venerdì 16 aprile 2004

Detto tra avvoltoi

"Mangia, su"
"Non ho fame".
"Eddai..."
"Ho detto no".
"Prova questo, è fresco".
"Mi fa senso"
"Questo è diverso, sta andando forte, è un italiano..."
"Hanno tutti lo stesso sapore".
"Scherzi? Dico, ma l'hai mai visto come muore un italiano?"
"Muoiono tutti allo stesso modo".
"Come puoi dire una cosa del genere".
"Crolla la pressione, il sangue non affluisce più al cervello, e si muore. Non l'avessi mai visto".
"Ma questo è morto a testa alta, è un eroe! Mangia, su!"
"Ho la nausea stasera".
"E' fame arretrata. Su, un bel boccone, poi un po' di lacrime, ti caghi un bel pezzo sulla guerra al terrore, e domani sei come nuovo".
"Sono stanco, vedo grigio, tutti questi morti non hanno senso".
"Sembra così all'inizio, ma poi..."
"Poi?"
"Poi cominci a farti il gusto, a capire le piccole differenze, ti concentri su quelli buoni e lasci perdere i cattivi".
"Sono così tanti. Solo a Falluja..."
"Lascia perdere Falluja, è contorno".
"600 morti, donne, bambini..."
"L'italiano è buono. E' un eroe. Un italiano così vale tutti gli iracheni che vuoi. Non lo vedi? Fanno tutti la fila intorno all'italiano, hai notato?"
"Mi fanno schifo".
"Eddai, si deve pur mangiare".
"E poi mi dispiace per lui".
"Certo che ti dispiace, dispiace a tutti, ci mancherebbe!"
"Ma non è mica colpa mia".
"Certo che non è colpa nostra! E' tutta colpa dei terroristi! Maledetti terroristi! Maledetti! Mangiamo, adesso?".
"No, non mi va proprio. Scusa".
Scusate.

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