Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi
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lunedì 28 ottobre 2013
Sesso coi Formigoni
Stavo pensando a cose che odio fare...
sesso coi genitori.
Cose che mi fai o che ti faccio io, baby,
tipo sesso coi genitori.
- Più grassi e brutti di Rush-Rambo,
più schifosi di Robert Dole,
qualcosa di rosa che salta fuori da un buco ed ecco qua:
sesso coi genitori.
Ero così schifato di questa merda della destra repubblicana,
questi vecchiacci laidi spaventati da cazzi e tette giovani,
Così ho cercato di pensare a qualcosa che mi schifasse davvero,
ed eccola qui:
il sesso coi genitori.
Ora questi vecchi di merda possono rubarci tutto quello che vogliono,
possono far passare una legge che dice
che non puoi dire quel che vuoi,
e non puoi guardare a questo
e non puoi guardare a quello,
non puoi fumare questo
e non puoi sniffare quello.
Ma io baby ho le statistiche, ci ho i numeri:
quella è gente che è andata a letto coi genitori.
Lo so che adesso sei scioccato,
ma fermati un attimo, beviti qualcosa.
Se ci rifletti per un minuto lo sai che è andata così.
Sentono vergogna e repulsione
e non sanno cosa farci:
hanno fatto sesso coi loro genitori.
Quando guardano negli occhi del loro amore loro vedono
la mamma.
"Nel nome dei valori della famiglia..." dobbiamo chiederci:
la famiglia di chi?
"Nel nome dei valori della famiglia..." dobbiamo chiedergli:
Senatore,
ci dicono che lei abbia avuto
rapporti illegali con sua madre:
sesso coi genitori.
Senatore,
lo sa come si chiamano i rapporti illegali?
Sesso coi genitori.
Senatori, state pestando una grossa merda.
Qui nella grande città abbiamo una parola
per quelli che si infilerebbero nel letto dei loro padri venerati
e farsi gioco delle nostre libertà.
Senza neanche usare un condom,
senza neanche dire un "no",
per Dio abbiamo un nome per gente così,
ed è:
motherfucker.
(Quando ho letto Formigoni ho cercato di pensare alla canzone di Lou Reed che mi schifasse di più, ed ehi, era una bella gara, ma alla fine ho trovato Sex with parents II - motherfucker, da Set the twilight reeling, 1996).
domenica 27 ottobre 2013
Avresti dovuto scriverne 15
Lavoro
Andy era cattolico, con l'etica nella spina dorsale.
Viveva da solo con sua madre collezionando maldicenze e giocattoli.
Ogni domenica, quando andava in chiesa
s'inginocchiava e diceva:
È lavoro.
Importa solo il lavoro.
Andy era tantissime cose;
quella che ricordo di più,
è quando diceva "Devo portare a casa la pagnotta",
"qualcuno deve portare a casa il salame".
Arrivava alla Factory per primo,
se glielo chiedevi te lo diceva in faccia:
È lavoro
La cosa più importante è il lavoro.
Non importava cosa facessi, non sembrava mai abbastanza;
diceva che ero pigro, io dicevo che ero giovane.
Mi chiedeva "quante canzoni hai scritto?"
Ne avevo scritte zero, mentivo e gli dicevo "dieci".
"Non sarai giovane per sempre,
avresti dovuto scriverne quindici:
È lavoro
Quello che importa è il lavoro".
Mi ordinava di fare cose grandi:
alla gente piacciono così.
E le canzoni con le parolacce:
si assicurava che le registrassi così.
Andy adorava creare polemiche,
pensava che fosse divertente.
"È lavoro (diceva)
importa solo il lavoro".
Andy mi fece un discorso un giorno,
"Decidi cosa vuoi fare.
Vuoi espandere i tuoi parametri
o giocare al museo come un dilettante?"
Lo licenziai su due piedi,
si fece rosso e mi diede del sorcio.
Era la parola peggiore a cui riusciva a pensare,
non l'avevo mai visto così.
Ma era solo lavoro.
Pensavo che avrebbe detto "è lavoro".
Andy diceva tante cose, le custodisco tutte nella mia testa.
A volte, quando non riesco a decidere che fare,
mi chiedo: cosa mi avrebbe detto Andy?
Probabilmente mi direbbe: "Tu pensi troppo,
si vede che c'è del lavoro che non vuoi metterti a fare.
Ma è lavoro.
La cosa più importante, il lavoro".
Il lavoro.
Quello che importa è il lavoro.
Lou Reed (1942-2013), John Cale. Da Songs for Drella, 1990.
Andy era cattolico, con l'etica nella spina dorsale.
Viveva da solo con sua madre collezionando maldicenze e giocattoli.
Ogni domenica, quando andava in chiesa
s'inginocchiava e diceva:
È lavoro.
Importa solo il lavoro.
Andy era tantissime cose;
quella che ricordo di più,
è quando diceva "Devo portare a casa la pagnotta",
"qualcuno deve portare a casa il salame".
Arrivava alla Factory per primo,
se glielo chiedevi te lo diceva in faccia:
È lavoro
La cosa più importante è il lavoro.
Non importava cosa facessi, non sembrava mai abbastanza;
diceva che ero pigro, io dicevo che ero giovane.
Mi chiedeva "quante canzoni hai scritto?"
Ne avevo scritte zero, mentivo e gli dicevo "dieci".
"Non sarai giovane per sempre,
avresti dovuto scriverne quindici:
È lavoro
Quello che importa è il lavoro".
Mi ordinava di fare cose grandi:
alla gente piacciono così.
E le canzoni con le parolacce:
si assicurava che le registrassi così.
Andy adorava creare polemiche,
pensava che fosse divertente.
"È lavoro (diceva)
importa solo il lavoro".
Andy mi fece un discorso un giorno,
"Decidi cosa vuoi fare.
Vuoi espandere i tuoi parametri
o giocare al museo come un dilettante?"
Lo licenziai su due piedi,
si fece rosso e mi diede del sorcio.
Era la parola peggiore a cui riusciva a pensare,
non l'avevo mai visto così.
Ma era solo lavoro.
Pensavo che avrebbe detto "è lavoro".
Andy diceva tante cose, le custodisco tutte nella mia testa.
A volte, quando non riesco a decidere che fare,
mi chiedo: cosa mi avrebbe detto Andy?
Probabilmente mi direbbe: "Tu pensi troppo,
si vede che c'è del lavoro che non vuoi metterti a fare.
Ma è lavoro.
La cosa più importante, il lavoro".
Il lavoro.
Quello che importa è il lavoro.
Lou Reed (1942-2013), John Cale. Da Songs for Drella, 1990.
sabato 26 ottobre 2013
L'amore non è mai stato così blu
La vita di Adele (Abdellatif Kechiche, 2013; palma d'oro a Cannes).
Un giorno Zeus ed Era stavano litigando su chi traesse più piacere dall'atto sessuale, se l'uomo e la donna, quando ebbero un'idea: chiediamo a Tiresia, è l'unico che possa sapere come stanno le cose davvero, per via dei suoi trascorsi transessuali. Quando uccise una serpentella che copulava col suo partner, lo punimmo rinchiudendolo per sette anni in un corpo femminile: lui lo saprà chi dei due gode di più. E dicci quindi, Tiresia, quale orgasmo hai preferito?
Tiresia non usò mezzi termini: nove decimi dell'orgasmo spettano alla donna, punto. Maledetto Tiresia, hai svelato il nostro segreto! disse Era, e per punizione lo accecò. Così almeno non avrebbe fatto il regista. La vita di Adèle è il terzo film a tema lesbico che guardo in un mese (e non mi sto annoiando). Di tutti è il più sfacciato. Kechiche si è accomodato nell'esile storia a fumetti di Julie Maroh svuotandola dall'interno, suggendola come un'ostrica, senza fingere nessun rispetto per tematiche e personaggi. A capirlo bastano le primissime scene: siamo in un liceo, ragazzi e ragazze ripassano un romanzo di Marivaux che col fumetto non c'entra assolutamente nulla. Ma Kechiche ha già provato con la Schivata a sovrapporre la retorica fiorita del drammaturgo settecentesco francese ai silenzi impacciati dei liceali di banlieue. Marivaux ha scritto il Paesan rifatto, ha composto commedie in cui i servi fingono d'essere i padroni e viceversa; Marivaux racconta di oneste fanciulle di campagna che finiscono in città, abbandonate agli azzardi del caso e dell'amore. Kechiche è un cinquantenne etero il cui amore per la cultura francese è pari soltanto alla sua diffidenza per la spocchia degli ambienti culturali francesi. La fatica di crescere lesbiche nella Lille degli anni Novanta non è che gli interessi più di tanto, e non finge nemmeno d'interessarsene, questo è in fondo apprezzabile: Kechiche lo sa di essere un intruso in una storia che non lo riguarda, e gli piace. Per girare tre o quattro scene di sesso Kechiche reclude per settimane sul set due giovani attrici che all'inizio nemmeno si conoscono, e pretende che si masturbino a comando. La più grandicella è erede di due dinastie di produttori cinematografici francesi. Kechiche è un regista di origine tunisina che si è fatto da solo, e ora sul set ha il corpo di Léa Seydoux a sua disposizione. Se conosci tutti questi dettagli, quando vai a vedere la Vita di Adele hai paura che non riuscirai a seguire la storia, che vedrai il riflesso del rancoroso paesan rifatto Kechiche in ogni occhio lucido d'attrice. Poi si spengono le luci, e scopri che c'è ben altro.
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| E però se davvero si è letto tutta La vie de Marianne per te, a prescindere dalla scelta di genere, tu un po' gliela dovresti dare. |
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| Il film che ridefinisce il concetto di "ripetizioni di filosofia" |
giovedì 24 ottobre 2013
Contro la Ka$ta delle placche tettoniche
Su un sito di petizioni on line è possibile da poche ore combattere una delle piaghe che affligge il nostro pianeta da miliardi di anni, la deriva dei continenti: "Ogni giorno, i continenti si allontanano tra loro. Questo rende più difficoltosa la comunicazione tra le popolazioni, e più dispendiosa l'importazione di tecnologia da Cina e Corea verso l'Italia. Dobbiamo fermare questa degenerazione che appare inarrestabile. Se firmiamo tutti questa petizione, può darsi che Dio ce la mandi buona" Ok, è solo uno scherzo. Da dilettanti. Ma mi è venuta voglia lo stesso di firmare, dopo aver letto l'annuncio del prossimo V-Day, una specie di adunata del Movimento 5 Stelle - salvo che chi lo convoca non è ovviamente il M5S, ma lo staff di Beppe Grillo.
Beppe Grillo non è un dilettante. Nel post in cui invita i suoi lettori incazzati a Genova, ci ricorda le tappe che lo hanno portato convocare la terza vaffa-convention. Ricorda per esempio come "Il secondo [VDay] si tenne a Torino il 25 aprile del 2008 per un'informazione libera senza finanziamenti pubblici e senza l'ingerenza dei partiti. Raccogliemmo 1.400.000 firme. Nessuno ritenne di ascoltare i cittadini". Si dimentica di accennare al fatto che più della metà di quelle firme furono ritenute non valide dalla Corte di Cassazione; un classico quando si pretende di raccoglierle in fretta e furia lontano dalla residenza dei firmatari (ogni firma va verificata presso l'ufficio comunale di residenza). E soprattutto tace sul dettaglio più penoso: le firme richieste da Grillo nel 2008 non avrebbe portato comunque a nessun referendum perché, per legge, non è possibile raccoglierle nell'anno delle elezioni legislative, e il V2-Day si celebrò proprio dieci giorni dopo le elezioni. Grillo conosceva la legge (continua sull'Unita.it, H1t#202).
Beppe Grillo non è un dilettante. Nel post in cui invita i suoi lettori incazzati a Genova, ci ricorda le tappe che lo hanno portato convocare la terza vaffa-convention. Ricorda per esempio come "Il secondo [VDay] si tenne a Torino il 25 aprile del 2008 per un'informazione libera senza finanziamenti pubblici e senza l'ingerenza dei partiti. Raccogliemmo 1.400.000 firme. Nessuno ritenne di ascoltare i cittadini". Si dimentica di accennare al fatto che più della metà di quelle firme furono ritenute non valide dalla Corte di Cassazione; un classico quando si pretende di raccoglierle in fretta e furia lontano dalla residenza dei firmatari (ogni firma va verificata presso l'ufficio comunale di residenza). E soprattutto tace sul dettaglio più penoso: le firme richieste da Grillo nel 2008 non avrebbe portato comunque a nessun referendum perché, per legge, non è possibile raccoglierle nell'anno delle elezioni legislative, e il V2-Day si celebrò proprio dieci giorni dopo le elezioni. Grillo conosceva la legge (continua sull'Unita.it, H1t#202).
Grillo, facciamo qualcosa per la deriva dei continenti?
Grillo conosceva la legge: sapeva benissimo che il lavoro di centinaia di volontari nelle piazze di tutt’Italia non avrebbe portato a nessun esito concreto; sapeva benissimo che stava chiedendo agli italiani una firma inutile. Non erano le firme che gli interessavano, non era il referendum di cui adesso ha smesso di parlare. Grillo voleva soltanto fare incazzare il suo popolo un po’ di più, promettendo qualcosa che l’ordinamento repubblicano non gli poteva consentire; sapendo che tutta la responsabilità per il fallimento della raccolta firme si sarebbe potuta attribuire alle ka$te dei politici cattivi e dei giornalisti faziosi. Una mossa spregiudicata che ci avrebbe dovuto far riflettere sulla sua abilità di demagogo e politico. E invece anche in quell’occasione molti lo liquidarono come un dilettante.
Ma Grillo non è un dilettante. Per questo vorrei rivolgergli una sommessa proposta: al prossimo V-Day, oltre alla lotta contro la finanza o l’euro o gli stipendi di tutti i presentatori Rai che portano ricavi all’azienda, non si potrebbe fare davvero qualcosa di serio contro la deriva dei continenti? Non si può lasciare questa emergenza a quattro gatti on line, ci vuole il know-how di Casaleggio. “Con un unico continente tutto sarà a portata di mano, non ci vorranno né barche né aerei né ponti ma potremmo andare tutti in autostrada da un punto all’altro del mondo senza molta fatica.” Qualcosa per cui vale la pena lottare, io trovo. E che Dio ce la mandi buona… http://leonardo.blogspot.com
Kamasutra dei luoghi comuni
Generalizzare, generazionalizzare
Ieri ho approfittato (e un po' me ne vergogno) di un orribile fatto di cronaca per manifestare il mio fastidio per quel genere letterario-giornalistico che è il commento accigliato. Gran parte del fastidio, lo ammetto, deriva dal fatto di vivere in una provincia piena di cose complicate, tra cui fascismo e criminalità (in mezzo anche a tante belle cose) che però nei resoconti dei giornalisti nazionali diventa sempre, invariabilmente, una simpatica cittadina dove sono tutti aperti e di sinistra e ti regalano il formaggio (grana). Però la semplificazione non è soltanto geografica. È anche sociale (alla vittima di un fatto di cronaca vengono attribuite immediatamente le caratteristiche di un tipo sociale riconoscibile dai lettori: si truccava, ascoltava cantanti sdolcinati, stava tutto il tempo al telefono ecc. ecc.). Ed è politica: cinque pezzi di merda che chiudono una ragazza in bagno e la violentano a turno stanno partecipando a un lungo dibattito politico, di cui Mauro Covacich ci riassume le ultime puntate.
"Negli ultimi decenni abbiamo speso ogni nostra energia per allontanare la morale dal sesso, ora guardiamo atterriti il risultato ottenuto. I ragazzi e le ragazze della festa di Modena dove una ragazza di 16 anni è stata violentata da suoi quasi coetanei, sono i nipoti della generazione che si è battuta per la liberazione del corpo e sono i figli della generazione che combatte ogni giorno contro un crimine che i giornali chiamano femminicidio: con ciò proporrei di escludere il deficit culturale dalla nostra discussione".
Covacich ovviamente non conosce né i ragazzi né le ragazze, né i loro padri né i loro nonni, ma è convinto di potersi orientare, addirittura di poter escludere "deficit culturali", grazie a questa meravigliosa bussola dell'opinionista che è la *generazione*. Sei nato a metà Novanta (a Modena)? Senz'altro i tuoi genitori combattono ogni giorno contro un crimine che i giornali chiamano femminicidio. I tuoi nonni invece si battevano per la liberazione del corpo. Covacich lo sa. Le cose andavano così, perlomeno a Modena, ma probabilmente anche altrove: negli anni Sessanta erano tutti presi a liberare i corpi, negli anni Dieci tutti a combattere i femminicidi, siamo tutti comparse di una versione extended della Meglio Gioventù, i nostri genitori erano tutti a Firenze a spalare il fango e poi hanno dato una mano a Basaglia a chiudere i manicomi, hanno tremato per Moro ed esultato con Pertini e Bearzot. Tutti. Nessuno si senta escluso.
E invece no: invece a Modena c'è un sacco di gente (benestante, borghese, proletaria) che negli anni Sessanta si faceva i cazzi propri e ha proseguito; non hanno liberato i corpi e adesso manco sanno cosa sia esattamente, il femminicidio, perché è vero che un po' di giornali ne parlano, ma non li compra quasi più nessuno. E immagino sia la stessa cosa a Cremona, Vicenza, Roma, New York. Chiamalo, se vuoi, "deficit culturale", ma forse c'è un equivoco su cosa la cultura sia: in ambito anglosassone si riconosce una specifica "cultura" anche a cinque pezzi di merda che violentano una ragazza. Si parla di "rape culture", perché cultura è una parola neutra, ci possono essere culture che condividiamo e culture che esecriamo. Io per esempio non sopporto la cultura dell'opinionismo italiano, che parte da un fatto di cronaca e lo trasforma in un romanzo generazionale - non uno qualsiasi, no, sempre lo stesso, ovvero Casa Keaton: padri-rivoluzionari-crescono-figli-reazionari. La De Gregorio almeno si limitava a immaginarsi il trucco e i gusti musicali della ragazza, Covacich dà per scontato che le nonne degli stupratori andassero alle manifestazioni femministe. Morale della favola, ci siamo sbagliati: la nonna gridava "l'utero è mio", il nipotino organizza stupri di gruppo.
Trasformare uno stupro in un discorso politico è un'operazione legittima come un'altra; lo si è fatto tante altre volte perché, ahinoi, di stupri ce ne sono già stati; ci sono più o meno tre chiavi di lettura che dicono più cose su chi le impugna che sull'oggetto del discorso. Lo stupro può essere, a seconda di chi lo osserva:
(1) manifestazione di una cultura arcaica che resiste alla modernità (lettura progressista: bisogna eliminare le sacche di povertà ignoranza e maschilismo);
(2) pura espressione di fascismo, esercizio di prepotenza di classe o di genere (le 120 giornate di Salò, il massacro del Circeo - lettura rivoluzionaria: occorre eliminare il fascismo nell'individuo e nella società, e poi non ci saranno più stupri ma libera condivisione di corpi e piaceri);
(3) effetto inevitabile di una degenerazione edonistica della società: se continui a dire che il sesso è bello, prima o poi qualcuno si fa male.
Scegliendo la terza corsia, Covacich si ritrova in fila con Giovanardi. Con l'aggravante che Giovanardi è un reazionario coerente, insomma ha diritto di precedenza. Ed è pure di Modena, magari qualche famiglia coinvolta la conosce davvero. Covacich, dovendo parlare di un caso di cronaca che conosce per sommi capi, di persone di cui ignora generalità, appartenenza politica e storia famigliare, decide comunque per la terza corsia. Quei ragazzi hanno violentato una coetanea perché "fare sesso è diventato cool": prima a quanto pare non lo era. L'8 aprile 1476 un anonimo denunciò agli Ufficiali di notte e de' monasteri (una specie di buoncostume del Comune di Firenze) un gruppo di persone, con l'accusa gravissima di sodomia consumata verso Jacopo Saltarelli, diciassettenne. Tra gli accusati, l'orefice Bartolomeo di Pasquino, il farsettaio Baccino, un giovane membro dell'influente famiglia dei Tornabuoni e... Leonardo da Vinci. Gli imputati furono assolti con una formula condizionale. Qualche Giovanardi o Covacich o Savonarola che stigmatizzasse la rilassatezza dei costumi circolava già allora. Di che stupirsi, avranno detto dal pulpito: avete trasformato il sesso in una cosa cool, e adesso i pittori e gli orefici e i figli di buona famiglia circuiscono i ragazzini, siete contenti? inoltre la fine del mondo è vicina. Tutto qui? No, è anche colpa di internet, ovviamente.
Si stava meglio quando si impiastricciavano i giornaletti
"C’è poi, non ultima, la particolare angoscia di essere un adolescente oggi, quando ti basta un click per vedere tutte le posizioni del kamasutra realizzate da copulatori veri, un click per sapere tutto in teoria, ancora prima di aver dato il primo bacio. Un mondo che ti spinge a buttarti subito, adesso, nella mischia, senza che tu abbia avuto neanche il tempo di capire se ne hai voglia, senza concederti quel lento, prezioso, maldestro apprendistato di cui anche noi, disinibiti e disinibite quarantenni, abbiamo beneficiato".
Covacich ha la sensazione, che condividiamo in molti, che la sessualità dei ragazzini cresciuti a pane e internet sia un esperimento fuori controllo. C'è troppo porno là fuori, in linea di massima non avremmo nulla contro il porno, ma ce n'è davvero troppo, e ce n'è anche di molto forte. Inoltre internet ci vizia, vai su amazon e il giorno dopo ti arriva il pacco in casa (a patto di avere una carta di credito, non tutti i teenager ce l'hanno); non succederà la stessa cosa anche con la sessualità? Vedo scene di gruppo, vedo bukkake, vedo stupri recitati che sembrano stupri veri e a volte forse vedo anche stupri veri, e non ho ancora fatto sesso vero: c'è da stupirsi se poi mi metto a stuprare ragazzine? Covacich non si stupisce.
Però a cosa serve la cultura, se non a farci dubitare delle nostre percezioni? Si praticava sesso sodomita nella Firenze del Quattrocento, senza ausilio di internet. Si stuprava nel secolo scorso. Abbiamo pagine di Moravia, di Pasolini, abbiamo tavole di Pazienza, abbiamo tutti gli archivi di cronaca nera che vogliamo. Stuprano i fascisti del Circeo, stuprano gli edonisti di buona famiglia, stuprano i pastori. Ogni tanto qualche ragazza trova il coraggio di andare dagli ufficiali di notte e scoperchia un verminaio. Può darsi che in certe epoche, in certi milieu sociali, in certe comunità si sia stuprato di meno, ma va' a capire quali e perché. Come è noto, le statistiche sono fuorvianti: non ci dicono in quale Paese si stupra di più, ma in quale Paese ci sono più denunce (gli USA). Quel che è abbastanza sicuro è che la pornografia non è mai stata così accessibile e a buon mercato come oggi, in tutto il mondo. È stato Flash, a metà anni Zero, a trasformare internet in una videoteca al di là dei nostri sogni più alati o perversi. Ora davvero possiamo vedere tutto quello che riusciamo a immaginare. Questo avrà senz'altro effetti a medio-lungo termine sulla nostra immaginazione e sulla nostra sessualità, ma ci sta trasformando in potenziali stupratori? Può anche darsi, ma a questo punto servirebbero dei numeri. Sono aumentati vertiginosamente gli stupri a metà anni zero? No.
I ragazzini di oggi vivono una sessualità assurda? Secondo i nostri metri senz'altro, ma i nostri metri sono attendibili, sono interessanti? Senz'altro i ragazzini vivono un'esperienza molto diversa dalla nostra, e questo ci preoccupa. Siamo invidiosi? Può darsi, ma soprattutto siamo persuasi di essere individui perfetti: il risultato della migliore educazione possibile, nelle migliori scuole possibili ottenute grazie alla Costituzione più bella del mondo. Se noi da ragazzini non ci siamo masturbati con internet, ne consegue che masturbarsi con internet è pericoloso. Il nostro apprendistato maldestro, i lunghi pomeriggi in trepida attesa che un cugino maggiore ci passasse un giornaletto usato: è tutto questo che ci ha reso uomini nel senso pieno del termine, ed è un vero peccato che i giovani d'oggi possano scegliere con un click specialità posizione ed etnia, mentre a noi toccava arrangiarsi con le bionde perché a nostro cugino piacevano le bionde. Sono queste le frustrazioni che ci hanno resi uomini! Sarà. Non ho opinioni forti al riguardo. A volte mi sembra che la pornografia funzioni più da calmante che da eccitatore. Il sesso fatto dai professionisti, dagli artisti, ti sgomenta un po'; sai benissimo che non sarai mai all'altezza, e va a finire che ne fai di meno. Ma è una percezione personale, appunto; sicuramente ad altre persone la pornografia fa un effetto contrario.
Verrà un Padre
Sia la De Gregorio che Covacich sono stati accusati, in calce ai loro pezzi, di paternalismo. Io non ho niente contro il paternalismo; credo che a una certa età sia inevitabile. Se ti senti padre, fai discorsi da padre. Ma bisogna saperli fare, il problema è tutto qui. Sennò quelli mica ti ascoltano. La De Gregorio chiude il suo pezzo con un accenno profetico a una specie di messia che saprà finalmente dirci quel No che ci aiuta a crescere.
"Però arriverà, deve arrivare, il momento il tempo e il luogo in cui qualcuno di molto molto autorevole senza essere per questo canzonato e dal coro irriso dica no, non è quello che deve, non è questo che devi accettare per essere accettata".
Magari poi arriva e ha la faccia di Giovanardi. Ecco. Come si fa a essere moralisti, oggi, senza essere tromboni? Senza vagheggiare il ritorno di figure "molto molto autorevoli" che spieghino alle ragazze che far sesso con chiunque, "aggiungere sempre nuove tacche sulla pistola" (Covacich) è "un uso drammaticamente frainteso del concetto di emancipazione" (Covacich!)? Non lo so. In effetti preferisco sfogarmi contro chi tenta di abbozzare un discorso moralista, piuttosto di provarmici anch'io. Io poi per mestiere discuto un po' coi pre-adolescenti, e qualche cosa forse me l'hanno insegnata. Ne butto giù alcune:
a. Senza drammatizzare, i ragazzini hanno bisogno di sapere che ogni azione porta a delle conseguenze, e il sesso è, tra le altre cose, un'azione. Più che di prediche, hanno bisogno di essere informati sui loro diritti, sui pericoli che corrono, sulle precauzioni che loro conviene adottare. Finché parli di morale, di "non accettare per essere accettati", sonnecchiano. Quando gli parli di codice penale, spalancano occhi e orecchie: finalmente qualcuno li riconosce per quel che sono, adulti in potenza, già in grado di fare e farsi male.
b. Però un conto è prevenire, un conto è consolare. Ripeterò fino alla noia a un ragazzino che deve mettersi il casco, e a una ragazza di non frequentare determinati stronzi. Ma il giorno che il ragazzino si spaccherà la testa perché è stato investito da un treno che ha deragliato, io non accennerò al fatto del casco: non è il caso, non è il momento. Una ragazza che viene violentata da cinque stronzi ha diritto alla mia solidarietà e alla mia ammirazione se ha il coraggio di denunciarli. In pubblico non dirò una sola parola che possa essere interpretata come "benedetta ragazza dovevi stare più attenta": non serve a niente, è troppo tardi, darei soltanto una mano ai suoi stupratori a farla sentire colpevole e sporca. Colpevole di che? Sporca di che? Ma scherziamo?
c. La mia vita non è un modello. Può essere talvolta un repertorio di fatti buffi che possono aiutare il ragazzino a capire che nessuno nasce imparato. Soprattutto se al termine di tutti questi fatti buffi non c'è un uomo ridicolo, ma una figura sufficientemente autorevole.
d. È inutile mettersi le mani nei capelli. Può anche darsi che Covacich abbia ragione e amazon e youporn stiano pervertendo per sempre la sessualità dei nostri figli, ebbene, mettersi le mani nei capelli non ferma in nessun modo né amazon né youporn. Neanche le profezie apocalittiche aiutano più di tanto. Se sei persuaso che tutto stia per finire, goditi gli ultimi giorni dell'umanità e non rompere i coglioni a chi tira la carretta.
e. Comunque i ragazzini si innamorano. Magari fanno più ginnastica sessuale di quanta ne facessimo noi, e hanno più cultura pornografica; ma l'innamoramento lo sanno cos'è, e tendono a innamorarsi della compagna di banco più spesso che di Sasha Grey. Credo. Non ho statistiche. Potrebbe anche non voler dire niente. Ma mi piace finirla così.
Ieri ho approfittato (e un po' me ne vergogno) di un orribile fatto di cronaca per manifestare il mio fastidio per quel genere letterario-giornalistico che è il commento accigliato. Gran parte del fastidio, lo ammetto, deriva dal fatto di vivere in una provincia piena di cose complicate, tra cui fascismo e criminalità (in mezzo anche a tante belle cose) che però nei resoconti dei giornalisti nazionali diventa sempre, invariabilmente, una simpatica cittadina dove sono tutti aperti e di sinistra e ti regalano il formaggio (grana). Però la semplificazione non è soltanto geografica. È anche sociale (alla vittima di un fatto di cronaca vengono attribuite immediatamente le caratteristiche di un tipo sociale riconoscibile dai lettori: si truccava, ascoltava cantanti sdolcinati, stava tutto il tempo al telefono ecc. ecc.). Ed è politica: cinque pezzi di merda che chiudono una ragazza in bagno e la violentano a turno stanno partecipando a un lungo dibattito politico, di cui Mauro Covacich ci riassume le ultime puntate.
"Negli ultimi decenni abbiamo speso ogni nostra energia per allontanare la morale dal sesso, ora guardiamo atterriti il risultato ottenuto. I ragazzi e le ragazze della festa di Modena dove una ragazza di 16 anni è stata violentata da suoi quasi coetanei, sono i nipoti della generazione che si è battuta per la liberazione del corpo e sono i figli della generazione che combatte ogni giorno contro un crimine che i giornali chiamano femminicidio: con ciò proporrei di escludere il deficit culturale dalla nostra discussione".
Covacich ovviamente non conosce né i ragazzi né le ragazze, né i loro padri né i loro nonni, ma è convinto di potersi orientare, addirittura di poter escludere "deficit culturali", grazie a questa meravigliosa bussola dell'opinionista che è la *generazione*. Sei nato a metà Novanta (a Modena)? Senz'altro i tuoi genitori combattono ogni giorno contro un crimine che i giornali chiamano femminicidio. I tuoi nonni invece si battevano per la liberazione del corpo. Covacich lo sa. Le cose andavano così, perlomeno a Modena, ma probabilmente anche altrove: negli anni Sessanta erano tutti presi a liberare i corpi, negli anni Dieci tutti a combattere i femminicidi, siamo tutti comparse di una versione extended della Meglio Gioventù, i nostri genitori erano tutti a Firenze a spalare il fango e poi hanno dato una mano a Basaglia a chiudere i manicomi, hanno tremato per Moro ed esultato con Pertini e Bearzot. Tutti. Nessuno si senta escluso.
E invece no: invece a Modena c'è un sacco di gente (benestante, borghese, proletaria) che negli anni Sessanta si faceva i cazzi propri e ha proseguito; non hanno liberato i corpi e adesso manco sanno cosa sia esattamente, il femminicidio, perché è vero che un po' di giornali ne parlano, ma non li compra quasi più nessuno. E immagino sia la stessa cosa a Cremona, Vicenza, Roma, New York. Chiamalo, se vuoi, "deficit culturale", ma forse c'è un equivoco su cosa la cultura sia: in ambito anglosassone si riconosce una specifica "cultura" anche a cinque pezzi di merda che violentano una ragazza. Si parla di "rape culture", perché cultura è una parola neutra, ci possono essere culture che condividiamo e culture che esecriamo. Io per esempio non sopporto la cultura dell'opinionismo italiano, che parte da un fatto di cronaca e lo trasforma in un romanzo generazionale - non uno qualsiasi, no, sempre lo stesso, ovvero Casa Keaton: padri-rivoluzionari-crescono-figli-reazionari. La De Gregorio almeno si limitava a immaginarsi il trucco e i gusti musicali della ragazza, Covacich dà per scontato che le nonne degli stupratori andassero alle manifestazioni femministe. Morale della favola, ci siamo sbagliati: la nonna gridava "l'utero è mio", il nipotino organizza stupri di gruppo.
Trasformare uno stupro in un discorso politico è un'operazione legittima come un'altra; lo si è fatto tante altre volte perché, ahinoi, di stupri ce ne sono già stati; ci sono più o meno tre chiavi di lettura che dicono più cose su chi le impugna che sull'oggetto del discorso. Lo stupro può essere, a seconda di chi lo osserva:
(1) manifestazione di una cultura arcaica che resiste alla modernità (lettura progressista: bisogna eliminare le sacche di povertà ignoranza e maschilismo);
(2) pura espressione di fascismo, esercizio di prepotenza di classe o di genere (le 120 giornate di Salò, il massacro del Circeo - lettura rivoluzionaria: occorre eliminare il fascismo nell'individuo e nella società, e poi non ci saranno più stupri ma libera condivisione di corpi e piaceri);
(3) effetto inevitabile di una degenerazione edonistica della società: se continui a dire che il sesso è bello, prima o poi qualcuno si fa male.
Scegliendo la terza corsia, Covacich si ritrova in fila con Giovanardi. Con l'aggravante che Giovanardi è un reazionario coerente, insomma ha diritto di precedenza. Ed è pure di Modena, magari qualche famiglia coinvolta la conosce davvero. Covacich, dovendo parlare di un caso di cronaca che conosce per sommi capi, di persone di cui ignora generalità, appartenenza politica e storia famigliare, decide comunque per la terza corsia. Quei ragazzi hanno violentato una coetanea perché "fare sesso è diventato cool": prima a quanto pare non lo era. L'8 aprile 1476 un anonimo denunciò agli Ufficiali di notte e de' monasteri (una specie di buoncostume del Comune di Firenze) un gruppo di persone, con l'accusa gravissima di sodomia consumata verso Jacopo Saltarelli, diciassettenne. Tra gli accusati, l'orefice Bartolomeo di Pasquino, il farsettaio Baccino, un giovane membro dell'influente famiglia dei Tornabuoni e... Leonardo da Vinci. Gli imputati furono assolti con una formula condizionale. Qualche Giovanardi o Covacich o Savonarola che stigmatizzasse la rilassatezza dei costumi circolava già allora. Di che stupirsi, avranno detto dal pulpito: avete trasformato il sesso in una cosa cool, e adesso i pittori e gli orefici e i figli di buona famiglia circuiscono i ragazzini, siete contenti? inoltre la fine del mondo è vicina. Tutto qui? No, è anche colpa di internet, ovviamente.
Si stava meglio quando si impiastricciavano i giornaletti
"C’è poi, non ultima, la particolare angoscia di essere un adolescente oggi, quando ti basta un click per vedere tutte le posizioni del kamasutra realizzate da copulatori veri, un click per sapere tutto in teoria, ancora prima di aver dato il primo bacio. Un mondo che ti spinge a buttarti subito, adesso, nella mischia, senza che tu abbia avuto neanche il tempo di capire se ne hai voglia, senza concederti quel lento, prezioso, maldestro apprendistato di cui anche noi, disinibiti e disinibite quarantenni, abbiamo beneficiato".
Covacich ha la sensazione, che condividiamo in molti, che la sessualità dei ragazzini cresciuti a pane e internet sia un esperimento fuori controllo. C'è troppo porno là fuori, in linea di massima non avremmo nulla contro il porno, ma ce n'è davvero troppo, e ce n'è anche di molto forte. Inoltre internet ci vizia, vai su amazon e il giorno dopo ti arriva il pacco in casa (a patto di avere una carta di credito, non tutti i teenager ce l'hanno); non succederà la stessa cosa anche con la sessualità? Vedo scene di gruppo, vedo bukkake, vedo stupri recitati che sembrano stupri veri e a volte forse vedo anche stupri veri, e non ho ancora fatto sesso vero: c'è da stupirsi se poi mi metto a stuprare ragazzine? Covacich non si stupisce.
Però a cosa serve la cultura, se non a farci dubitare delle nostre percezioni? Si praticava sesso sodomita nella Firenze del Quattrocento, senza ausilio di internet. Si stuprava nel secolo scorso. Abbiamo pagine di Moravia, di Pasolini, abbiamo tavole di Pazienza, abbiamo tutti gli archivi di cronaca nera che vogliamo. Stuprano i fascisti del Circeo, stuprano gli edonisti di buona famiglia, stuprano i pastori. Ogni tanto qualche ragazza trova il coraggio di andare dagli ufficiali di notte e scoperchia un verminaio. Può darsi che in certe epoche, in certi milieu sociali, in certe comunità si sia stuprato di meno, ma va' a capire quali e perché. Come è noto, le statistiche sono fuorvianti: non ci dicono in quale Paese si stupra di più, ma in quale Paese ci sono più denunce (gli USA). Quel che è abbastanza sicuro è che la pornografia non è mai stata così accessibile e a buon mercato come oggi, in tutto il mondo. È stato Flash, a metà anni Zero, a trasformare internet in una videoteca al di là dei nostri sogni più alati o perversi. Ora davvero possiamo vedere tutto quello che riusciamo a immaginare. Questo avrà senz'altro effetti a medio-lungo termine sulla nostra immaginazione e sulla nostra sessualità, ma ci sta trasformando in potenziali stupratori? Può anche darsi, ma a questo punto servirebbero dei numeri. Sono aumentati vertiginosamente gli stupri a metà anni zero? No.
I ragazzini di oggi vivono una sessualità assurda? Secondo i nostri metri senz'altro, ma i nostri metri sono attendibili, sono interessanti? Senz'altro i ragazzini vivono un'esperienza molto diversa dalla nostra, e questo ci preoccupa. Siamo invidiosi? Può darsi, ma soprattutto siamo persuasi di essere individui perfetti: il risultato della migliore educazione possibile, nelle migliori scuole possibili ottenute grazie alla Costituzione più bella del mondo. Se noi da ragazzini non ci siamo masturbati con internet, ne consegue che masturbarsi con internet è pericoloso. Il nostro apprendistato maldestro, i lunghi pomeriggi in trepida attesa che un cugino maggiore ci passasse un giornaletto usato: è tutto questo che ci ha reso uomini nel senso pieno del termine, ed è un vero peccato che i giovani d'oggi possano scegliere con un click specialità posizione ed etnia, mentre a noi toccava arrangiarsi con le bionde perché a nostro cugino piacevano le bionde. Sono queste le frustrazioni che ci hanno resi uomini! Sarà. Non ho opinioni forti al riguardo. A volte mi sembra che la pornografia funzioni più da calmante che da eccitatore. Il sesso fatto dai professionisti, dagli artisti, ti sgomenta un po'; sai benissimo che non sarai mai all'altezza, e va a finire che ne fai di meno. Ma è una percezione personale, appunto; sicuramente ad altre persone la pornografia fa un effetto contrario.
Verrà un Padre
Sia la De Gregorio che Covacich sono stati accusati, in calce ai loro pezzi, di paternalismo. Io non ho niente contro il paternalismo; credo che a una certa età sia inevitabile. Se ti senti padre, fai discorsi da padre. Ma bisogna saperli fare, il problema è tutto qui. Sennò quelli mica ti ascoltano. La De Gregorio chiude il suo pezzo con un accenno profetico a una specie di messia che saprà finalmente dirci quel No che ci aiuta a crescere.
"Però arriverà, deve arrivare, il momento il tempo e il luogo in cui qualcuno di molto molto autorevole senza essere per questo canzonato e dal coro irriso dica no, non è quello che deve, non è questo che devi accettare per essere accettata".
Magari poi arriva e ha la faccia di Giovanardi. Ecco. Come si fa a essere moralisti, oggi, senza essere tromboni? Senza vagheggiare il ritorno di figure "molto molto autorevoli" che spieghino alle ragazze che far sesso con chiunque, "aggiungere sempre nuove tacche sulla pistola" (Covacich) è "un uso drammaticamente frainteso del concetto di emancipazione" (Covacich!)? Non lo so. In effetti preferisco sfogarmi contro chi tenta di abbozzare un discorso moralista, piuttosto di provarmici anch'io. Io poi per mestiere discuto un po' coi pre-adolescenti, e qualche cosa forse me l'hanno insegnata. Ne butto giù alcune:
a. Senza drammatizzare, i ragazzini hanno bisogno di sapere che ogni azione porta a delle conseguenze, e il sesso è, tra le altre cose, un'azione. Più che di prediche, hanno bisogno di essere informati sui loro diritti, sui pericoli che corrono, sulle precauzioni che loro conviene adottare. Finché parli di morale, di "non accettare per essere accettati", sonnecchiano. Quando gli parli di codice penale, spalancano occhi e orecchie: finalmente qualcuno li riconosce per quel che sono, adulti in potenza, già in grado di fare e farsi male.
b. Però un conto è prevenire, un conto è consolare. Ripeterò fino alla noia a un ragazzino che deve mettersi il casco, e a una ragazza di non frequentare determinati stronzi. Ma il giorno che il ragazzino si spaccherà la testa perché è stato investito da un treno che ha deragliato, io non accennerò al fatto del casco: non è il caso, non è il momento. Una ragazza che viene violentata da cinque stronzi ha diritto alla mia solidarietà e alla mia ammirazione se ha il coraggio di denunciarli. In pubblico non dirò una sola parola che possa essere interpretata come "benedetta ragazza dovevi stare più attenta": non serve a niente, è troppo tardi, darei soltanto una mano ai suoi stupratori a farla sentire colpevole e sporca. Colpevole di che? Sporca di che? Ma scherziamo?
c. La mia vita non è un modello. Può essere talvolta un repertorio di fatti buffi che possono aiutare il ragazzino a capire che nessuno nasce imparato. Soprattutto se al termine di tutti questi fatti buffi non c'è un uomo ridicolo, ma una figura sufficientemente autorevole.
d. È inutile mettersi le mani nei capelli. Può anche darsi che Covacich abbia ragione e amazon e youporn stiano pervertendo per sempre la sessualità dei nostri figli, ebbene, mettersi le mani nei capelli non ferma in nessun modo né amazon né youporn. Neanche le profezie apocalittiche aiutano più di tanto. Se sei persuaso che tutto stia per finire, goditi gli ultimi giorni dell'umanità e non rompere i coglioni a chi tira la carretta.
e. Comunque i ragazzini si innamorano. Magari fanno più ginnastica sessuale di quanta ne facessimo noi, e hanno più cultura pornografica; ma l'innamoramento lo sanno cos'è, e tendono a innamorarsi della compagna di banco più spesso che di Sasha Grey. Credo. Non ho statistiche. Potrebbe anche non voler dire niente. Ma mi piace finirla così.
mercoledì 23 ottobre 2013
Atlante dei luoghi comuni
A Modena, lo avrete sentito, è successo un fatto orribile. Una sedicenne è stata stuprata da un gruppo di ragazzi poco più grandi di lei, in una festa in casa. Se servisse qualcosa vorrei ringraziare la ragazza che ha avuto il coraggio di denunciare i cinque pezzi di merda, e augurarle di superare al più presto quel che è successo. Ma onestamente spero non stia leggendo blog o giornali in questi giorni. Soprattutto le testate nazionali, perché alla fine i locali in questo caso non mi sembra si siano comportati troppo male: hanno raccontato la storia senza tradire generalità, ambientandola in una non meglio precisata "Modena bene" a cui poi ognuno dà il senso che preferisce. La stampa nazionale, invece.
La stampa nazionale si è comportata come si comporta in milioni di casi come questo; non avendo nulla da aggiungere ai fatti raccolti dalle redazioni locali, si è limitata copiare e incollare le informazioni e slegare gli opinionisti. Costoro si sono messi immediatamente ad abbaiare alla luna, con una tecnica affinata nei secoli, che forse non mi darebbe il voltastomaco se stavolta qualcuno non avesse davvero fatto male una ragazza a pochi km da casa mia. Provo a spiegarmi meglio con un esempio: quante volte vi sarà capitato, dai Novanta in poi, di leggere o ascoltare qualche accigliata tirata contro le stragi del sabato sera, i ragazzi che pensano solo a bere e poi s'ammazzano, la cultura dello sballo, bla bla, tutta roba in linea di massima persino condivisibile (passare le notti a bere e a guidare non è effettivamente il massimo della vita e della razionalità) e mortalmente noiosa?
Poi magari una notte muore un vostro amico, e non era un coglione: non beveva più di tanto, non stava guidando, aveva un sacco di progetti e impegni, e una sera ha avuto un colpo di sonno o di sfortuna. Un momento era una persona. Il momento dopo, sui giornali, una statistica. A quel punto il primo giornalista che vi passa vicino e osa dire "cultura dello sballo", o "gioventù senza valori", voi lo prendete per il collo. Ma alla fine sta solo lavorando. Il suo mestiere è ululare ovvietà alla luna. C'è chi li legge, quei pezzi lì, c'è chi compra il giornale apposta. Non l'ha mica ammazzato lui il vostro amico. In effetti non gliene frega nulla, non lo conosce, il fatto di cronaca non gli interessa in sé, ha soltanto bisogno di uno spinto per generalizzare, e parlare del vuoto di valori eccetera eccetera.
Siamo tutti stupratori
In agosto a Modena hanno chiuso una ragazza in bagno e l'hanno stuprata a turno. Dietro ci sono delle responsabilità oggettive, probabilmente anche errori pregressi di genitori ed educatori; ma l'opinionista non è nella posizione di identificarli e di prendersela con loro. Lui fa un altro mestiere: generalizza. Non gli interessano minimamente i colpevoli, perché siamo tutti colpevoli, la società è colpevole, siamo tutti educatori falliti, siamo tutti stupratori, e le nostre ragazze sono tutte incaute ad andare a certe feste e accettare certi drinks. E questo non è Giovanardi. Magari lo fosse. Un discorso reazionario da Giovanardi me lo aspetto, se non lo facesse probabilmente glielo solleciterei. Il punto è che certe cose me le ritrovo scritte da un'opinionista intelligente, seria, progressista, come la De Gregorio.
"Ce l'avete, ce l'avete avuta una figlia di sedici anni? Che si veste e si trucca come la sua cantante preferita, che sta chiusa in camera ore e a tavola risponde a monosillabi, che quando la vedete uscire con il nero tutto attorno agli occhi pensate mamma mia com'è diventata, ma lo sapete, voi lo sapete che è solo una bambina mascherata da donna e vi si stringe il cuore a vederla uscire fintamente spavalda. Dove va, a fare cosa, con chi".
Va avanti così per un altro paragrafo, ma fermiamoci un momento. Stiamo parlando di una persona che non conosciamo. Magari era esattamente come se la immagina la De Gregorio, magari un tipo del tutto diverso; allo stesso modo come tra le vittime delle Stragi del Sabato Sera c'erano ragazzi pieni di idee e di progetti ecc., ma sono morti lo stesso perché un coglione nell'altra corsia ha sbagliato un sorpasso. Io so che la De Gregorio non vuole colpevolizzare la ragazza. Ma lo so unicamente perché ho una certa idea di come la pensa la De Gregorio sull'argomento. Se invece fossi una ragazza di 16 anni, e questo fosse il primo pezzo che leggo di lei, mi domanderei: perché continua a parlare di me - e senza conoscermi? Perché ha cominciato il pezzo parlando di me, e va avanti a parlare di me, invece di sottolineare che ci sono cinque pezzi di merda che mi hanno chiuso in bagno? In seguito arrivano anche i cinque pezzi di merda, ma perché non sono in primo piano? Perché ci sono io che mi metto il nero attorno agli occhi, è un problema se a 16 anni mi metto il nero attorno agli occhi? È un invito ad abusare di me? Vuole veramente suggerire questo? No, non lo vuole suggerire.
Allora, proprio perché non c'è nessun atteggiamento di una ragazza - nessun mascheramento, nessun nero intorno agli occhi, nessuna agghiacciante preferenza musicale - che possa in un qualche modo giustificare quello che è successo, perché indugiare in queste cose? Per solleticare il senso di colpa del lettore-genitore, punto. Hanno stuprato una ragazza da qualche parte. La prossima potrebbe essere la tua. Non sai più con chi esce. Non sai perché si veste in un certo modo. Povero genitore apprensivo, cosa farai? Boh, non so. Di solito questi discorsi finivano con un caldo invito a votare un partito che ripristinasse l'Ordine e la Legalità. Ma qui siamo su un quotidiano progressista. O no?
Siamo ancora su un quotidiano progressista?
Geolocalizzazione dei luoghi comuni. La stampa nazionale si scrive a Roma o Milano, e quando capita che si ragioni di un fatto non accaduto in queste due popolose città, l'opinionista volenteroso tira fuori dallo scaffale una specie di Atlante DeAgostini Dei Luoghi Comuni, un'edizione limitata che hanno solo nelle redazioni, che serve a spiegare al giornalista com'è fatta quella città in poche semplici parole: Cremona? Torrone. Varese? Leghisti? Genova? Tirchi. Modena?
Modena, sempre secondo la De Gregorio, sarebbe "la più rassicurante delle città emiliane, la Modena delle scuole modello degli imprenditori che non si arrendono al terremoto, delle donne imprenditrici che vendono figurine nel mondo, dei ristoranti celebrati oltreoceano". Forse per la prima volta nel DeAgostini mancano Don Camillo e Peppone, anche se se ne intuisce il profilo tra un asilo e un'osteria. No, sul serio, sembra l'atlante di quando andavo all'asilo, al polo nord c'era un pinguino e in mezzo alla Pianura Padana una Ferrari. Modena è per prima cosa una città di duecentomila abitanti: se state a Roma o a Milano vi possono sembrare pochi, però, fidatevi, non è un paesello con un paio di scuole fatte bene e un bel ristorante. C'è pure la miseria a Modena; c'è una criminalità che ha sempre dato prova di una notevole vitalità: negli anni Ottanta era una piazza così importante per l'eroina che alla mattina i tossici delle altre città emiliane (meno rassicuranti?) arrivavano in treno. In seguito fu forse la capitale europea della tratta delle nere, durante il conflitto jugoslavo se dicevi "Modena" a un camionista bosniaco lui ti faceva i complimenti, la Bruciata era famosa nel mondo. Modena è tutto questo e tantissime altre cose, comprese quelle famiglie tranquille che lasciano i figli a casa soli al sabato e loro invitano gli amici e si fanno di ogni; e a volte ci scappa il sesso di gruppo anche con chi non vuole o non riesce a sottrarsi. Come in centinaia di altre città in Italia, più grandi, più piccole, più povere, più ricche e non c'entra niente il terremoto (che a Modena ha fatto cadere un vaso e due calcinacci), o le scuole modello di Reggio nell'Emilia, che per inciso non è Modena, neanche provincia. Modena, se non la conosci appena un po', non vuol dire niente; non è che se stuprano una ragazza a Roma io mi metto a scrivere "nella città eterna, all'ombra dei fori imperiali e delle basiliche della cristianità che furono set dei più acclamati film neorealisti"; non sarei ridicolo se lo facessi? Ma possibile che stuprino una ragazza nella città dove Bottura ha il ristorante?
(E continua pure)
La stampa nazionale si è comportata come si comporta in milioni di casi come questo; non avendo nulla da aggiungere ai fatti raccolti dalle redazioni locali, si è limitata copiare e incollare le informazioni e slegare gli opinionisti. Costoro si sono messi immediatamente ad abbaiare alla luna, con una tecnica affinata nei secoli, che forse non mi darebbe il voltastomaco se stavolta qualcuno non avesse davvero fatto male una ragazza a pochi km da casa mia. Provo a spiegarmi meglio con un esempio: quante volte vi sarà capitato, dai Novanta in poi, di leggere o ascoltare qualche accigliata tirata contro le stragi del sabato sera, i ragazzi che pensano solo a bere e poi s'ammazzano, la cultura dello sballo, bla bla, tutta roba in linea di massima persino condivisibile (passare le notti a bere e a guidare non è effettivamente il massimo della vita e della razionalità) e mortalmente noiosa?
Poi magari una notte muore un vostro amico, e non era un coglione: non beveva più di tanto, non stava guidando, aveva un sacco di progetti e impegni, e una sera ha avuto un colpo di sonno o di sfortuna. Un momento era una persona. Il momento dopo, sui giornali, una statistica. A quel punto il primo giornalista che vi passa vicino e osa dire "cultura dello sballo", o "gioventù senza valori", voi lo prendete per il collo. Ma alla fine sta solo lavorando. Il suo mestiere è ululare ovvietà alla luna. C'è chi li legge, quei pezzi lì, c'è chi compra il giornale apposta. Non l'ha mica ammazzato lui il vostro amico. In effetti non gliene frega nulla, non lo conosce, il fatto di cronaca non gli interessa in sé, ha soltanto bisogno di uno spinto per generalizzare, e parlare del vuoto di valori eccetera eccetera.
Siamo tutti stupratori
In agosto a Modena hanno chiuso una ragazza in bagno e l'hanno stuprata a turno. Dietro ci sono delle responsabilità oggettive, probabilmente anche errori pregressi di genitori ed educatori; ma l'opinionista non è nella posizione di identificarli e di prendersela con loro. Lui fa un altro mestiere: generalizza. Non gli interessano minimamente i colpevoli, perché siamo tutti colpevoli, la società è colpevole, siamo tutti educatori falliti, siamo tutti stupratori, e le nostre ragazze sono tutte incaute ad andare a certe feste e accettare certi drinks. E questo non è Giovanardi. Magari lo fosse. Un discorso reazionario da Giovanardi me lo aspetto, se non lo facesse probabilmente glielo solleciterei. Il punto è che certe cose me le ritrovo scritte da un'opinionista intelligente, seria, progressista, come la De Gregorio.
"Ce l'avete, ce l'avete avuta una figlia di sedici anni? Che si veste e si trucca come la sua cantante preferita, che sta chiusa in camera ore e a tavola risponde a monosillabi, che quando la vedete uscire con il nero tutto attorno agli occhi pensate mamma mia com'è diventata, ma lo sapete, voi lo sapete che è solo una bambina mascherata da donna e vi si stringe il cuore a vederla uscire fintamente spavalda. Dove va, a fare cosa, con chi".
Va avanti così per un altro paragrafo, ma fermiamoci un momento. Stiamo parlando di una persona che non conosciamo. Magari era esattamente come se la immagina la De Gregorio, magari un tipo del tutto diverso; allo stesso modo come tra le vittime delle Stragi del Sabato Sera c'erano ragazzi pieni di idee e di progetti ecc., ma sono morti lo stesso perché un coglione nell'altra corsia ha sbagliato un sorpasso. Io so che la De Gregorio non vuole colpevolizzare la ragazza. Ma lo so unicamente perché ho una certa idea di come la pensa la De Gregorio sull'argomento. Se invece fossi una ragazza di 16 anni, e questo fosse il primo pezzo che leggo di lei, mi domanderei: perché continua a parlare di me - e senza conoscermi? Perché ha cominciato il pezzo parlando di me, e va avanti a parlare di me, invece di sottolineare che ci sono cinque pezzi di merda che mi hanno chiuso in bagno? In seguito arrivano anche i cinque pezzi di merda, ma perché non sono in primo piano? Perché ci sono io che mi metto il nero attorno agli occhi, è un problema se a 16 anni mi metto il nero attorno agli occhi? È un invito ad abusare di me? Vuole veramente suggerire questo? No, non lo vuole suggerire.
Allora, proprio perché non c'è nessun atteggiamento di una ragazza - nessun mascheramento, nessun nero intorno agli occhi, nessuna agghiacciante preferenza musicale - che possa in un qualche modo giustificare quello che è successo, perché indugiare in queste cose? Per solleticare il senso di colpa del lettore-genitore, punto. Hanno stuprato una ragazza da qualche parte. La prossima potrebbe essere la tua. Non sai più con chi esce. Non sai perché si veste in un certo modo. Povero genitore apprensivo, cosa farai? Boh, non so. Di solito questi discorsi finivano con un caldo invito a votare un partito che ripristinasse l'Ordine e la Legalità. Ma qui siamo su un quotidiano progressista. O no?
Siamo ancora su un quotidiano progressista?
Geolocalizzazione dei luoghi comuni. La stampa nazionale si scrive a Roma o Milano, e quando capita che si ragioni di un fatto non accaduto in queste due popolose città, l'opinionista volenteroso tira fuori dallo scaffale una specie di Atlante DeAgostini Dei Luoghi Comuni, un'edizione limitata che hanno solo nelle redazioni, che serve a spiegare al giornalista com'è fatta quella città in poche semplici parole: Cremona? Torrone. Varese? Leghisti? Genova? Tirchi. Modena?
Modena, sempre secondo la De Gregorio, sarebbe "la più rassicurante delle città emiliane, la Modena delle scuole modello degli imprenditori che non si arrendono al terremoto, delle donne imprenditrici che vendono figurine nel mondo, dei ristoranti celebrati oltreoceano". Forse per la prima volta nel DeAgostini mancano Don Camillo e Peppone, anche se se ne intuisce il profilo tra un asilo e un'osteria. No, sul serio, sembra l'atlante di quando andavo all'asilo, al polo nord c'era un pinguino e in mezzo alla Pianura Padana una Ferrari. Modena è per prima cosa una città di duecentomila abitanti: se state a Roma o a Milano vi possono sembrare pochi, però, fidatevi, non è un paesello con un paio di scuole fatte bene e un bel ristorante. C'è pure la miseria a Modena; c'è una criminalità che ha sempre dato prova di una notevole vitalità: negli anni Ottanta era una piazza così importante per l'eroina che alla mattina i tossici delle altre città emiliane (meno rassicuranti?) arrivavano in treno. In seguito fu forse la capitale europea della tratta delle nere, durante il conflitto jugoslavo se dicevi "Modena" a un camionista bosniaco lui ti faceva i complimenti, la Bruciata era famosa nel mondo. Modena è tutto questo e tantissime altre cose, comprese quelle famiglie tranquille che lasciano i figli a casa soli al sabato e loro invitano gli amici e si fanno di ogni; e a volte ci scappa il sesso di gruppo anche con chi non vuole o non riesce a sottrarsi. Come in centinaia di altre città in Italia, più grandi, più piccole, più povere, più ricche e non c'entra niente il terremoto (che a Modena ha fatto cadere un vaso e due calcinacci), o le scuole modello di Reggio nell'Emilia, che per inciso non è Modena, neanche provincia. Modena, se non la conosci appena un po', non vuol dire niente; non è che se stuprano una ragazza a Roma io mi metto a scrivere "nella città eterna, all'ombra dei fori imperiali e delle basiliche della cristianità che furono set dei più acclamati film neorealisti"; non sarei ridicolo se lo facessi? Ma possibile che stuprino una ragazza nella città dove Bottura ha il ristorante?
(E continua pure)
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