Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi. Noi no. Donate all'UNRWA.

venerdì 9 settembre 2011

Mo an's'pol gnanc piò fér an gir, adésa?

Oddio, mi piace pure il logo

Io Ferrero lo stimavo anche un po', quando faceva politica; poi è diventato il segretario del Partito della Rifondazione Comunista e l'ho perso di vista. Ecco, l'altro giorno ha scritto a Napolitano per denunciare l'incostituzionalità del Giro di Padania. Cioè, seriamente: nella Costituzione secondo Ferrero ci dev'essere un codicillo da qualche parte che proibisce alcune competizioni ciclistiche associate ad alcune espressioni geografiche. E' anche vero che è un periodaccio da un punto di vista mediatico: non sta succedendo niente, i mercati vanno bene, la gente è soddisfatta del governo, e così un segretario di Rifondazione per farsi un po' di visibilità è costretto a crearsi dei casi un po' così. D'altro canto dove la trovi, un'altra manifestazione sportiva che riesci a disturbare anche con squadracce, pardon, con collettivi di poche decine di persone? Basta che ti piazzi in mezzo a una strada e qualcuno prima o poi casca e si fa male! E in tv ci vai garantito! Ci va anche Renzo Bossi, contestualmente, a lamentarsi dei cattivoni, ma probabilmente è un effetto collaterale sopportabile, se sei il segretario del Partito della Rifondazione Comunista e vedi vulnus costituzionali nelle gare in bici.
Allora io ho scritto che il Giro di Padania non è affatto incostituzionale, che la Padania esiste e che disturbare i ciclisti mentre fanno il loro lavoro non è bello, e l'ho scritto sull'Unità (H1t#90). Si commenta di là.

Io - sia chiaro - i leghisti non li sopporto. Non li sopporto quando promettono mari e monti e federalismi, e non ottengono niente, e fanno finta di niente. Non li sopporto quando si inventano lì per lì obiettivi di scorta, contentini da mostrare agli elettori che evidentemente prendono per fessi: i ministeri a Monza, ma per favore. Non li sopporto se fanno i barricaderi, quando la verità è che non sono mai riusciti nemmeno a organizzare una marcia sul Po come si deve. Non li sopporto quando minacciano di tirar fuori i fucili: ma ce li mostrassero davvero 'sti fucili un giorno o l'altro, poi ridiamo. Non li sopporto quando cercano di cavalcare l'ondata antislamica facendo i cattolici, e dieci anni fa si sposavano col rito celtico. Non li sopporto quando promettono di risolvere il problema dei barconi prendendoli a cannonate, e questa promessa criminale è forse l'unica che hanno mantenuto. Non sopporto un ministro che lascia un paio di motovedette a pattugliare un braccio di mare che pullula di profughi: si chiama concorso in strage. Non li sopporto quando succhiano soldi dallo Stato per riempire edifici pubblici di Soli delle Alpi, o per piantare quei ridicoli cartelli coi nomi dei comuni in dialetto, e io pago. Non li sopporto per centinaia di altri motivi che in questo pezzo non ci stanno. 

Ma se decidono di organizzare una gara ciclistica, e se la pagano loro, con gli sponsor e tutto quanto, beh, io non capisco cosa ci sia da eccepire. Anzi. Se da qui in poi Renzo Bossi e famiglia si limitassero a organizzare soltanto gare ciclistiche, tornei di calcio tra nazioni inesistenti, paraolimpiadi, concorsi di bellezza, sabba nei boschi, io francamente sarei molto contento e sollevato, magari andrei anche a sentirmi qualche concerto di cornamuse al festival di cultura celtica. Purché non succhino altri soldi al pubblico erario, come quando presero i miei soldi per pagare i figuranti rumeni di quel Barbarossa che persino la Rai di Mazza ha pena a programmare. 

Siamo in un periodo difficile, e lo sappiamo. Crisi economica, governo delegittimato eccetera. In mezzo a tutto questo è successo che Ferrero, segretario di ciò che resta del Partito della Rifondazione Comunista, abbia sentito l'urgenza di denunciare a Napolitano l'incostituzionalità del Giro di Padania. Come se i padri costituzionali avessero perso tempo a inserire nella Carta una tabella con le manifestazioni sportive ammissibili e quelle che invece proprio no. Secondo Ferrero il Giro sarebbe incostituzionale perché costituirebbe un atto di propaganda politica, e nella Costituzione di Ferrero (che deve avere parecchie pagine in più della mia) fare propaganda politica organizzando una gara in bicicletta è pro-i-bi-to. Invece mandare i propri attivisti a disturbare le gare altrui è ok. 

Del resto è così facile. Il ciclismo è sempre stato lo sport con meno barriere tra concorrenti e pubblico. Bastano poche squadre di disturbatori per mandare all'ospedale un ciclista, o un tifoso o un carabiniere, e far parlare di sé i telegiornali. Minima spesa, massima resa. Certo, con la stessa logica bisognerebbe denunciare anche l'incostituzionalità del Giro delle Fiandre, o della Freccia Vallone, o del Giro dei Paesi Baschi, e chissà di quante altre competizioni associate a entità geografiche non nazionali. Tempo al tempo, per adesso è fondamentale che Ferrero possa ribadire che “la Padania non esiste”. Buffo, l'anno scorso in questi giorni lo diceva Gianfranco Fini. E nella sua bocca suonava lievemente autoritario, il classico tic dell'uomo d'ordine che nega l'evidenza quando non si adatta al suo sistema. È davvero triste che Ferrero ripeta la stessa cosa. 

Che senso ha dire che la Padania "non esiste"? Le nazioni sono concetti astratti, e qualsiasi concetto astratto esiste una volta nominato. Insomma è un incantesimo, la Padania: essa esiste un po' di più ogni volta che la si nomina, e non ha nessuna importanza che la frase sia negativa. Ogni volta che qualche leader afferma che “La Padania non esiste”, i suoi confini diventano più nitidi. Proprio perché è una parola potenzialmente pericolosa, bisogna guardarsi dal farne un tabù. L'ultima cosa da fare con le parole pericolose è proibirle. Occorre disinnescarle. La Padania esiste, è sempre esistita: è un comodo sinonimo del più tradizionale Val Padana. La usava Gianni Brera quarant'anni fa, senza nessuna velleità separatista; la usò nel 1975 Guido Fanti, presidente comunista della Regione Emilia-Romagna, per proporre un coordinamento tra le regioni intorno al Po. Hanno cominciato a usarla i leghisti, relativamente tardi, e probabilmente si deve a loro lo slittamento dell'accento (prima si pronunciava Padanìa, ma forse non era gradita la rima con Albanìa o Romanìa). 

La Padanìa è un'espressione geografica: è una valle sconsolatamente piatta, circondata da due catene montuose tra le più alte d'Europa. Se si eccettua la brevissima parentesi napoleonica, non è mai stata una nazione unitaria. È una delle macroregioni di cui è composta l'Italia: esiste tanto quanto il Mezzogiorno. Vi si può senz'altro disputare un giro in bicicletta, così come si corre ogni anno il giro di Lombardia o il Giro di Sicilia senza che la Corte Costituzionale abbia nulla da eccepire. Con buona pace di Ferrero e compagni, a cui in questi giorni argomenti più seri non dovrebbero mancare. Grazie comunque, perché spaccandogli il giochino (uno dei pochi innocui che avevano a portata di mano), mi avete ricordato un'altra cosa che non sopporto dei leghisti: il vittimismo. http://leonardo.blogspot.com

Un ministro entra in un cesso, plof



Don't feed the clown


Anche ieri sera al tg7 provavano a rivendere la barzelletta di Sacconi come un diversivo tattico, l'indizio di una strategia comunicativa affinata con gli anni. Io, alla luce delle recenti mosse del Ministro, e del grado di lucidità mostrato da tutti i suoi colleghi in questa inutile estate, ho maturato un parere differente, un po' meno articolato. Secondo me il tizio è fuori. Come un balcone. Non so se si sia sporto di recente o sia lì appeso da generazioni, ma a questo punto poco cambia.

Sacconi, ricordiamolo, era nel pool di professionisti che a un certo punto, tra un ridimensionamento delle province e un ritocco alle aliquote, partorì l'idea probabilmente più geniale dell'agosto 2011: mangiarsi i contributi di laureandi e militari, ché tanto non li riscattano quasi mai, no? Per Sacconi infatti si trattava di danneggiare al massimo 4000 contribuenti, robetta. Nel giro di 24 ore si scoprì che invece erano 600mila, io dico che nemmeno il corvo Rockfeller, nominato ministro in sua vece, riuscirebbe a fare peggio di così. Perché a un certo livello non capire un cazzo non basta, bisogna passare a un livello ulteriore, dimenticarsi le tabelline, le addizioni, le schede con le frecce e gli insiemi che ti danno nella sezione dei cinque anni. Nel frattempo al Giornale bloccarono i commenti, in giro per le città semivuote si percepiva una vibrazione irosa ogni volta che ti avvicinavi a un professionista, un avvocato, un dentista, un operatore immobiliare, probabilmente è stato il giorno in cui Berlusconi ha perso più punti gradimento negli ultimi vent'anni.

Sacconi insomma è uno di quelli che in agosto doveva decisamente andare al mare, invece è rimasto tra uffici e conferenze, ed evidentemente ha sbroccato. Ora racconta le barzellette, ma potrebbe anche ruttare, recitare scioglilingua, cantare i successi dei Ricchi e Poveri quando erano ancora un quartetto, e Mentana con molto acume ci farebbe notare la sottile strategia diversiva. Seduto di fianco a Bonanni, che di tutti i sindacalisti al mondo è probabilmente l'unico ad appartenere a una setta cattolica radicale (i neocatecumenali), Sacconi per spiegarsi meglio decide di raccontare una storiellina, e di tutte le storielline si fa venire in mente proprio quella in cui stuprano delle suore. Cosa direbbe Freud? Mah, non saprei, mai sentito un ebreo austriaco bestemmiare. Ora dirò una di quelle cose che poi la gente s'incazza e scrive alla De Gregorio vergogna licenzialo (sì, è successo).

Ho sentito barzellette peggiori.

Certo, non c'entrava nulla. Era fuori dal contesto, surrealismo puro, era suggerita da una di quelle labili concatenazioni di idee che vi vengono mentre vi strofinate sul cuscino e vi consegnate a Morfeo (la CGIL può dire di no come... come... come la suora nella barzelletta in cui le stup...ronf...) Era l'ultima cosa da dire di fianco al cattolicissimo Bonanni, una palese dimostrazione di incapacità, e anche un patetico tentativo di scimmiottare il Caro Leader proprio negli aspetti più imbarazzanti. Però, se non fosse stata raccontata da un ministro durante una grave crisi internazionale, la storiellina in sé un mezzo sorriso poteva strapparlo. Una smorfia, via.

E' una barzelletta sulle suore, che fanno le santarelline, ma poi... E' una barzelletta sessista. Diciamo pure maschilista. E racconta di uno stupro di massa! Ma le barzellette sono così. Giocano sugli stereotipi. Nelle barzellette i neri hanno organi smisurati e barlano sembre gome dei devigiendi. Le donne non sanno guidare. Alle suore non spiacciono i rapporti illeciti. Gli italiani sono geniali e i francesi e gli inglesi rosicano, eccetera. Proprio per questo, potendo, sarebbe meglio evitare le barzellette nelle comunicazioni istituzionali, ma anche nella comunicazione tout court, e tenersele per le lunghe notti intorno al fuoco con amici fidati che sono sulla tua stessa lunghezza d'onda.

Non a caso nella sua replica Sacconi confessa (l'infame) di averla sentita da Guido Carli, che gliel'aveva raccontata "per sdrammatizzare un momento critico". E qui c'è tutta la differenza tra un grande professionista, che in un momento difficile fa la battutina scema per alleggerire un po' la tensione del gruppo di lavoro, e il discepolo che non ha capito niente del maestro, e crede che la battutina abbia un valore in sé, sia estrapolabile dal contesto, e si possa riprodurre anche davanti alle telecamere e di fianco a un sindacalista neocatecumenale, un exemplum retorico di raffinata fattura. 

Insomma, Sacconi ha fatto una piccola, immensa cazzata, che dimenticheremo presto soltanto perché lui e i suoi colleghi ne fanno a un ritmo vorticoso, insostenibile. Ma che per questa barzelletta debba "chiedere scusa alle donne", beh, mi sembra la solita esagerazione controproducente. Sacconi ha offeso tutti gli interlocutori, che meritavano un discorso serio, da parte di un ministro serio che rappresenterebbe un governo serio. Sacconi ha offeso la sua nazione, mostrando una spettacolare inettitudine nell'esercizio delle funzioni. Sacconi però non voleva dire che lo stupro in generale è un atto consenziente. Allo stesso modo in cui chi racconta la barzelletta del fantasma formaggino non sta dichiarando di credere ai fantasmi e alla vita dopo la morte. Sono barzellette. Sono paradossali, scorrette, razziste, scioviniste, campaniliste, sessiste, reazionarie. E' folle che un ministro della Repubblica le usi per comunicare. Ma è anche folle che qualcuno (qualcuna) lo prenda sul serio. Non stava incitando allo stupro delle monache, non stava negando il concetto di violenza sessuale; stava soltanto facendo il buffone, come ha visto fare il suo capo. Questa è la cosa grave. Poi le donne italiane hanno miliardi di motivi per sentirsi esasperate, ma per favore, non prendete sul serio una barzelletta idiota, non scandalizzatevi per una freddura da oratorio, non date al buffone questa soddisfazione.

martedì 6 settembre 2011

No pranzo di gala

Poi per carità, se De Bortoli o Scalfarotto non capiscono perché scioperiamo, non penso di riuscire a spiegarglielo io. Io al limite mi lamento un po', ecco.


Ma cos'è mai questo sciopero che crea inenarrabili disagi? (H1t#89) è on line sull'Unita.it e si commenta laggiù.

Forse non riusciranno a togliercelo subito, il diritto allo sciopero. Nel frattempo stanno facendo qualcosa di più sottile: cambiare il senso alla parola “sciopero”. Fino a qualche mese fa era un incontestabile diritto dei lavoratori. Da qualche giorno è diventato un odioso privilegio nelle mani di irresponsabili, che invece di salvare l'Italia standosene zitti e buoni hanno deciso di esercitarlo in modo dissennato, proprio adesso che un governo responsabile sta facendo tutto il possibile per farci uscire da questo lievissimo accenno di crisi... 

Un passaggio importante è stato l'episodio dello sciopero dei calciatori. Una vertenza marginale, che interessa poche migliaia di tesserati, ma che ha goduto – e non poteva essere altrimenti – di un'esposizione mediatica enorme. Il sospetto è che i rappresentanti della Lega Calcio abbiano cercato di approfittare dell'aria di crisi per strappare qualche soldino ai calciatori, che non ci sono cascati, hanno mostrato che lo sciopero non era un bluff, si sono ritrovati alla gogna (per aver esercitato un diritto) e... hanno vinto. Sì, hanno vinto: il contratto che hanno firmato era quello proposto dai loro rappresentanti pochi giorni prima. A quel punto però forse è passata l'idea che lo sciopero sia roba da calciatori strapagati: uno dei tanti appannaggi di questa o quella casta. Certo, si presume che tutti sappiano più o meno cosa sia uno sciopero e come funzioni. Eppure molti che ne discutono in questi giorni danno l'aria di essersene dimenticati. C'è un sindacato che ha deciso un giorno di astensione del lavoro, e la cosa di colpo è diventata surreale, incomprensibile, mai vista. 

Lasciamo stare Pierferdinando Casini, che è un politico di centro che fa il suo mestiere. Secondo lui lo sciopero mina “la coesione delle forze sociali”, che non fosse per la CGIL sarebbero coesissime: si vede infatti con quale coesione abbiano accettato le trentadue bozze di finanziaria che Tremonti & co. hanno provato a buttar giù in questo agosto inutile. D'altro canto è comprensibile che i proprietari di SUV non vogliano saperne di tasse sui SUV, che la provincia di Savona non volesse essere conglobata in quella di Genova o che gli evasori scudati non intendano pagare un centesimo in più: tutti costoro avevano il sacrosanto diritto di pianger miseria e minacciare ritorsioni nelle ultime settimane; i lavoratori no. I lavoratori dovrebbero starsene tranquilli, proprio quando è ormai chiaro che questo governo sta solo cercando una categoria disposta a pagare per tutte senza lamentarsi (e forse l'ha trovata: gli immigrati senza diritto di voto). Però, appunto, Casini deve fare Casini: uno sciopero così non potrebbe accettarlo nemmeno se lo volesse. 

È già un po' più sorprendente Ferruccio De Bortoli, sconvolto dalla possibilità che uno sciopero impedisca al Corriere di uscire, negando “i diritti di altri lavoratori e, soprattutto, dei lettori”. Incredibile, no? Questa cosa per cui gli scioperi negano i diritti degli altri. Vien da domandarsi dove fosse De Bortoli in tutti questi anni, mentre per esempio gli autoferrotramvieri scioperavano negando il diritto degli altri a recarsi in ufficio; o i controllori di volo tenevano gli aeroplani a terra, inaudito! Naturalmente De Bortoli non può non sapere cosa sia uno sciopero, e perché per funzionare debba arrecare disagi. Ma forse spera che qualche lettore del Corriere se lo dimentichi, e si beva la favola della Camusso-capoclan che potrebbe precettare tesserati che hanno già aderito allo sciopero, e non lo fa per colpire, tra tutti i quotidiani, proprio il Corriere (conta poco che anche l'Unità non sia uscita...)  

L'autentica sorpresa però è Ivan Scalfarotto, che questo sciopero proprio non lo ha capito, e lo ha spiegato diffusamente in due interventi sul suo blog. Niente di strano, salvo che nella colonnina a fianco dello stesso blog si legge come Scalfarotto sia, tuttora, il vice presidente del PD: un partito che allo sciopero ha aderito. Ma evidentemente ha aderito senza consultarsi con uno dei suoi vicepresidenti; senza nemmeno spiegargli il perché. Oppure è Scalfarotto che non ha capito, non si è convinto, e se ne lamenta sul suo blog personale. Le obiezioni che fa Scalfarotto poi possono essere anche interessanti, ma per ora non vorrei entrare nel merito. Trovo semplicemente molto curioso che il vicepresidente di un partito confessi sul suo blog pubblico di non capire quello che fa il partito. Mi pare anche l'indizio di una certa difficoltà a passare da battitore libero a figura semi-istituzionale. 

Per Scalfarotto, in una situazione come questa, invece di scioperare bisognerebbe essere propositivi. Come se a tutti i lavoratori spettasse di avanzare controproposte: come se tutti avessero il tempo di studiare la letteratura sulla finanziaria 2011, ormai sterminata (e in gran parte finzionale). Come se tutti poi potessero scrivere su un blog molto seguito, o addirittura su un organo di stampa. Come se fossimo insomma un po' tutti dirigenti o quadri del PD. Certo, una bella assunzione di responsabilità. Peccato che nel frattempo gli stessi dirigenti del PD non si preoccupino di scrivere a briglia sciolta sui loro blog che non capiscono quel che il partito fa. 

E allora, cari Casini, De Bortoli, Scalfarotto: perdonateci se noi lavoratori siamo troppo semplici, se non facciamo controproposte (per la verità la CGIL una contromanovra l'ha proposta, anche se non riesce a tenere il ritmo delle trovate tremontiane), se usiamo ancora questo mezzo brutale, ottocentesco, che è lo sciopero. Bisognerà però che ve ne facciate una ragione: non siamo i buoni, siamo solo lavoratori. Abbiamo il controllo di alcuni servizi e mezzi di produzione, e se ci fate arrabbiare può darsi che qualche giornale non vada in stampa, che qualche treno non parta, che qualche scuola non apra. È sempre andata così, non è una novità: la novità è il vostro sguardo smarrito quando scoprite che le categorie sanno ancora difendersi. Ma difendersi è un diritto: c'è gente che è perfino morta per procurarcelo, e noi per adesso ce lo teniamo. È l'unico modo per meritarcelo, sapete.http://leonardo.blogspot.com

domenica 4 settembre 2011

Ma xke', xke', xke'



Twitter è un po' quel posto dove tutti entrano credendosi salaci epigrammisti à La Rochefoucauld, ed escono bimbominkia.

sabato 3 settembre 2011

Heautontimorumenopolis

Dagli al centromediano

È sempre dura ripartire a settembre; però ti consola il pensiero che stavolta sarà diverso; che stavolta, con l'agosto che c'è stato, saranno tutti incazzati no? insomma hai visto cosa ha fatto il governo? E cosa non ha fatto? Cioè è palese, evidente, lapalissiano, non si sta neanche a discutere, stavolta si va davvero alle barricate, e poi

poi suona la sveglia e ti versi un primo caffè, arrivi a scuola in scioltezza e dal parcheggio cominci a sentire le voci, dalle finestre, voci di colleghe che si lamentano (ci hanno tagliato le classi, i bidelli, i metricubi, gli armadietti), si lamentano, senti come si lamentano; ma poi

poi ti scorre l'occhio sul foglio delle adesioni allo sciopero, ed è pieno di "no", e se tu sei ancora così addormentato da reagire, "Ma come no scusate, ma vi rendete conto?" loro ti rispondono che gli scioperi ormai li fanno solo quei capitalisti dei calciatori che non vogliono pagareilcontributodisolidarietà, fine.

E allora ti svegli, e ti ricordi che sei in Italia, e chiedi sommessamente scusa a Tremonti e Berlusconi e Bossi e compagnia, sì, dimenticavo, voi state solo eseguendo gli ordini. Mi ero un attimo dimenticato di chi vi ha messo lì. Maledetta memoria corta, maledette vacanze lunghe.

(Sullo sciopero dei calciatori cfr. Costa).

giovedì 1 settembre 2011

Il vero stress test

Ma ve ne volete andare al mare?

Non ne so più di quanto ne sapete voi; forse anche meno, visto che a un certo punto gli articoli di quotidiano sulla manovra ho smesso di leggerli (perciò potrei essermi perso il terzo o il quinto aggiustamento sulle province o sull'aliquota iva, scusate). Però, così a occhio, direi che l'unico vero stress test che quest'estate ha dato un risultato chiaro lo ha fatto la nostra classe dirigente: quel centinaio scarso di leader dalla conclamata professionalità, quel tipo di gente che lavora venti ore al giorno, quelli che tra una riunione e l'altra si portano con loro l'ufficio anche in autoblù, ecco, quelli lì: abbiamo voluto vedere se in una situazione di emergenza, una crisi storica senza precedenti, erano in grado di funzionare senza il loro bell'agosto al mare. E il risultato dello stress test ce l'abbiamo davanti. In pratica abbiamo scoperto che senza i loro venti giorni di sdraio e tintarella, questi non sono nemmeno in grado di fare due conti o di chiudere le porte mentre stanno cercando di prendere decisioni. O forse pensavano che siccome è agosto avrebbero potuto parlare ad alta voce di qualsiasi aliquota o ipotesi gli frullasse in testa in quell'istante, tanto gli italiani erano sotto l'ombrellone e sarebbero stati informati a cose fatte. Questi qui semplicemente non sanno che anche nelle pensioni a due stelle c'è la televisione, anche il wi fi stavo per dire, ma non esageriamo: piuttosto i giornali, i cari vecchi giornali di carta, nei chioschi dietro a tutte le spiagge con dentro le notizie sulla manovrina del giorno coi pareri degli esperti, tipo la Santanchè che discute di province, la Santanchè, io le metterei una cartina davanti e poi le chiederei di indicarmele, le province, giusto per curiosità.

Io poi sono un simpatico cialtrone (col passare degli anni sempre meno simpatico), e nella vita ne ho organizzate di cose, sempre male e sempre chiedendomi perché proprio a me. Ho portato minorenni all'estero, gestito gruppi parrocchiali, mi sono preso responsabilità che a ripensarci adesso c'era da arrestarmi. E perciò credetemi se ve lo dico, che questo Stato italiano a questo punto lo potreste dare in gestione a una banda di diciottenni senza titoli di studio, o a un collegio di frustrati insegnanti di scuola dell'obbligo coi capelli bianchi, ma anche a un collettivo antifascista che vive coltivando roba bio in un casolare coi cani, e vi garantisco che non saprebbero fare i disastri e le figure di merda internazionali che sono riusciti a combinare Berlusconi, Bossi, Tremonti, Sacconi in questo mese. Potevate davvero andarvene al mare. Forse è il caso che ci andiate adesso. Senza aspettare gli scioperi o i cortei e tutta l'autunnale rottura di palle delle cariche dei carabinieri e ci scapperà il morto eccetera eccetera: il capo se ne sale al Colle con una letterina per Napolitano, e ciao. Non c'è neanche bisogno di farla scrivere a una stagista, ci sarà pure un modulo prestampato. Si può fare in una mattinata e con un jet privato si arriva ad Antigua in tempo per vedere il tramonto. Poi se sarà il caso tornerete con calma in autunno a fare l'opposizione, senz'altro vi divertirete tantissimo a dire quelle cose tipo “Giù le mani dalle tasche degli italiani” eccetera. Noi a questo punto non è che ce l'abbiamo con voi: è che la situazione è molto seria e voi, con le vostre comiche finali, ci disturbate. Qui ha da passare una nottata e voi siete come i bambini noiosi che non vogliono andarsene a letto, e no che non te lo metto su KunfuPanda, scordatelo. Son già le undici.

Io, a questo punto, più che con voi ce l'ho con quegli altri stimatissimi esperti, terzisti e moderati, che per quasi vent'anni vi hanno preso per dei governanti, vent'anni in cui ve ne siete sfilati a chiappe nude per la via delle parate col vostro seguito di cicisbei che lodavano la statura intellettuale di Tremonti, Giulio Tremonti, uno a cui nessun italiano sano di mente darebbe in gestione il proprio condominio, l'uomo che voleva salvare il potere d'acquisto degli italiani con l'Euro di carta: uno così tre mesi fa per il Corriere era ancora uno statista. Poi di cosa ci lamentiamo? Brunetta doveva rivoltare la pubblica assistenza come un calzino, probabilmente non conosce nemmeno il senso letterale del modo di dire, facile che non abbia mai preso in mano e rivoltato un calzino vero in vita sua. Cari borghesi italiani, così moderati, così ponderati, voi certo non mettereste uno scimpanzé alla guida di uno scuolabus, ma in qualche modo non vi è sembrato strano che a Maria Stella Gelmini fosse affidato il volante delle scuole e delle università italiane. E che Calderoli semplificasse la legislazione. E che Scajola fosse ministro di qualsiasi buco gli si riuscisse a trovare. A un fascista da barzelletta, schifato perfino da militari e fascisti veri, avete messo in mano le forze armate: ma andava bene tutto, veramente tutto, perché l'alternativa evidentemente era troppo terribile, la Quinta Internazionale di Prodi e Padoa Schioppa. Cari borghesi italiani, che vi contate già in tasca le monetine da tirare a Silvio appena cadrà in disgrazia: questo disastro è tutto vostro, e meritereste di pagarlo tutto voi. Siccome però non accadrà, posso almeno rivolgervi un'accorata preghiera? Quando esprimerete il prossimo uomo forte, il prossimo genio italiano col sole in tasca o Montezemolo che sia, potreste ricordarvi di fargli uno stress test subito, o comunque abbastanza presto, insomma non dopo diciassette anni? Grazie.

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