaia, vediamo chi vince.

Per fortuna ci sono anche i bambini. A loro non interessa sembrare adulti o giovani, a loro non interessa sembrare; loro ascoltano la musica e queste strofe, questi ritornelli, sono fantastici. Ogni tanto c’è persino un na na na na, tutto quattro quarti, non è meraviglioso? Così in realtà abbiamo passato metà del concerto a guardare un bambino che con due bacchette suonava una batteria immaginaria, con rullante charleston e pure il campanaccio. Era fantastico, così gli abbiamo rubato l’anima. Però è venuta scura.

martedì 24 luglio 2007

Coi tuoi problemi di avviamento, 2

Neanche la nostalgia è più quella di una volta

In fondo cosa vedi di una macchina, dopo tante chiacchiere e reclame, la prima volta che la incontri per strada? Il sedere.
Il sedere della nuova 500 – l’ho visto – non è un granché. E questo è curioso. Voglio dire: cosa ci voleva a disegnare una 500 carina?
Io non sono un designer e probabilmente neanche tu che leggi lo sei, ma di sederi di macchine ne abbiamo visti parecchi e tutto sommato le regole per costruire un remake di successo di una polverosa utilitaria del passato le conosciamo. Li fissarono in un reparto design californiano della Volkswagen J Mays e Freeman Thomas, più o meno 10 anni fa: nessuna pretesa filologica (tecnicamente parlando il New Beetle non aveva nessuna parentela col maggiolone); del vecchio modello si prendono le curve che hanno ancora un vago senso estetico o razionale, si annullano le altre, si semplifica e si ingrandisce. Dopo il maggiolone è arrivata la Mini, di cui la 500 è un’emulazione quasi imbarazzante.
E dunque: dato il modello di partenza, date le regole del gioco, era quasi impossibile disegnare una macchina bruttina, eppure al Lingotto ce l’hanno fatta. Com’è stato possibile?
Eppure vista dal vivo la piccoletta non ha granchè di eccitante: è un trabiccolo mediamente ben disegnato, con molta plasticaccia dentro, con un muso da vecchia 500 e un retro da nuova Mini.
(The Design Council)

In un certo senso questa macchina è arrivata tardi. Con le sue linee curve, la vecchia 500 era il modello ideale per un remake di successo alla fine degli anni Novanta, quando furoreggiavano le carrozzerie tondeggianti e bombate. È curioso che la catastrofica inaugurazione torinese, dovendo introdurre il presente, abbia usato accanto agli ormai ecumenici ballerini hiphop, la musica di quel periodo: Prodigy, Underworld, Lauryn Hill, tutta gente che alle mie orecchie ormai devastate da Polaroid suona più datata dei Beatles, ma è anche vero che nel frattempo ho cambiato tre indirizzi e persino qualche fidanzata (senza parlare dei mestieri); a qualcun altro sembrerà invece l’altroieri.
Comunque oggi le macchine non le fanno più così, lo avrete notato. Non è che la linea curva sia andata in pensione; diciamo che i designer se ne sono stancati anche se non hanno ancora trovato qualche idea altrettanto buona; così ora mettono qualche spigolo più vivo, qualche linea retta, qualche accenno di pinna, qualche fanale appuntito, nulla di veramente rivoluzionario. La verità è che siamo in una fase di transizione, e la 500 la sconta tutta. È tonda senza il coraggio di esserlo veramente. Dev’esser dura citare gli anni Cinquanta ma allo stesso tempo non sembrare roba anni Novanta. C’è una brutta crepa tra le cose già degne di nostalgia e quella che nessuno ha ancora rivalutato, quelle vecchie e basta, e la 500 non voleva cascarci dentro. Il risultato è deludente.
In pratica in FIAT hanno fatto così: hanno preso una Panda, modificato la carrozzeria per farla assomigliare ad una versione peggiorata della 500 originale, “ritoccato” il prezzo del 30% e investito un miliardo di euro in pubblicità per far credere al vulgo profano trattarsi di automezzo “cool” e degno di essere posseduto dalla gente che piace. (Sviluppina)

Allo stesso tempo però è un risultato che consola. L’Italia industriale, lo sappiamo, si trova al bivio: o china la testa al made in China e si rassegna a una rapida decadenza, o si riconverte tutta quanta all’unica cosa che in teoria sa fare bene (o che cinesi e indiani non sanno ancora fare meglio): la qualità artigianale, l’eccellenza, l’alta moda, eccetera. Però trasformare un’intera nazione nel famoso Polo del Lusso non è un’operazione indolore. Per strada c’è ancora tanta gente bruttina, che non ha soldi per vestire elegante, oppure non ne ha voglia. Se lo stivale deve diventare un centro commerciale trendy, più Lafayette che Oviesse, anche noialtri che siamo perlopiù inservienti, o inservienti di inservienti, dovremo darci un contegno: curare il trucco e l’acconciatura; e anche la macchina, mi raccomando, carina. Già.
Il problema (ma è davvero un problema?) è che la Fiat, storicamente, strutturalmente, tradizionalmente, le macchine non riesce a farle carine. Sono nate scatolette in lamierino, e Lapo o non Lapo continuano a sembrare scatolette in lamierino. E meno male! Sul serio, è persino consolante pensare che nell’Italia del lusso e dell’extralusso, Alfa Lancia Macerati Ferrari Lamborghini, c’è ancora un ufficio design che non riesce, per quanto s’impegni, a disegnare una bella macchina. Il problema è che te la fanno ugualmente pagare come un’opera d’arte: ecco, questo non è giusto.

La Fiat è arrivata tardi anche all’appuntamento con la nostalgia – la Fiat arriva sempre tardi. Mentre a metà '90 i californiani ridisegnavano il maggiolone, a Torino cercavano di vendere come “Nuova Cinquecento” l’ennesima scatoletta in lamierino, un po’ più tondeggiante del solito. Quella del jingle di Gino Paoli, qualcuno si ricorda? No? Ecco. Quando Lapo diceva la Fiat deve tornare a essere figa, non stava parlando di nessun periodo storico in particolare: si stava semplicemente inventando un passato che non c’è mai stato. La Fiat non è mai stata figa, non si è mai posto il problema. La sua vocazione alla bruttezza non era una tabe ereditaria, ma una precisa scelta di marketing: dopo aver dato una macchina (simpatica, certo non 'figa') agli italiani poveri ma belli del boom, si era guardata intorno, e nel mercato mondiale dell’automobile aveva scelto di vender macchine soprattutto nei mercati emergenti: il Sudamerica e l’Europa dell’Est. Era come se dopo il boom italiano la Fiat volesse cavalcare un boom mondiale che non c’è mai stato. Col senno del poi aveva torto, ma ancora negli anni Ottanta sembrava un ottimo calcolo: avere una buona posizione in un mercato emergente significa costruirsi opportunità enormi.

Se queste opportunità non si sono mai veramente realizzate, non è colpa della Fiat. Il mondo ha girato in un certo modo. Negli anni Ottanta abbiamo scoperto che gran parte dei Paesi in via di Sviluppo non si stavano sviluppando affatto, che non avrebbero mai avuto i mezzi per procurarsi nemmeno le 126, né le strade per farle girare. Con la caduta del Muro anche il mercato dell’est è diventato più competitivo. La Fiat si è dovuta rassegnare a rincorrere le altre case automobilistiche europee nella lotta per conquistare il sempre più esigente automobilista globale.

Questo automobilista è un po’ antipatico, si sa. È nato in una società del consumo adulta, satura, ha già visto di tutto. Vuole la novità, ma allo stesso tempo ne ha paura. Gli piace la nostalgia, e pazienza se è nostalgia per cose che non ha mai vissuto; tanto è cresciuto davanti alla tv e nemmeno se ne accorge. Vuole l’utilitaria perché tiene poco posto, però vuole anche la prestazione sportiva. Vuole tutto e paga bene, quindi ben venga la Cinquecento. È tutto un po’ discutibile, e ampiamente discusso: che senso ha fare concorrenza in un settore già inflazionato da macchine oggettivamente più “fighe”, Mini in testa? Dovremmo comprare per amor di patria una macchina prodotta in Polonia? Ma come, l’idraulico polacco ci fa paura e l’assemblatore polacco di scocche lo dobbiamo apprezzare a prescindere? Perché invece di sedurre i fighetti la Fiat non rimane fedele alla sua tradizione, e non sforna macchine solide per i nuovi proletari, che sono tanti, anche se non parlano bene bene l’italiano? Non è una sconfitta che i magrebini continuino a preferire le Peugeot, o si mettano a comprare le Logan? Davvero nell’Italia del lusso non c’è spazio per una casa automobilistica, una sola, che faccia ancora auto per i poveri ma belli e non per i paesani rifatti? Di pretenziose scatolette in lamierino non bastavano le Y scolpite da Gabbana?
Quello che mi pare deludente è lo spot svenevole-epico con le scene di “Nuovo cinema Paradiso” montate assieme alle immagini in bianco e nero di personaggi e momenti della storia italiana. L'idea, confezionata con tutta la retorica estetica del caso, è drammaticamente datata (Wittgenstein)

Tutto questo annegherà, è già annegato, in una campagna pubblicitaria senza scrupoli, che pompa l’irrazionale ai massimi livelli e tra Madre Teresa, Falcone e Borsellino trasforma un’utilitaria in una protagonista del Novecento. Un secolo già ampiamente finito, ma chi se ne frega. Ne venderanno un botto. E le strade d’Italia sfoggeranno l’ennesima scatoletta in lamierino, con qualche pretesa in più.
Voglio augurarmi che sia una fase. Se la fiat è il destino dell’Italia, spero che abbia la sagoma vagamente squadrata della Panda a metano. Bruttina, forse, ma ha un carattere, una dignità, un senso, che la 500 non ha. E persino il sedere è più simpatico.

sabato 21 luglio 2007

dei bambini non si sa niente


In fondo io e te non siamo altro che mammiferi, per cui potete farci qualsiasi cosa, purché non tocchiate i bambini! Noi vogliamo tanto bene ai bambini!

Passaparola: c'è un tizio che va in giro per le spiagge d'Italia in apecar, indovinate cosa fa, è un vero mostro, con la sua demoniaca macchina fotografica egli fotografa i bambini! I nostri bambini! Gli ruba l'anima e la mette su internette!

Non passa giorno che in tv non si parli di qualche bambino scomparso, di qualche traffico d'organi, in tv hanno così cura per i nostri bambini. Non resta che barricarsi in casa, non divulgare foto né ecografie, per il bene dei nostri bambini! Perché noi sappiamo cosa è bene per i nostri bambini. In sostanza, la cosa migliore è tenerli in casa davanti alla tv.

Capito, piccolo? In spiaggia non ti ci porto, c'è il maniaco fotografo di bambini. Al centro commerciale no, basta voltarsi un attimo e finisci riciclato in qualche traffico di cistifellee di bambini. Invece qui in soggiorno c'è tutto quel che vuoi, il lego, le macchinine, il dvd di Nemo coi contenuti speciali, oppure anche solo la tv, puoi accenderla se vuoi, non può farti male la tv... a meno che...

Oddio, non ci posso credere, c'è uno stronzo che sta raccontando il finale di Harry Potter! Senza preavviso! Tappati le orecchie, presto! No! E' troppo tardi! Troppo tardi!

Maledetti!
Ma vi rendete conto?
Ma lo sapete come sono fatti i bambini?
Ma vi preoccupate mai veramente per loro?

mercoledì 18 luglio 2007

Vizi italiani (3): siam vecchi (ma mica fessi)

Giù le mani dai vecchi!
(Sono una risorsa nazionale...)

Tra un signoramia e l’altro bisognerebbe anche cercare di essere ragionevoli. L’Italia è la nazione più vecchia del mondo, quindi è abbastanza scontato che abbia una delle classi dirigenti più vecchie del mondo. Può non piacere, ma ha un senso. Quindi: ha un senso passare mesi e mesi a scontrarsi a videocamere accese sull’età pensionabile? Sì, un senso ce l'ha eccome: perché per quanto l’argomento possa sembrare poco sexy, è questo che intriga la maggior parte degli italiani: non la guerra in Iraq, non la pena di morte del mondo, non la droga in periferia: la panchina ai giardinetti. Può dare fastidio, ma ha una sua logica strutturale (e se poi, dopo esservi lamentati, andate a vedere i Genesis al Circo Massimo, in fondo siete vecchi dentro anche voi).

Quindi va bene, avanti col dibattito: potrà sembrarvi logorante, ma in fondo è democrazia. Quello che invece non capisco è il concetto di conflitto generazionale; ovvero, lo capisco benissimo, ma non mi convince molto. Gli alfieri dell’innalzamento dell’età pensionabile (Bonino in testa) insistono sul concetto: se continuiamo a sborsare per baby-pensionati di 58 anni, non avremo soldi per le giovani generazioni che ne han tanto bisogno. Ora, magari Bonino & company potrebbero aver ragione. Ma non sono convincenti, e le loro istantanee non ci restituiscono l’immagine del mondo in cui viviamo. Se guardo fuori dalla finestra non vedo nessuna trincea di pensionati, assediata da giovani squattrinati e famelici. Quello che vedo è un sacco di ventenni scapestrati che fanno ancora molto affidamento sulla pensione di mamma e il lavoretto in nero di papà. Insomma il conflitto generazionale, come lo vedono i politici, ha tutta l’aria di una fantasia nata alla buvette di Montecitorio.

Provate a mettervi in un 25enne di oggi (per alcuni di voi non sarà difficile). Da una parte vedete una generazione di pensionati e pensionabili che ha votato il centro-sinistra, ha vinto le elezioni (seppure di striscio), e adesso – giustamente – difende lobbisticamente i suoi interessi. Che non sono i vostri, è chiaro. Dall’altra parte invece chi c’è? Ci sono i giovani? No: ci sono politici che sostengono di voler innalzare l’età pensionabile per risparmiare soldi da… dare ai giovani? In che forma? Sul serio? Ci crediamo?

In pratica, caro 25enne: da una parte hai tuo nonno, dall’altro Emma Bonino o Padoa Schioppa. Di chi ti fidi? A chi lasceresti il malloppo? Io non avrei un dubbio, neanche un po’. Diamoli al nonno, è più probabile che alla fine ti arrivi qualcosa. Conflitto generazionale? Davvero i giovani sarebbero così stupidi da mettersi contro i vecchi, che in Italia sono la maggioranza? No, non ha senso. I giovani, istintivamente furbi, hanno probabilmente capito che in Italia i vecchi vanno utilizzati come una risorsa. Perché sarà vero che non abbiamo petrolio né diamanti, e anche a metano non siamo messi benissimo, ma vecchi pensionati ne produciamo a profusione. E allora sfruttiamoli, no? Del resto, come fa notare Suzukimaruti, funzionano da dio. Sono spesso più produttivi di noialtri. Altro che panchina: continueranno a lavorare per altri 10 anni, salvo che lo faranno in nero. Spendendo poco, perché sono risparmiatori di natura… E secondo voi chi erediterà tutto quanto?

Se io fossi un 25enne, probabilmente farei molto più affidamento sull’eredità del nonno pensionato che sul destino del mio TFR. La mia prospettiva a lungo termine non esclude lo squagliamento delle calotte polari e l’emigrazione nella fertile Terra di Baffin; secondo voi posso avere fede nella sopravvivenza dell’INPS di qui a 40 anni? Inoltre, se avessi 25 anni probabilmente sarei un precario, in attesa che un vecchio vada in pensione per prendere il suo posto. Secondo voi accenderò ceri a Maroni o alla Bonino, che gli innalzano l’età pensionabile? Ma neanche un po’. Io voglio che vada in pensione, anche perché probabilmente è mio nonno, o mia madre, e una volta in pensione potrò lasciarle il bambino il pomeriggio, risparmiando un fracco di soldi su asilo e baby-sitting.

Adesso coraggio, onorevole Bonino, mi dica che i soldi ricavati dallo scalone aveva intenzione di devolvermeli sotto forma di assegni per l’asilo e per il baby-sitting. Su, andiamo, me lo dica, coraggio. Non voleva darli a Montezemolo e ai suoi poveri piccoli imprenditori, vero? Non voleva darli a Pannella per la sua nuova campagna mondiale sui diritti civili, no, no. Voleva darli a me. E io volendo potrei crederle, in fondo ha una faccia abbastanza rassicurante. Invece mi fido più di mio nonno.

Se ne avessi ancora uno. Ma sono morti tutti e due abbastanza presto.
Facevano mestieri usuranti.

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