Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

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mercoledì 29 ottobre 2008

"Gli incidenti sono stati provocati ad arte"


Ho come la sensazione che tra breve i nostri soliti racconti da reduce del g8 non interesserano più nessuno.

(In bocca al lupo, eh, ragazzi).

Il blog è morto, 367

(E anche l'accendigas non se la passa tanto bene)

>O carissimo

>ehi, come va

>bene. Ti stavo giusto cercando su facebook. Dove 'azzo sei?

>credo di non esserci

>NON SEI SU FACEBOOK???

>è grave, dottore?

>e dire che una volta passavi le ore sul pc

>ma appunto
>siccome conosco già talmente tanti altri modi di perdere tempo

>ma stai facendo qualcosa di particolare?

>sempre  quel blog, sai, leonardo blogspot eccetera

>Già è vero 
>Ma ci scrivi ancora?

>Anche troppo.

>E ti leggono?

>Beh, qualcuno sì

>Io avevo capito che i blog ormai erano morti

>Sì
>più o meno dieci anni fa

>No, io avevo capito che erano morti di recente

>Maddai

>perché li aveva uccisi facebook.

>non lo sapevo.

>Sei un po' fuori dal giro, eh?

>Lo ammetto.
>Che altro si dice?
>Dai aggiornami.

>Per esempio
>tu usi ancora l'accendigas?

>Beh sì
>Non dirmi che è morto pure quello

>Morto e sepolto

>Dannazione
>Ma chi è stato?

>Il cavatappi

>???
>Spiegami meglio

>Non c'è niente da capire, sai come sono le tendenze
>la gente non usa più l'accendigas, è una tecnologia superata
>adesso si usa il cavatappi


>Per accendere il gas?

>Ma no ovviamente. Per cavare i tappi.
>Mi pigli per il culo?


>Non oserei mai. Altre novità?

>Ti do una dritta. Hai degli ombrelli in casa?

>Ebbene sì. Devo buttarli via?

>Il prima possibile.

>E sostituirli con?

>Non è ancora chiaro
>appena ne so qualcosa di più ti chiamo


>Posso suggerire una macchina da cucire

>???

>Dicevo: al posto degli ombrelli, si potrebbero usare le macchine da cucire

>Ma te sei scemo

>Scusa, credevo di aver capito

>No, tu non capisci mai
>Sei un caso disperato
>Ora stacco, mi suonano al citofono


Arci è offline.

Che antico, ha ancora il citofono.
Forse avrei dovuto dirglielo, che il citofono è morto.
(Lo ha ucciso twitter).

lunedì 27 ottobre 2008

Nonnumquam frivolus amentique similis

Nemmeno della sua stessa imbecillità volle tacere, affermando in alcuni brevi discorsi di averla simulata di proposito, durante l'impero di Caligola, per sopravvivere e raggiungere la sua presente condizione. Ma non convinse nessuno... (Svetonio, Le vite dei dodici Cesari)

C'è solo un Francesco

No, alla fine a Roma non sono venuto. Il sabato lavoro; e non era il caso di prendersi ferie, con l'aria che tira, e con lo sciopero di giovedì.

Così, quando credevo fosse giunta l'ora, ho acceso la tv, ma sul Tre era troppo presto per Veltroni. Invece sul Due c'era Dj Francesco che presentava un programma musicale contro la camorra.
Su Dj Francesco naturalmente si possono scrivere cose orribili, ma io oggi non voglio farlo. Voglio soltanto chiedervi: che effetto vi fa, nella stessa frase, “Dj Francesco” e “contro la camorra”? A me dà una vertigine particolare, di cui si parlerà più tardi.

Mentre DjF faceva del suo meglio, ho dato un'occhiata al mio sito (questo), dove timidamente stava nascendo un dibattito su Cossiga. La domanda, la solita: ci è o ci fa? Per me – l'ho scritto – si tratta di un vecchietto che sbaglia i dosaggi e straparla. Altri non sono d'accordo: per Non ne so abbastanza (che comunque ne sa a pacchi) Cossiga è sempre stato lucido, e le sue straparole costituiscono un messaggio meditato. Anche questo è possibile: di certo è quello che Cossiga vorrebbe farci credere.

Io resto scettico. Non sono un cossigologo, ma il personaggio un po' mi ha sempre affascinato. Talvolta l'ho trovato simile a uno dei più ambigui imperatori romani: Claudio. Se i misteri italiani vi snervano, provate a pensare che su Claudio gli storici si dibattono da secoli, e la domanda è la stessa: c'era o ci faceva? Prima che fosse acclamato imperatore, egli era disprezzato da tutti i famigliari: perché? Aveva qualche malformità, un handicap che gli storici non hanno voluto tramandare? Pare che sbavasse molto, e qualcuno ha ipotizzato una polio, o qualche forma di paresi infantile. Comunque, mentre il nipote Caligola dava l'aria di essere un pazzo geniale, Claudio passava per un mediocre deficiente. E in questo modo sopravvisse a tutte le purghe e congiure, dedicandosi ad astrusi studi di Storia.

Però quando i pretoriani ammazzarono Caligola, trovarono Claudio nascosto dietro una tenda, e lo acclamarono imperatore. Da qui la leggenda di Claudio che si finge stupido per ottenere il potere. Ora, senz'altro l'uomo non era l'imbecille che tutti fino a quel momento avevano creduto. Fu persino un discreto imperatore. Ma probabilmente non era nemmeno così furbo come avrebbe voluto far credere: lo provano le disavventure con le due ultime mogli, Messalina che lo tradiva in pubblico e Agrippina, che lo avvelenò. Insomma: genio o idiota? La risposta è probabilmente nel mezzo.
Ma se invece fosse alle estremità? Dopo aver passato i primi cinquant'anni della sua vita a fingersi idiota, Claudio impiegò i successivi quattordici a fingersi un abile politico e stratega. Ecco, credo che Cossiga si trovi in una situazione in qualche modo simile: un mediocre appassionato di Storia che la Storia ha sballottato, premiandolo ben oltre i suoi meriti, ma anche condannandolo in eterno a sembrare più stupido (o più intelligente) di quanto non sia mai effettivamente stato.

Nel suo caso il discrimine non è stato tanto l'arrivo al Quirinale (nei primi cinque anni fu un Presidente assolutamente mediocre, rispettoso dell'etichetta ai limiti dell'immobilità), quanto il fatidico 1989. Le famose “picconate alle istituzioni” cominciano qualche mese dopo. Si tratta di dichiarazioni immaginose e spesso volgari (per l'epoca: Cossiga è stato uno dei principali svecchiatori del linguaggio politico italiano: prima di lui si parlava per “convergenze parallele”, adesso si dice serenamente “papocchio” e “inciucio”). Con le picconate il Presidente, non ancora Emerito, si conquistava la prima pagina dei giornali, dando l'impressione di cercare un consenso popolare al di fuori dal bacino del suo vecchio e rinnegato partito. Sin dall'inizio, l'opinione pubblica si divise in imbecillisti e intelligentisti... In realtà questi termini non furono mai usati, infatti me li sto inventando in questo momento, ma capiamoci: a chi diceva: “è diventato matto” si contrapponevano già allora i subodoratori di chissà quali astuzie e complotti.

In realtà le sue picconate non ebbero esiti pratici paragonabili alle inchieste del pool di Milano; che le istituzioni fossero in crisi ce ne saremmo accorti anche senza le sue esternazioni: e se il fine ultimo era conquistare un bacino elettorale e imbastire un carriera politica post-quirinale, Cossiga lo fallì miseramente, dando vita a effimeri partitini sotto il due per cento. Insomma, la tesi intelligentista non regge alla prova dei fatti. Viceversa, la tesi imbecillista trova qualche riscontro persino in dichiarazioni dell'interessato, che non ha mai negato di avere attraversato periodi di depressione, durante e dopo il Quirinale. E durante le depressioni si può anche straparlare, specie se resti solo davanti ai microfoni. Poi magari ti passa, e cerchi di dimostrare che non hai perso la ragione, e che tutto quello che dici aveva un senso, che insomma, tu sei più intelligente di quello che sembravi. Ma non c'è nessun complotto a questo livello. C'è solo il tentativo – legittimo – di salvare la faccia. Negli ultimi vent'anni Cossiga ha alternato periodi di relativo silenzio a dichiarazioni molto forti – si è persino auto-accusato di avere ucciso Moro, perché? Qual era il messaggio in codice? Posso sbagliarmi, ma il messaggio che ho decrittato io è: “Ascoltatemi. Ho bisogno di attenzione. So molte cose e non sono pazzo”. No, non lo è. Magari è una forma lieve di mitomania, tutto qui.

Cossiga è stato un sobrio servitore dello Stato, di ferrea osservanza atlantica, fino al 1989. Poi ha cominciato a dire molte sciocchezze ai giornalisti. Proprio nell'anno in cui l'Alleanza Atlantica ha perso il suo nemico naturale, il Patto di Varsavia. Non credo sia una coincidenza. Per dirla brutalmente: fino al 1989 Cossiga era un uomo degli americani. Dal 1989 in poi gli americani se ne sono disinteressati, cominciando a flirtare con polacchi e ungheresi. Il suo dramma è quello di tutti noi italiani, che fino al 1989 abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, credendoci simpatici e geniali; e invece no, eravamo semplicemente sponsorizzati dagli USA per motivi geopolitici. Quando il Muro è caduto, la pacchia è finita, e Cossiga si è messo a straparlare per occultare il fatto che non aveva più niente d'interessante da tacere. Quelli che fino a pochi mesi prima erano segreti di Stato (Gladio), Cossiga li ha immediatamente svenduti come argomenti da polemichetta sui giornali, sinceramente stupito e addolorato che ci fossero ancora persone talmente dabbene da prenderlo sul serio, e magari votarne l'impeachment.

Questo non significa che le sue uscite non siano interessanti. Ripeto, l'ultima è stata illuminante. Non escludo nemmeno che possa avere avuto un effetto sul brusco retro-front di Berlusconi sulla polizia nelle scuole. Ma che Cossiga abbia mirato consapevolmente a questo, beh, mi pare forte. Insomma, quante sciocchezze deve dire il vecchietto, prima che gli intelligentisti si rendano conto che sta semplicemente esprimendo un bisogno d'attenzione?

Io credo che dietro all'intelligentismo ci sia un altro problema. Cossiga fa parte, nel bene e nel male, del mondo della nostra infanzia. Lui vegliava su di lui, con metodi discutibilissimi. Ma vegliava su di noi: ci faceva sentire importanti. Non era il grande vecchio, decisamente no. Più simile a una pedina piazzata su una casella strategica. Da giovani fantasticavamo su cosa sarebbe successo nel momento in cui ci saremmo liberati di lui e di tutti quelli come lui. Ma sembrava una prospettiva impossibile. Fantascienza.

E poi un giorno, puf! Lui e i suoi amici hanno davvero smesso di essere importanti. Sarebbe bastato un colpo d'aria per mandarli via. Avremmo potuto prenderne il posto, ma non eravamo preparati. Nessuno ci aveva preparati. La sola idea di fare senza di loro ci dava la vertigine. E così ce li siamo tenuti. Continuiamo a trovarli molto intelligenti, anche se ormai sragionano visibilmente. Continuiamo a odiarli e a ritenerli complici di chissà quali complotti, perché qualsiasi complotto è meglio del Caos. Proprio non ce la facciamo, a sbarazzarci dei vecchietti. E nel frattempo stiamo invecchiando anche noi.

Finché un giorno non cominci a sentire troppa puzza di muffa e ti rendi conto che sarebbe ora di aprire le finestre, affidare l'Italia ai giovani, e cioè... a Dj Francesco. E la sola idea ti dà i brividi. Dj Francesco contro la camorra. No, non ce la faccio, non riesco a crederci, non posso. Rimettiamoci a parlare di Cossiga, subito. Cosa starà complottando? Qualcosa di molto subdolo, spero. Qualunque cosa.

giovedì 23 ottobre 2008

Salva il mondo, salva il p-d-leader

L'imboscata

Caro Walter Veltroni,
ho ricevuto la sua lettera in cui mi chiede di partecipare alla manifestazione nazionale del PD di sabato. Le dirò, ci sto riflettendo. Mi sto interrogando su tante cose.
Per esempio, mi sto chiedendo fino a che punto sia stato corretto creare una banca dati con gli indirizzi di chi ha votato alle Primarie. Non si faceva prima a tesserarci tutti? Ah, già, ma il Foglio vi aveva spiegato che bisognava fare il partito moderno, all'americana, senza tessere. E tuttavia, in un qualche modo un “partito con quattro milioni di tesserati” mi suona meglio di “partito con un indirizzario di quattro milioni di cittadini”. Ma vabbè, questi son dettagli.

Mi chiede di andare in piazza il 25 d'ottobre per salvare l'Italia. Bello slogan, eh. Se poi vado sul sito e cerco qualcosa di più concreto, delle proposte... non ce n'è. A meno che io non creda che manifestando contro il governo, il governo cadrà come una pera matura. Ma non funziona così di solito, no? Altre volte si sceglieva il punto debole dell'avversario e si attaccava tutti compatti lì: per esempio, il 23 marzo di Cofferati era contro l'abrogazione dell'articolo 18: semplice e concreto. Ma stavolta?

Ok, c'è la petizione sui tagli alla scuola, questione sacrosanta; ma ci si sorprende a pensare: meno male che la Gelmini sta facendo questi tagli, così abbiamo qualcosa di concreto contro cui manifestare. Insomma: adesso sappiamo per cosa combattiamo. Anche se è ben curioso, no? Questa manifestazione è stata programmata in giugno.

Caro Veltroni, secondo me programmare una manifestazione a quattro mesi di distanza è stato un grandissimo errore. Direi che basterebbe questo a farmi seriamente dubitare sulle sue doti di stratega e di leader. In quattro mesi può succedere di tutto: infatti è successo di tutto. Prima si è fatto rubare la scena da Di Pietro, poi c'è stato quel mezzo inciucio su Alitalia, poi il crack delle borse... i motivi per cui dovrei manifestare oggi sono davvero diversi da quelli che mi avrebbero portato in piazza tre mesi fa. Come molti elettori democratici, ho il vizio di voler essere trattato come una testa pensante, uno che riflette, e non come una pecora che si pascola in piazza nella data programmata.

Non solo, ma quando tu fai sapere a tutti che quattro mesi dopo sarai lì, il minimo che ti puoi aspettare è che ti preparino un'imboscata. Che è esattamente quello che sta succedendo, basta leggere il Foglio per rendersene conto. Anche se poi, il Foglio, ormai, chi lo legge più? Ah, lei, già. Beh, cos'ha pensato quando ha letto quel pezzo(*) in cui le veniva spiegato che la manifestazione del 25 sarebbe stata un successo soltanto dal milione in su? Non si è sentito definitivamente preso in giro? Prima l'hanno convinta a non tesserare la gente, e poi le chiedono un milione? 

Lei sa, tutti sappiamo, che un milione di manifestanti è una quantità assai difficile da raggiungere (e comunque da contare: anche se ce la facessimo, nessuno ce lo riconoscerà mai). È vero che durante il Berlusconi II il contapersone era un po' saltato a tutti, e si sono salutate spesso folle di due e persino, con Cofferati, tre milioni (e non si capisce perché a quel punto il buon Sergio non abbia semplicemente ordinato di marciare su Palazzo Chigi, visto che Roma fa appena due milioni e 700mila abitanti). In seguito c'è stato un po' di revisionismo sull'argomento: persino la Repubblica ha riconosciuto che il Circo Massimo si riempie con meno di un milione, ecc.. E adesso, guarda un po', chi è che ti rivende come nuova la panzana dei tre milioni di Cofferati? Il Foglio! Ma quanto sono stronzi, eh? Non ci si crede.

Per farla breve: un corteo alla buona, ma appassionato, organizzato in luglio, avrebbe potuto sembrare l'inizio della riscossa; il super-mega-corteo tanto atteso di ottobre non potrà che essere un flop. Anche se facessi il mio dovere di brava pecora obbediente, ecc., ecc., ecc.. E il pezzo avrebbe potuto anche finire qui, ma ieri è successo (lo sapete) che Berlusconi ha invitato la polizia a entrare nelle università. Quel poco di esperienza che ho maturato mi dice che quando i reparti speciali abituati a spezzare le schiene agli ultrà si ritrovano di fronte a degli studenti, succede un guaio di quelli che poi se ne interessa Amnesty International, e non sto scherzando: Amnesty International. Ovviamente sto pensando a Genova, ma pensare a Genova mi ha anche fatto ricordare quel sabato mattina in cui ero io che avevo un bisogno disperato di un grande manifestazione civile e democratica; perché i resti di Carlo Giuliani erano ancora caldi, e per mezza Italia io non ero che un teppista spaccavetrine e bruciamacchine. Ecco, in quell'occasione il grande corteo serviva a me, per spiegarmi, per riportare la pellaccia a casa, e Massimo D'Alema disse no: a Genova non ci dobbiamo andare. Ecco. Quand'ero nei guai, voi per me non c'eravate.
Adesso siete voi ad avere bisogno di me, e io quasi quasi vi direi no. 

...E il pezzo poteva finire anche qui. Ma poi è arrivato il comunicato di Cossiga. E tutti i blog a dire brutto Cossiga, ma perché? Cos'ha fatto di male stavolta? Ha solo detto la verità, quella che ti libera. Ormai l'unica speranza di vederci chiaro nei misteri di trent'anni di Storia d'Italia sta negli errati dosaggi di farmaci del vecchietto ciclotimico. Credo che Cossiga sia il primo pezzo grosso ad ammetterlo: nei movimenti c'erano infiltrati che creavano caos. Lo abbiamo sempre saputo, ma ormai c'eravamo stancati di dirlo, sembravamo paranoici. Almeno ora sappiamo che non eravamo paranoici a caso. "Il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri". E' esattamente quello che accadde alle Diaz, grazie per avermi finalmente spiegato il perché.

E soprattutto: alla fine Cossiga mi ha fatto venire voglia di andarci, a Roma. Perché bisogna farmi incazzare, e lui ci riesce ancora. C'è da ringraziarlo, davvero.

(*)...non riesco a lincarlo. Il sito continua a fare schifo.

martedì 21 ottobre 2008

...e il nostro vescovo, Santo

Venerdì è morto monsignor Santo Quadri, vescovo emerito di Modena. È stato un padre conciliare e un buon vescovo, che non ha mai dato l'impressione (come Biffi a Bologna, per dire) di guidare il vascello della Verità sul gran mare delle blatte comuniste.
È stato anche il vescovo della mia giovinezza, perciò se penso a lui mi vengono in mente soltanto storielle buffe. Per esempio, sin da bambino ho sperato che ci facesse un miracolo (e ancora ci conto). Non perché avessi bisogno di un segno, come questa generazione empia e malvagia (Matteo 12:38), ma semplicemente perché quando fai un miracolo il Papa deve proclamarti Santo, e ve lo immaginate sul calendario, un San Santo da Modena? Santo Quadri, il Santo al Quadrato.

Di quasi-miracoloso aveva le prediche, che raramente sforavano il quarto d'ora. Le sue visite pastorali erano molto attese, specie nella mia parrocchia dove l'arciprete era luuungo: ma la domenica che arrivava il Vescovo si riusciva sempre a mettersi a tavola una mezz'ora prima, sempre sia lodato.
Una volta il mio gruppo scout, uno dei più trasandati della provincia, gli rese la visita, e un paio di noi furono sorteggiati per servir Messa in duomo. A Giovannino toccò di reggergli il pastorale. Giovannino non sembrava particolarmente emozionato, tranne che durante l'omelia svenne, crollando in un solo colpo, tunc! Mentre qualcuno accorreva a soccorrerlo, Monsignor Santo Quadri si voltò di scatto, in un istante si rese conto del problema, e tagliò corto: “Sia lodato Gesù Cristo”. Probabilmente interpretò l'incidente come un segno che aveva parlato abbastanza. Altri vescovi, lo so, avrebbero continuato a concionare per mezz'ora. Mi era simpatico, il monsignore.

Un'altra volta gli capitò di prendere un passaggio in macchina da un mio capo scout (una di quelle persone fantastiche che hanno arricchito la mia vita e che, per inciso, ho incontrato per l'80% in parrocchie di provincia). Non mi ricordo in che occasione, e non ricordo nemmeno che macchina fosse – facciamo una Tipo bianca, va. Il vostro vescovo li prende i passaggi dai fedeli in Tipo bianca? Il mio lo faceva. Bisogna dire però che stava diventando un poco sordo.

Erano gli anni surreali dell'assedio a Sarajevo. Tutto quel carnaio a pochi chilometri da qui, e nessuno che ne capisse niente. Noi facevamo il possibile per essere buoni, guidavamo nella notte furgoni verso i campi profughi in Croazia, ma era come se ci mancasse il quadro generale. In mezzo a tutto questo, il mio capo scout si trovò a dare un passaggio al vescovo, e decise di pungolarlo.
“Monsignore, ma con la Bosnia cosa facciamo?”
“Eh?”
“Con la Bosnia, Monsignore, cosa facciamo?”
“Beh, con l'aborto, adesso, qualcosa stiamo cercando di fare, stiamo...”
“Non l'aborto, Monsignore, la BOSNIA! La BOSNIA!”

Ora magari è nel luogo dove si sente tutto benissimo. E magari si legge bene anche internet laggiù, per cui adesso smetto. Comunque, se mi servisse un miracolo, il primo a cui mi rivolgo è lui.

lunedì 20 ottobre 2008

A Yu

Indovina chi va al Liceo

In questi giorni tutti hanno la loro storia sul piccolo extracomunitario che arriva in classe. All'inizio è timido timido, ma è costretto a imparare: anche solo per difendersi! E alla fine dell'anno infatti parla italiano come tutti, alleluja. Integrazione riuscita – una bella storia, sì. La conosco anch'io. Adesso però ve ne racconto un'altra.

C'era una volta un ragazzino cinese che era appena arrivato in Italia, siete pronti? In italiano zoppicava, comprensibilmente, ma era un mostro in matematica, estraeva a occhio le radici quadrate, i logaritmi, eccetera. Così il suo prof d'italiano, al primissimo incarico, pensò che poteva anche indirizzarlo allo scientifico, perché no? Col tempo l'italiano l'avrebbe imparato. Già in pochi mesi aveva capito come esprimersi – e poi aveva quella razionalità assoluta che è da liceo, non da istituto tecnico; insomma, lo fece. Scrisse “Liceo Scientifico” sul consiglio d'orientamento. Dopo qualche mese il Liceo lo andò a chiamare. Questo professorino non sapeva ancora niente del mondo, niente di niente, così ci andò.
Gli chiesero un parere su tutti i suoi alunni che si erano pre-iscritti allo scientifico, e lui glielo diede. Alcuni erano promettenti, altri nemmeno un po' ma si erano iscritti lo stesso, ecc. ecc. E alla fine gli chiesero: perché ci ha mandato questo qui, che dal nome è cinese?
E lui (che non sapeva niente del mondo) rispose: in effetti è cinese, ma è molto bravo in matematica.
E loro: sì, però lo sa l'italiano?
E lui: no, veramente non tanto. È appena arrivato. Però è in grado di imp...
E loro: ma se non sa l'italiano, come fa ad andare al Liceo?
E lui a quel punto ebbe un'idea. Disse: potreste insegnarglielo voi, l'italiano. Prof d'italiano ne avete.
E loro: ma no! Noi non facciamo queste cose. Doveva iscriversi a ragioneria.
A questo punto lui non disse più niente, ma pensava: è ben curioso che a ragioneria siano in grado d'insegnare italiano a un cinese, e al liceo no.

Qualche anno dopo, a un angolo di strada, il professorino reincontrò il ragazzo, che si era fatto grande, e gli chiese: Yu, come va? Sei sempre allo scientifico?
No, rispose lui, mi hanno bocciato e mi sono iscritto a ragioneria.
Era un mostro della matematica, però non aveva ancora capito la differenza tra “li” e “gli”, e quindi lo bocciarono. Così è la vita, e adesso il professorino si domanda: quelle mie colleghe che lo bocciarono, il trenta andranno a Roma a manifestare contro le classi ponte? Perché io nello stesso corteo con loro non ci starei, siccome mi fanno un po' schifo.

Tutti ovviamente crediamo nell'integrazione. Voi, poi, non vedete letteralmente l'ora che avvenga. Una volta che il bambino timido timido ha imparato tre parolacce italiane dal compagno, siete prontissimi a concludere che l'integrazione è avvenuta. Siete fantastici. Mentre vi riempite la bocca di integrazione, iscrivete vostro figlio al liceo. Anche se sui libri si annoia, e darebbe qualcosa di più in un bel tecnico. Ma i tecnici sono troppo pieni di brutte facce, di facce scure... no, meglio il liceo.

Per voi va benissimo la scuola così com'è: il negretto che è appena arrivato è tanto carino, cosa importa se durante le lezioni di storia e geografia s'addormenta, perché non capisce niente? Tanto non deve mica imparare la storia, lui: basta un po' di alfabeto, un dizionario minimo, e se alla fine dell'anno non sa ancora nulla, si boccia. Tanto non deve mica andare lontano, no? Mica deve fare il liceo, lui, si annoierebbe. Lui è da professionale. E' da cantiere. Mica gli serve conoscere Napoleone.

E vi credete pure progressisti. Non avete la minima idea. La verità è che siete Spencer Tracy all'inizio del film. Ecco cos'è l'italiano progressista medio: un benpensante americano anni '60. Finché vostra figlia non vi si presenterà con Sidney Poitier a braccetto non ve ne renderete conto. Le scuole a cui l'avete iscritta sono dieci volte più classiste di quelle che avete frequentato voi (che già non scherzavano). Finite le medie, gli stranieri approdano per l'80% al professionale – bella l'integrazione, bello tutto, però adesso lasciateci pascolare la classe dirigente senza i vostri pittoreschi musi da scimmia, grazie. Non abbiamo tempo per alfabetizzare i futuri geni della matematica, dobbiamo far memorizzare gli aoristi alla prossima infornata di fighetti. Però giù le mani dalla scuola multietnica! Anche se i nostri figli li iscriviamo alla classe speciale musicale. O bilingue. O qualunque cosa, qualunque cosa che tenga lontano il nostro fragile virgulto dalla teppa scura.

State tranquilli. Le classi ponte non passeranno. Per un semplice motivo: costano. Ci vorrebbero le strutture, e poi bisognerebbe formare gli insegnanti, pensateci bene: formare gli insegnanti. State tranquilli. Nessuno ci formerà, nessuno è in grado. Continueremo a fingere d'insegnare italiano lingua straniera come stiamo facendo da anni, anche se nessuno ci ha spiegato come si fa: è una truffa, ma evidentemente vi sta bene... e poi non truffiamo voi, vero? Truffiamo gli scimmioni.

State buoni. Le classi ponte sono solo uno slogan. Ogni tanto i leghisti hanno bisogno di farsi sentire dal loro elettorato. Del resto, non è lo stesso problema di Veltroni? Che bello poter difendere la scuola multietnica in tv, che bello poter accusare gli altri d'inciviltà. Nel frattempo sua figlia studia negli USA, dove le classi differenziate per chi non sa l'inglese sono una normalissima realtà. Ma questo non importa. I leghisti hanno fatto un po' di baccano, Veltroni ha fatto un po' di controbaccano. I conti si faranno alle elezioni. Già, le elezioni.

Qualche mese fa ci si lamentava che i leghisti raziassero voti tra gli operai, che il PD avesse perso il contatto con la base popolare, ecc. ecc. C'era chi diceva: “torniamo in fabbrica!” Ci siete poi tornati?
Io sono rimasto a scuola. È più che sufficiente. Ho visto i ricchi iscrivere i figli alla sezione dei ricchi. Ho sentito di presidi che iscrivono d'ufficio tutti gli stranieri a una sola sezione, o a una sola succursale.
Adesso lavoro in una prima con 11 stranieri. Due non parlano l'italiano, semplicemente: gli altri avrebbero passato qualsiasi esame d'ammissione, e quindi non avrebbero frequentato la fantomatica classe ponte. Il punto non è che siano 11: il punto è che in un'altra prima ce ne sia soltanto uno, o due.
Una classe con tanti stranieri non è necessariamente più difficile di una classe con tutti gli italiani. Anzi, è un ambiente molto stimolante. Ma si resta indietro col programma, semplicemente. C'è meno tempo, e quindi s'imparano meno cose. Gli stranieri forse non se ne rendono conto (e comunque non votano). Ma gli italiani sì. E possono avere la sensazione che il loro figlio sia stato inserito in una serie B. Che l'integrazione si faccia sulla loro pelle. Provate a spiegar loro che non è vero. Quando i bambini delle altre classi andranno in gita tre giorni, e loro soltanto un giorno solo, perché chiedere soldi a certe famiglie è impossibile o imbarazzante.

Ecco, questi sono i genitori che avevano bisogno dello slogan “classe ponte” per ricordarsi di votare Lega. Voi probabilmente no. Voi per vostra figlia avete altri progetti. Non mi resta che augurarvi che venga Yu a prendersela, vostra figlia, col suo diploma di ragioneria, e se la porti nel buco del c. della Cina. Forse allora rivedrete il vostro concetto d'integrazione. E forse, chissà, nemmeno allora.

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