È un po' tardi, ma volevo condividere l'intuizione di mezzanotte: se il populismo di destra si caratterizza per la retorica del Nemico, ne consegue che in Italia di populismi attualmente ne abbiamo due, complementari. Questo in parte spiega la momentanea eclissi del M5S, che dopo gli attentati di Parigi non ha ritenuto necessario definire con maggior chiarezza la sua posizione in politica estera; in sostanza non ne ha una. Il fatto è che il populismo di Grillo e del suo comitato centrale è uno dei più curiosi al mondo, concentrato com'è sul Nemico Interno: il Politico. Viceversa il populismo di Salvini e della Meloni, che in mancanza di niente stanno opzionando quel che resta del centrodestra berlusconiano, si concentra sul Nemico Esterno: l'immigrato quasi sempre islamico e potenzialmente terrorista (Berlusconi non ci sta mettendo la faccia, ma il suo Giornale e i suoi tg sono già piuttosto allineati sull'argomento).
Messi assieme, Grillo e Salvini produrrebbero il populista perfetto; purtroppo, o per fortuna, sono inconciliabili. Al punto che nel momento più propizio per dare addosso agli immigrati, gli uomini di Grillo si sottraggono e mostrano il lato più umano (dopotutto anche loro hanno votato per depenalizzare la clandestinità); specularmente, quando passerà l'eccitazione collettiva per il terrorismo e scopriremo qualche altra Mafia Capitale, i grillini tireranno fuori gli artigli, ma Salvini si mostrerà molto più equilibrato, se non proprio garantista alla Berlusconi.
A un certo punto poi si voterà, e uno dei due populismi probabilmente arriverà al ballottaggio (sempre ammesso che ci si arrivi). Forse è inutile analizzare i trend elettorali, forse tutto dipenderà dall'ultimo fatto di cronaca importante: se sarà un attentato, Salvini; se sarà uno scandalo, Grillo. I due personaggi sono incompatibili, ma i loro elettori non lo sono affatto: anzi appartengono a un unico bacino che è in comunicazione anche coi serbatoi inesplorati dell'astensione. Poi c'è lo scenario hard - un ballottaggio tra Salvini e un grillino - e non mi sento di escluderlo a priori. Ah, nel caso voterò M5S: "Onestà" mi sembra meno pericoloso di "Stop Invasione". E poi in generale mi danno meno affidamento: al primo casino si rivota.
Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi
Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi.
Noi no. Donate all'UNRWA.
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giovedì 10 dicembre 2015
mercoledì 9 dicembre 2015
Come fate a cascarci con Shyamalan?
The Visit (M. Night Shyamalan, 2015)
Rebecca e Tyler non hanno mai conosciuto i loro nonni. Vivono nella provincia lontana dove il cellulare non prende. Quindici anni prima la loro madre fuggì per non tornare. Ora le hanno scritto, vorrebbero tanto conoscere i loro nipotini. Perché non ce li mandi per una settimana? Cosa potrebbe mai andare storto? Non credo di poter raccontare altro senza farvi capire che qualcosa non va.
Del resto è un film di M. Night Shyamalan, che dopo alcuni disastri produttivi si è ritrovato retrocesso nella serie B dei film horror a basso budget, in quella che però è la situazione più congeniale al suo cinema: senza più i divi capricciosi che gli hanno commissionato After Earth, senza effetti speciali, chiuso in una casa di campagna con due macchine finto-amatoriali, l'ex maestro del suspense contemporaneo dovrebbe riuscire a mostrare le sue vere qualità. Ce la farà?
Dei tanti modi in cui si possono dividere gli esseri umani, e in particolare gli spettatori al cinema, uno mi sembra più indicativo degli altri e riguarda M. Night Shyamalan. Vi sono infatti due gruppi: quelli che ultimamente erano molto delusi, ma che apprezzarono molto i suoi primi film, talvolta acclamandolo come un maestro e un innovatore del genere thriller, se non proprio il nuovo Hitchcock - e quelli che dopo cinque minuti avevano capito che Bruce Willis è un fantasma.
Insomma, in quel film nessun adulto gli rivolgeva la parola. Nessun adulto. Come fa uno a non accorgersene?
Io ai tempi mi arrabbiavo pure perché insomma - quando appartieni a quel gruppo di persone, tu rifiuti l'idea che il mondo si divida in due gruppi di persone. No, tu credi che ci sia solo un gruppo giusto - ovvero quelli che hanno gli occhi collegati al cervello - e che quelli che appartengono all'altro gruppo devano essere rieducati. E non importa se si intendono di cinema, ci dev'essere un equivoco perché come si fa a intendersi di cinema quando non ti accorgi nemmeno che Bruce Willis è un fantasma? Come fai a goderti un film se hai capito come va a finire dopo cinque minuti? Devi veramente avere voglia di cascarci (continua su +eventi!)
Col tempo ho capito che è davvero così. Chi ama il cinema è animato soprattutto da una grandissima Voglia di Cascarci. È quella magia che unisce tutti i cinefili, sia quelli dei Cahiers che hanno appena votato Mia Madre film dell'anno (sembra una presa in giro), sia quelli che stanno cambiando le pile alle loro spade laser per la prima di Star Wars VII. Se non hai Voglia di Cascarci, non riuscirai mai a prendere sul serio certe cose. Potrai studiare tanto ma non diventerai mai un cinefilo. Per esempio, se non hai Voglia di Cascarci, anche quest'ultimo film di M. Night Shyamalan ti lascerà freddo. Probabilmente anche questa volta dopo cinque minuti avrai già capito esattamente cosa non va nella situazione; tutti quei particolari dissonanti che dovrebbero metterti a disagio, li troverai piuttosto prevedibili (anche se qualche geniale traduttore ha deciso di rendere "rumours about the hospital" con "pettegolezzi dell'ospedale". Pettegolezzi).
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| Uno di quei film in cui i ragazzini non spengono la videocamera neanche se i mostri se li mangiano? Sì, però fatto bene. |
Del resto è un film di M. Night Shyamalan, che dopo alcuni disastri produttivi si è ritrovato retrocesso nella serie B dei film horror a basso budget, in quella che però è la situazione più congeniale al suo cinema: senza più i divi capricciosi che gli hanno commissionato After Earth, senza effetti speciali, chiuso in una casa di campagna con due macchine finto-amatoriali, l'ex maestro del suspense contemporaneo dovrebbe riuscire a mostrare le sue vere qualità. Ce la farà?
Dei tanti modi in cui si possono dividere gli esseri umani, e in particolare gli spettatori al cinema, uno mi sembra più indicativo degli altri e riguarda M. Night Shyamalan. Vi sono infatti due gruppi: quelli che ultimamente erano molto delusi, ma che apprezzarono molto i suoi primi film, talvolta acclamandolo come un maestro e un innovatore del genere thriller, se non proprio il nuovo Hitchcock - e quelli che dopo cinque minuti avevano capito che Bruce Willis è un fantasma.
Insomma, in quel film nessun adulto gli rivolgeva la parola. Nessun adulto. Come fa uno a non accorgersene?
Io ai tempi mi arrabbiavo pure perché insomma - quando appartieni a quel gruppo di persone, tu rifiuti l'idea che il mondo si divida in due gruppi di persone. No, tu credi che ci sia solo un gruppo giusto - ovvero quelli che hanno gli occhi collegati al cervello - e che quelli che appartengono all'altro gruppo devano essere rieducati. E non importa se si intendono di cinema, ci dev'essere un equivoco perché come si fa a intendersi di cinema quando non ti accorgi nemmeno che Bruce Willis è un fantasma? Come fai a goderti un film se hai capito come va a finire dopo cinque minuti? Devi veramente avere voglia di cascarci (continua su +eventi!)
Col tempo ho capito che è davvero così. Chi ama il cinema è animato soprattutto da una grandissima Voglia di Cascarci. È quella magia che unisce tutti i cinefili, sia quelli dei Cahiers che hanno appena votato Mia Madre film dell'anno (sembra una presa in giro), sia quelli che stanno cambiando le pile alle loro spade laser per la prima di Star Wars VII. Se non hai Voglia di Cascarci, non riuscirai mai a prendere sul serio certe cose. Potrai studiare tanto ma non diventerai mai un cinefilo. Per esempio, se non hai Voglia di Cascarci, anche quest'ultimo film di M. Night Shyamalan ti lascerà freddo. Probabilmente anche questa volta dopo cinque minuti avrai già capito esattamente cosa non va nella situazione; tutti quei particolari dissonanti che dovrebbero metterti a disagio, li troverai piuttosto prevedibili (anche se qualche geniale traduttore ha deciso di rendere "rumours about the hospital" con "pettegolezzi dell'ospedale". Pettegolezzi).
Il proverbiale twist alla Shyamalan, il colpo di scena che negli ultimi 10 minuti dovrebbe farti rileggere tutto il film in una chiave diversa, tu l'hai già subodorato dopo i primi 20, e adesso devi restare lì in sala a subire i trucchi del mestiere degli horror a basso budget prodotti da Jason Blum; niente da dire, Blum sa il fatto suo e Shyamalan è probabilmente il miglior regista che ci ha lavorato; nelle sue mani anche uno strumento abusato come il found footage si scrolla via la polvere e ritrova i suoi giorni di gloria. Poi finalmente arriva il twist, intorno a te senti gemiti e respiri affannosi, e tu sei solo contento perché il film sta finendo. Le persone si dividono in due gruppi e forse ha ragione il gruppo che si è fatto mettere ancora una volta nel sacco da M. Night Shyamalan. Noialtri possiamo consolarci raccontando che avevamo capito subito, insomma era chiaro, no? Ma la verità pura e semplice è che ci divertiamo di meno.
Questa settimana The Visit è al Cinelandia di Borgo San Dalmazzo (15:30, 17:40, 20:30, 22:40) e al Vittoria di Bra (20:15, 22:30).
martedì 8 dicembre 2015
Possiamo convivere con gente così?
(Forse li avete già visti: alcuni youtuber olandesi vanno in giro a citare versetti del Corano ai passanti; dopo averli scandalizzati, scoprono la copertina e rivelano che si tratta di una Bibbia. È divertente, ma non così originale.
Quando 11 anni fa Vittorio Feltri pubblicò il Corano in dispense su Libero - vi giuro, 11 anni fa Vittorio Feltri pubblicò il Corano in dispense su Libero - io scrissi questa recensione per Macchianera, che al tempo era uno dei blog più letti in Italia. Ci cascarono in parecchi - incredibilmente, un sacco di commenti sono ancora on line. È passato tanto tempo e siamo ancora convinti di parlare di qualcosa di attuale, di interessante).
Ogni giorno è buono per imparare qualcosa, e io temo di avere imparato qualcosa da Vittorio Feltri. Sì, proprio lui, l'esegeta del Corano.
L'avevo preso sottogamba, sapete. Credevo che valesse la pena di comprarlo per dedicargli uno sfottò, una di quelle cose che piace a noi frustrati di sinistra. Ebbene.
La tesi di Feltri è scontata: il Corano è inconciliabile con l'Occidente. Si tratta di un pregiudizio? Magari. No, Feltri si è documentato, ha studiato il Corano, ed è giunto a conclusioni che sono inoppugnabili. Cioè, io ho anche provato, a oppugnarle. Ma quando uno ha ragione ha ragione, e stavolta devo dare ragione a Vittorio Feltri. Il Corano è inconciliabile coi principi della nostra Costituzione. Chi crede in quel libro non dovrebbe rimanere a lungo sul suolo italiano. Mi dispiace, ma è così. Giudicate voi:
Le donne? Per Maometto sono inferiori
di Vittorio Feltri
Il Corano che cosa pensa delle donne? C'è un versetto molto chiaro. Sura II [detto della "vacca"], 228: «Ma gli uomini sono un gradino più in alto». Usa proprio questa formula il Libro Sacro: i maschi sono superiori. Non è una frase suscettibile di interpretazioni.
[. . .]
Questa inferiorità è strutturale, ed essa è la chiave di volta su cui è costruita la società. Insomma, la donna non è vittima di qualche incidente di percorso, per cui basta un ritocco qua e là delle leggi o della mentalità. No, è minorata per volontà divina, ed anzi la vita comune si regge su questo principio. Il resto discende come conseguenza: nessun ruolo direttivo, nessuna possibilità di organizzare per sé un minimo di vita individuale. La schiavitù è sancita e benedetta. Non sono teorie religiose, ma sono diventate immediatamente leggi politiche dove l'Islam è al potere, e pratiche familiari dove sono (per ora) in minoranza. Non illudiamoci: gli ayatollah imporranno a tutti questa visione del mondo appena potranno, perché per essi non c'è distinzione tra sfera spirituale e politica, tra morale cranica e legge dello Stato. Si pone un'altra questione seria. Le comunità musulmane presenti in tra noi possono trattare così le donne in barba alle nostre norme e consuetudini?
La risposta sarebbe scontata (no), ma lo sapete, io sono il solito malfidato, mica potevo fidarmi del primo versetto che mi citavano.
Così sono andato a prendermi la mia copia del Corano, ché sapevo bene di averne una da qualche parte su una mensola alta (il Libro va sempre posato in alto). E ho iniziato a sfogliare. Ero convinto che avrei trovato subito qualche versetto che ribaltava la faccenda. Beh.
Mi sono dovuto ricredere. Più andavo avanti, più era peggio. Ragazzi, c'è poco da essere politically correct. Quel libro è veramente misogino. Tutte le volte che compare la parola "donna", da qualche parte lì intorno c'è anche la parola "sottomessa". Non ci credete?
Si parte dalla Sura "della Genesi" (3,16): è Allah che dice alla prima donna:
"Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà".
Tanto per mettere subito le cose in chiaro. Ma cos'ha fatto, la donna, di male? Lo spiega a chiare parole la Sura "del Siracide" (25,24):
Dalla donna ha avuto inizio il peccato,
per causa sua tutti moriamo.
Per cui il minimo che possa fare è restare sottomessa. E infatti: Se non cammina al cenno della tua mano, toglila dalla tua presenza (Siracide 25,26)
E poi ci lamentiamo se le loro donne rimangono segregate in casa? Finché continueranno a credere in un Libro che ragiona così…
Motivo di sdegno, di rimprovero e di grande disprezzo
è una donna che mantiene il proprio uomo (Siracide 25,21)
…non c'è da aspettarsi che escano a cercarsi un lavoro. Né che partecipino a qualsiasi tipo di attività sociale. Perfino nella preghiera sono emarginate:
Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea. (Sura "dei Corinti I", 14,34-35)
Nella stessa Sura si motiva anche l'uso femminile del velo (e del burqa, eventualmente):
L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli. [… ] Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo. Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine […] (Sura "dei Corinti I", 3,7-16)
Notate la grazia della chiusa finale: se qualcuno vuole contestare… noi non abbiamo questa consuetudine. Tante grazie. Noi sì, però. Come la mettiamo?
E ancora:
Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie […] (Sura "degli Efesini" 5,22-23;
Ugualmente voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti perché, anche se alcuni si rifiutano di credere alla parola, vengano dalla condotta delle mogli, senza bisogno di parole, conquistati considerando la vostra condotta casta e rispettosa. (Sura "di Pietro I", 3,1)
Per finire con questa botta:
La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia. (Sura "di Timoteo I", 2,11-15)
Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo… e poi pretendiamo che abbiano rispetto per le nostre insegnanti? No, mi dispiace, io credo di essere una persona di aperte vedute e tollerante, ma ci sono dei limiti.
E che nessuno venga a dirmi che questi versetti vanno interpretati, inseriti nel loro contesto, mediati… interpretare cosa? Mediare cosa? È tutto chiaro qui, tutto nero su bianco: dalla donna ha avuto inizio il peccato, la donna stia sottomessa all'uomo, punto. E questo credo che non dovremmo tollerarlo. Mi dispiace, ma su questo sono più feltriano di Feltri: chi crede in questo Libro non ha il diritto di rimanere nel nostro Paese, dove vige una Costituzione che prevede per uomo e donna pari diritti.
Perciò, cari amici musulmani, aria.
[Continua domani]
Quando 11 anni fa Vittorio Feltri pubblicò il Corano in dispense su Libero - vi giuro, 11 anni fa Vittorio Feltri pubblicò il Corano in dispense su Libero - io scrissi questa recensione per Macchianera, che al tempo era uno dei blog più letti in Italia. Ci cascarono in parecchi - incredibilmente, un sacco di commenti sono ancora on line. È passato tanto tempo e siamo ancora convinti di parlare di qualcosa di attuale, di interessante).
Possiamo convivere con chi crede nel Corano? No
24 novembre 2004.Ogni giorno è buono per imparare qualcosa, e io temo di avere imparato qualcosa da Vittorio Feltri. Sì, proprio lui, l'esegeta del Corano.
L'avevo preso sottogamba, sapete. Credevo che valesse la pena di comprarlo per dedicargli uno sfottò, una di quelle cose che piace a noi frustrati di sinistra. Ebbene.
La tesi di Feltri è scontata: il Corano è inconciliabile con l'Occidente. Si tratta di un pregiudizio? Magari. No, Feltri si è documentato, ha studiato il Corano, ed è giunto a conclusioni che sono inoppugnabili. Cioè, io ho anche provato, a oppugnarle. Ma quando uno ha ragione ha ragione, e stavolta devo dare ragione a Vittorio Feltri. Il Corano è inconciliabile coi principi della nostra Costituzione. Chi crede in quel libro non dovrebbe rimanere a lungo sul suolo italiano. Mi dispiace, ma è così. Giudicate voi:
Le donne? Per Maometto sono inferiori
di Vittorio Feltri
Il Corano che cosa pensa delle donne? C'è un versetto molto chiaro. Sura II [detto della "vacca"], 228: «Ma gli uomini sono un gradino più in alto». Usa proprio questa formula il Libro Sacro: i maschi sono superiori. Non è una frase suscettibile di interpretazioni.
[. . .]
Questa inferiorità è strutturale, ed essa è la chiave di volta su cui è costruita la società. Insomma, la donna non è vittima di qualche incidente di percorso, per cui basta un ritocco qua e là delle leggi o della mentalità. No, è minorata per volontà divina, ed anzi la vita comune si regge su questo principio. Il resto discende come conseguenza: nessun ruolo direttivo, nessuna possibilità di organizzare per sé un minimo di vita individuale. La schiavitù è sancita e benedetta. Non sono teorie religiose, ma sono diventate immediatamente leggi politiche dove l'Islam è al potere, e pratiche familiari dove sono (per ora) in minoranza. Non illudiamoci: gli ayatollah imporranno a tutti questa visione del mondo appena potranno, perché per essi non c'è distinzione tra sfera spirituale e politica, tra morale cranica e legge dello Stato. Si pone un'altra questione seria. Le comunità musulmane presenti in tra noi possono trattare così le donne in barba alle nostre norme e consuetudini?
La risposta sarebbe scontata (no), ma lo sapete, io sono il solito malfidato, mica potevo fidarmi del primo versetto che mi citavano.
Così sono andato a prendermi la mia copia del Corano, ché sapevo bene di averne una da qualche parte su una mensola alta (il Libro va sempre posato in alto). E ho iniziato a sfogliare. Ero convinto che avrei trovato subito qualche versetto che ribaltava la faccenda. Beh.
Mi sono dovuto ricredere. Più andavo avanti, più era peggio. Ragazzi, c'è poco da essere politically correct. Quel libro è veramente misogino. Tutte le volte che compare la parola "donna", da qualche parte lì intorno c'è anche la parola "sottomessa". Non ci credete?
Si parte dalla Sura "della Genesi" (3,16): è Allah che dice alla prima donna:
"Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà".
Tanto per mettere subito le cose in chiaro. Ma cos'ha fatto, la donna, di male? Lo spiega a chiare parole la Sura "del Siracide" (25,24):
Dalla donna ha avuto inizio il peccato,
per causa sua tutti moriamo.
Per cui il minimo che possa fare è restare sottomessa. E infatti: Se non cammina al cenno della tua mano, toglila dalla tua presenza (Siracide 25,26)
E poi ci lamentiamo se le loro donne rimangono segregate in casa? Finché continueranno a credere in un Libro che ragiona così…
Motivo di sdegno, di rimprovero e di grande disprezzo
è una donna che mantiene il proprio uomo (Siracide 25,21)
…non c'è da aspettarsi che escano a cercarsi un lavoro. Né che partecipino a qualsiasi tipo di attività sociale. Perfino nella preghiera sono emarginate:
Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea. (Sura "dei Corinti I", 14,34-35)
L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli. [… ] Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo. Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine […] (Sura "dei Corinti I", 3,7-16)
Notate la grazia della chiusa finale: se qualcuno vuole contestare… noi non abbiamo questa consuetudine. Tante grazie. Noi sì, però. Come la mettiamo?
E ancora:
Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie […] (Sura "degli Efesini" 5,22-23;
Ugualmente voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti perché, anche se alcuni si rifiutano di credere alla parola, vengano dalla condotta delle mogli, senza bisogno di parole, conquistati considerando la vostra condotta casta e rispettosa. (Sura "di Pietro I", 3,1)
Per finire con questa botta:
![]() |
| "Di più! Dobbiamo cagarci addosso di più, perdio!" |
Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo… e poi pretendiamo che abbiano rispetto per le nostre insegnanti? No, mi dispiace, io credo di essere una persona di aperte vedute e tollerante, ma ci sono dei limiti.
E che nessuno venga a dirmi che questi versetti vanno interpretati, inseriti nel loro contesto, mediati… interpretare cosa? Mediare cosa? È tutto chiaro qui, tutto nero su bianco: dalla donna ha avuto inizio il peccato, la donna stia sottomessa all'uomo, punto. E questo credo che non dovremmo tollerarlo. Mi dispiace, ma su questo sono più feltriano di Feltri: chi crede in questo Libro non ha il diritto di rimanere nel nostro Paese, dove vige una Costituzione che prevede per uomo e donna pari diritti.
Perciò, cari amici musulmani, aria.
[Continua domani]
giovedì 3 dicembre 2015
Non andremo in pensione a 75 anni (e lo sappiamo)
Con tutto il rispetto per il presidente Boeri, sappiamo tutti che non andrà così. Non andremo in pensione a 75 anni.
Oddio, qualcuno ce la farà. Qualche stakanovista, qualche assenteista - buffo come gli estremi si incontrino. Ma la maggior parte di noi non andrà in pensione a 75 anni, e lo sappiamo. Voglio dire, basta guardarsi attorno.
Vedete molti colleghi di 74 anni?
E allora lo avete capito anche voi. Non ci succederà di andare in pensione a 75.
Cosa ci succederà?
Continuate pure a guardarvi attorno. Prima o poi bisogna cominciare. È fastidioso, è proprio questo il punto. Malattie, congedi, prepensionamenti, a parlarne sembra quasi che tu abbia poca voglia di lavorare. Ed è proprio in quel momento che arriva la mazzata.
C'è qualcosa che non va.
Fai più fatica ad alzarti, ti addormenti prima. C'è un dolorino che non passa. Un po' di pelle si desquama. Ma soprattutto c'è un bambino nel cervello che continua a ripeterti che non è niente, non è niente, puoi farcela, sei immortale. È quello che ti frega, in molti casi. Coi dolorini puoi venirci a patti, negoziare paci separate. Ma quel bambino prima o poi ti fa commettere un'imprudenza. Esci senza sciarpa. Oppure fuori piove ma fanculo, prendo la bici lo stesso.
Ti rompi un femore, resti a casa.
Ne approfitti per riposare, perché diciamocelo, negli ultimi tempi eri un po' esaurito. Torni dopo un mese e senti qualcuno che mormora. Te la sei presa comoda, hanno dovuto sostituirti, certo, è stato un incidente, però anche tu, in bici alla tua età, non hai giudizio. I colleghi ti guardano strano - cioè, strano. Ti guardano. Prima non ci facevi caso.
Il capo deve farti un discorso.
Con la tua assenza hai fatto perdere tempo a tutti, per cui adesso ci si aspetterebbe da te un po' più di impegno. Oppure, se proprio non ce la fai...
Come sarebbe a dire che non ce la fai? È il tuo mestiere, hai dovuto fermarti per un incidente, ma...
Ma non sei più produttivo come prima.
Ma stanno scherzando? stai facendo esattamente quello che facevo prima! (il bambino nella testa è molto incazzato)
Si vede che non basta più. Mettiamola così. Prima dell'incidente davi un certo affidamento. Nel meccanismo generale eri un pezzo magari un po' usurato, non abbastanza perché qualcuno si desse la pena per immaginare come sostituirti. Poi è successo qualcosa. Hai cominciato a sanguinare. Lo sai cosa succede intorno a te quando cominci a sanguinare?
C'è gente che ha fame.
Sono giovani.
Tu sanguini.
È stato solo un incidente!
Il bambino nella tua testa ha paura. Forse non sei così immortale dopotutto.
Ti guardi intorno. Di chi ti puoi fidare? Bisogna anche stare attenti a non diventare paranoici. Dovrai lavorare un po' di più e fargliela vedere. Peccato che
non ce la fai a lavorare di più.
Dieci anni fa, magari, ma adesso no. La famiglia si è presa i suoi tempi, e anche la salute reclama i suoi. Se tiri troppo una corda si spezza - tutte queste corde, poi, neanche le vedevi fino a qualche anno fa. E adesso devi calibrare tutto al centimetro. Se prendi un permesso per una visita medica, qualcuno mormorerà. Se smetti un'abitudine per risparmiare il tempo e il denaro, poi sarai nervoso per mesi e mesi. Litigherai con qualcuno che a tempo debito te la farà pagare. Insomma è dura e dopo un po' - senza neanche accorgertene, sei a casa di nuovo. Malattia.
Si sta bene a casa in fondo.
Certo, a voler pensare a quel che ti aspetta quando torni, i colleghi che ti odiano, il capo che ti vuole fuori dai piedi... però non è che ci devi pensare per forza. Sei malato. Devi concentrarti su te stesso.
Quando torni, non li guardi neanche più. Separare gli amici dagli ipocriti è già troppa fatica. Ti vogliono fuori dai piedi? Devono avere almeno il coraggio di dirtelo.
Nel frattempo ti hanno cambiato posto. Sembra che qualcuno si sia messo d'impegno ad affidarti tutti quei progetti che nessun altro voleva. Nessuna volontà punitiva, ti spiegano. È solo che tu non c'eri e gli altri si sono presi lo spazio. Ma se riesci a resistere fino alle ferie... ah, e poi devo dirti che non puoi sempre andare in bagno alle dieci. La gente mormora.
La gente cosa? È da quando lavori qui che vai in bagno alle dieci. È un tuo diritto! E anche se non lo fosse, è il tuo corpo. Non puoi sostituire quella parte del corpo che ha bisogno di andare in bagno alle dieci. Ma insomma è mobbing questo? Ti stanno mobbizzando?
Ma no.
È solo che sanguini.
E loro hanno fame.
Va bene. Però in pensione non puoi ancora andarci. Se ci vai adesso, prendi una miseria.
Il capo ti vuole parlare.
Quel progetto lì, è andato da schifo. I clienti si sono lamentati.
Certo che è andato da schifo. Tanto per cominciare non era tuo, te l'hanno appioppato quando sei tornato dalla convalescenza. Grazie alla tua esperienza hai ridotto i danni, ma -
C'è un reclamo scritto.
Lo sa che non è obbligato a lavorare con noi, vero? e lo sa che non siamo obbligati a tenerla.
Allora, questa è una porcheria. Una grossa porcheria. Non hai fatto niente di male. Hai lavorato più di tanti altri qui dentro. Ti vogliono punire soltanto perché...
Dillo.
Stai invecchiando?
Puoi stringere i denti e andare avanti. Ma per quanto? Dieci anni? Cinque? L'hai capito almeno che il tempo non è una linea retta? Potresti ammalarti sul serio. Forse sei già ammalato sul serio. Una cosa è certa.
A 75 anni non ci arrivi.
Vabbe', che posso dirti, a me stavi simpatico. Mi dispiace per come ti hanno trattato i colleghi, e anche il capo, davvero - non farmelo dire. Fortuna che queste cose a me non succedono. Sai che non vado mai in mutua io. Certe volte sono andato al lavoro con trentasette e sette. Anche adesso, la mattina prendo la bicicletta, anche se piove -
Oddio, qualcuno ce la farà. Qualche stakanovista, qualche assenteista - buffo come gli estremi si incontrino. Ma la maggior parte di noi non andrà in pensione a 75 anni, e lo sappiamo. Voglio dire, basta guardarsi attorno.
Vedete molti colleghi di 74 anni?
E allora lo avete capito anche voi. Non ci succederà di andare in pensione a 75.
Cosa ci succederà?
Continuate pure a guardarvi attorno. Prima o poi bisogna cominciare. È fastidioso, è proprio questo il punto. Malattie, congedi, prepensionamenti, a parlarne sembra quasi che tu abbia poca voglia di lavorare. Ed è proprio in quel momento che arriva la mazzata.
C'è qualcosa che non va.
Fai più fatica ad alzarti, ti addormenti prima. C'è un dolorino che non passa. Un po' di pelle si desquama. Ma soprattutto c'è un bambino nel cervello che continua a ripeterti che non è niente, non è niente, puoi farcela, sei immortale. È quello che ti frega, in molti casi. Coi dolorini puoi venirci a patti, negoziare paci separate. Ma quel bambino prima o poi ti fa commettere un'imprudenza. Esci senza sciarpa. Oppure fuori piove ma fanculo, prendo la bici lo stesso.
Ti rompi un femore, resti a casa.
Ne approfitti per riposare, perché diciamocelo, negli ultimi tempi eri un po' esaurito. Torni dopo un mese e senti qualcuno che mormora. Te la sei presa comoda, hanno dovuto sostituirti, certo, è stato un incidente, però anche tu, in bici alla tua età, non hai giudizio. I colleghi ti guardano strano - cioè, strano. Ti guardano. Prima non ci facevi caso.
Il capo deve farti un discorso.
Con la tua assenza hai fatto perdere tempo a tutti, per cui adesso ci si aspetterebbe da te un po' più di impegno. Oppure, se proprio non ce la fai...
Come sarebbe a dire che non ce la fai? È il tuo mestiere, hai dovuto fermarti per un incidente, ma...
Ma non sei più produttivo come prima.
Ma stanno scherzando? stai facendo esattamente quello che facevo prima! (il bambino nella testa è molto incazzato)
Si vede che non basta più. Mettiamola così. Prima dell'incidente davi un certo affidamento. Nel meccanismo generale eri un pezzo magari un po' usurato, non abbastanza perché qualcuno si desse la pena per immaginare come sostituirti. Poi è successo qualcosa. Hai cominciato a sanguinare. Lo sai cosa succede intorno a te quando cominci a sanguinare?
C'è gente che ha fame.
Sono giovani.
Tu sanguini.
È stato solo un incidente!
Il bambino nella tua testa ha paura. Forse non sei così immortale dopotutto.
Ti guardi intorno. Di chi ti puoi fidare? Bisogna anche stare attenti a non diventare paranoici. Dovrai lavorare un po' di più e fargliela vedere. Peccato che
non ce la fai a lavorare di più.
Dieci anni fa, magari, ma adesso no. La famiglia si è presa i suoi tempi, e anche la salute reclama i suoi. Se tiri troppo una corda si spezza - tutte queste corde, poi, neanche le vedevi fino a qualche anno fa. E adesso devi calibrare tutto al centimetro. Se prendi un permesso per una visita medica, qualcuno mormorerà. Se smetti un'abitudine per risparmiare il tempo e il denaro, poi sarai nervoso per mesi e mesi. Litigherai con qualcuno che a tempo debito te la farà pagare. Insomma è dura e dopo un po' - senza neanche accorgertene, sei a casa di nuovo. Malattia.
Si sta bene a casa in fondo.
Certo, a voler pensare a quel che ti aspetta quando torni, i colleghi che ti odiano, il capo che ti vuole fuori dai piedi... però non è che ci devi pensare per forza. Sei malato. Devi concentrarti su te stesso.
Quando torni, non li guardi neanche più. Separare gli amici dagli ipocriti è già troppa fatica. Ti vogliono fuori dai piedi? Devono avere almeno il coraggio di dirtelo.
Nel frattempo ti hanno cambiato posto. Sembra che qualcuno si sia messo d'impegno ad affidarti tutti quei progetti che nessun altro voleva. Nessuna volontà punitiva, ti spiegano. È solo che tu non c'eri e gli altri si sono presi lo spazio. Ma se riesci a resistere fino alle ferie... ah, e poi devo dirti che non puoi sempre andare in bagno alle dieci. La gente mormora.
La gente cosa? È da quando lavori qui che vai in bagno alle dieci. È un tuo diritto! E anche se non lo fosse, è il tuo corpo. Non puoi sostituire quella parte del corpo che ha bisogno di andare in bagno alle dieci. Ma insomma è mobbing questo? Ti stanno mobbizzando?
Ma no.
È solo che sanguini.
E loro hanno fame.
Va bene. Però in pensione non puoi ancora andarci. Se ci vai adesso, prendi una miseria.
Il capo ti vuole parlare.
Quel progetto lì, è andato da schifo. I clienti si sono lamentati.
Certo che è andato da schifo. Tanto per cominciare non era tuo, te l'hanno appioppato quando sei tornato dalla convalescenza. Grazie alla tua esperienza hai ridotto i danni, ma -
C'è un reclamo scritto.
Lo sa che non è obbligato a lavorare con noi, vero? e lo sa che non siamo obbligati a tenerla.
Allora, questa è una porcheria. Una grossa porcheria. Non hai fatto niente di male. Hai lavorato più di tanti altri qui dentro. Ti vogliono punire soltanto perché...
Dillo.
Stai invecchiando?
Puoi stringere i denti e andare avanti. Ma per quanto? Dieci anni? Cinque? L'hai capito almeno che il tempo non è una linea retta? Potresti ammalarti sul serio. Forse sei già ammalato sul serio. Una cosa è certa.
A 75 anni non ci arrivi.
Vabbe', che posso dirti, a me stavi simpatico. Mi dispiace per come ti hanno trattato i colleghi, e anche il capo, davvero - non farmelo dire. Fortuna che queste cose a me non succedono. Sai che non vado mai in mutua io. Certe volte sono andato al lavoro con trentasette e sette. Anche adesso, la mattina prendo la bicicletta, anche se piove -
mercoledì 2 dicembre 2015
Xavier, cuore di tenebra
3 dicembre - San Francesco Saverio, missionario ed esploratore, evangelizzatore di massa
[Questo pezzo si rilegge intero qui].
...apud campum babylonicum ducem impiorum in cathedra ignea et fumosa sedere, horribilem figura vultuque terribilem (Ignazio di Loyola, Exercitia Spiritualia, 140)
Suppongo che vi ricordiate quando sono diventato, per un po', marinaio di acqua dolce.
Ma cominciamo con ordine. In quel tempo ero tornato a Goa, al collegio. Ufficialmente ero in ritiro spirituale. Stavo cercando di smettere con l'oppio, anche. Non ridete. Me lo aveva prescritto un dottore indiano contro l'ulcera. Senza accorgermene avevo aumentato le dosi. È difficile spiegare a chi non l'ha provato. Ti sembra di entrare in un mondo diverso, che al risveglio non sai raccontare nemmeno a te stesso. Potrebbe essere il paradiso, ma più probabilmente è un altro luogo. In ogni caso, avevo visto uomini migliori di me partire e non tornare, ed ero determinato a non seguirli. Così mi ero chiuso in una cella col mio Eymerich tascabile e il flagello. Quando i miei nervi cominciavano a tendersi e a chiedere il frutto del papavero, io cercavo di strapparmeli a nerbate. Poi il dolore mi teneva sveglio tutta notte e un po' d'oppio dovevo prenderlo comunque, per non impazzire. Vedevo le pareti della cella stringersi intorno a me, e pensavo alla giungla. Sentivo di diventare sempre più debole, e vedevo gli idoli diventare sempre più forti - stavo sbagliando metodo, evidentemente.
D'altronde, ognuno ottiene quello che vuole. Io volevo una missione; e per scontare i miei peccati me ne assegnarono una davvero speciale; una volta conclusa, non ne avrei volute altre.
Non posso raccontarvi tutto, naturalmente. Ricevetti un invito a pranzo che non si poteva rifiutare. Mi buttai sotto un getto d'acqua gelida per togliermi la giungla dalle palpebre, e nel giro di un paio d'ore ero di nuovo un domenicano nel suo saio pulito e profumato, al cospetto dell'Inquisitore Generale di Goa.
Si era fatto arredare un bell'ambientino, nel palazzo di un Khan locale. Il disprezzo per gli idoli, e le vacche sacre in particolare, lo manifestava facendone arrostire generose porzioni per gli ospiti.
"Buongiorno padre".
"Buongiorno fra Marcelo. Ha già conosciuto il Generale?"
"No padre, non di persona".
"Lei ha lavorato molto in autonomia, è vero?"
"Sì padre, è così".
"Nel suo dossier si parla di un paio di autodafè nei distretti a nord di Goa".
"Al momento mi dichiaro non disponibile a parlarne, padre".
"Lei non ha già lavorato per l'Inquisizione?"
"No padre".
"Non ha bruciato tre idolatri e due musulmani in un villaggio a venti leghe da qui?"
"Non... non mi risultano le attività da lei menzionate. Ne sarei propenso a parlarne qualora tali attività..."
"Cos'è quel brutto taglio sul collo?"
"Un incidente di pesca durante le attività ricreative, Padre".
"È profondo. Sembra un gatto a nove code. Lei fa uso del gatto a nove code nella sua cella?"
"No padre".
"Lo sa che è proibito?"
"Certo padre".
"Va bene, si sieda. Ha l'aria di uno che digiuna da un mese. Vediamo quello che abbiamo qui. C'è dell'arrosto, di solito è buono. Ma se vuole provare i crostacei, non dovrà fornirci ulteriori prove di coraggio".
"Grazie, padre".
"Mi serve nel pieno delle forze. Ha mai sentito parlare di Francisco de Jasso Azpilcueta Atondo y Aznares de Javier?"
"Nato in Navarra nel 1506, al collegio fu compagno di cella del fondatore dell'ordine noto come Compagnia del Gesù, Íñigo López Loiola. Inviato da questi a Goa nel 1541 su richiesta di sua maestà il re del Portogallo, estese l'opera di evangelizzazione delle Indie fino a Malacca, alle Molucche e a Cipango, battezzando milioni di indigeni e compiendo centinaia di prodigi..."
"...Non tutti risultanti al nostro Sacro Ufficio. Vada avanti".
"Nel 1552, desideroso di portare il messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo nell'impero della Cina, parte su una giunca diretta all'estuario del fiume delle Perle, ma muore di febbre nell'isola detta di Sanclan. Dio dà, Dio toglie, Dio sia benedetto".
"Amen. Tutto qui, figliolo?"
"Più o meno sì".
"È sicuro di non aver sentito altre voci?"
"Niente di rilevante, padre".
"A proposito di un padre gesuita che addentrandosi nel fiume delle Perle con un carico di fucili, avrebbe portato la coltivazione del papavero nel cuore del Guangdong?"
"Lo apprendo da voi, padre".
"Francisco Javier è stato uno dei migliori pastori che la Chiesa abbia mai inviato nelle Indie. Un cavaliere e un santo. Spiritoso, intelligente. Ma in un qualche modo non riusciva ad accontentarsi. Lo avremmo voluto più spesso presso di noi, a Goa. Come sa, c'è tantissimo lavoro da fare per le anime dei sudditi indiani del Re, senza andare in capo al mondo. Sappiamo che lo stesso Loyola gli aveva chiesto di fermarsi. E invece... le Molucche, e poi il Giappone, e poi... la giungla. Lei conosce la giungla, fra Marcelo?"
"Ci sono stato".
"Poi però ha dovuto andarsene... ha conosciuto i tormenti dell'ulcera, mi hanno detto".
"Cibi troppo speziati".
"Che altro ha conosciuto?"
L'orrore.
"Si sta ancora curando?"
"No, padre, sono guarito".
"Me ne rallegro. Stavo dicendo... quando Francisco si addentrò nel Fiume delle Perle, le sue lettere cominciarono ad apparirci... insane. Abbiamo pertanto stabilito di non divulgarle. Eccole qui" (continua sul Post!)
[Questo pezzo si rilegge intero qui].
...apud campum babylonicum ducem impiorum in cathedra ignea et fumosa sedere, horribilem figura vultuque terribilem (Ignazio di Loyola, Exercitia Spiritualia, 140)
Suppongo che vi ricordiate quando sono diventato, per un po', marinaio di acqua dolce.
Ma cominciamo con ordine. In quel tempo ero tornato a Goa, al collegio. Ufficialmente ero in ritiro spirituale. Stavo cercando di smettere con l'oppio, anche. Non ridete. Me lo aveva prescritto un dottore indiano contro l'ulcera. Senza accorgermene avevo aumentato le dosi. È difficile spiegare a chi non l'ha provato. Ti sembra di entrare in un mondo diverso, che al risveglio non sai raccontare nemmeno a te stesso. Potrebbe essere il paradiso, ma più probabilmente è un altro luogo. In ogni caso, avevo visto uomini migliori di me partire e non tornare, ed ero determinato a non seguirli. Così mi ero chiuso in una cella col mio Eymerich tascabile e il flagello. Quando i miei nervi cominciavano a tendersi e a chiedere il frutto del papavero, io cercavo di strapparmeli a nerbate. Poi il dolore mi teneva sveglio tutta notte e un po' d'oppio dovevo prenderlo comunque, per non impazzire. Vedevo le pareti della cella stringersi intorno a me, e pensavo alla giungla. Sentivo di diventare sempre più debole, e vedevo gli idoli diventare sempre più forti - stavo sbagliando metodo, evidentemente.D'altronde, ognuno ottiene quello che vuole. Io volevo una missione; e per scontare i miei peccati me ne assegnarono una davvero speciale; una volta conclusa, non ne avrei volute altre.
Si era fatto arredare un bell'ambientino, nel palazzo di un Khan locale. Il disprezzo per gli idoli, e le vacche sacre in particolare, lo manifestava facendone arrostire generose porzioni per gli ospiti.
"Buongiorno padre".
"Buongiorno fra Marcelo. Ha già conosciuto il Generale?"
"No padre, non di persona".
"Lei ha lavorato molto in autonomia, è vero?"
"Sì padre, è così".
"Nel suo dossier si parla di un paio di autodafè nei distretti a nord di Goa".
"Al momento mi dichiaro non disponibile a parlarne, padre".
"Lei non ha già lavorato per l'Inquisizione?"
"No padre".
"Non ha bruciato tre idolatri e due musulmani in un villaggio a venti leghe da qui?"
"Non... non mi risultano le attività da lei menzionate. Ne sarei propenso a parlarne qualora tali attività..."
"Cos'è quel brutto taglio sul collo?"
"Un incidente di pesca durante le attività ricreative, Padre".
"È profondo. Sembra un gatto a nove code. Lei fa uso del gatto a nove code nella sua cella?"
"No padre".
"Lo sa che è proibito?"
"Certo padre".
"Va bene, si sieda. Ha l'aria di uno che digiuna da un mese. Vediamo quello che abbiamo qui. C'è dell'arrosto, di solito è buono. Ma se vuole provare i crostacei, non dovrà fornirci ulteriori prove di coraggio".
"Grazie, padre".
"Mi serve nel pieno delle forze. Ha mai sentito parlare di Francisco de Jasso Azpilcueta Atondo y Aznares de Javier?"
"Nato in Navarra nel 1506, al collegio fu compagno di cella del fondatore dell'ordine noto come Compagnia del Gesù, Íñigo López Loiola. Inviato da questi a Goa nel 1541 su richiesta di sua maestà il re del Portogallo, estese l'opera di evangelizzazione delle Indie fino a Malacca, alle Molucche e a Cipango, battezzando milioni di indigeni e compiendo centinaia di prodigi..."
"...Non tutti risultanti al nostro Sacro Ufficio. Vada avanti".
"Nel 1552, desideroso di portare il messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo nell'impero della Cina, parte su una giunca diretta all'estuario del fiume delle Perle, ma muore di febbre nell'isola detta di Sanclan. Dio dà, Dio toglie, Dio sia benedetto".
"Amen. Tutto qui, figliolo?"
"Più o meno sì".
"È sicuro di non aver sentito altre voci?"
"Niente di rilevante, padre".
"A proposito di un padre gesuita che addentrandosi nel fiume delle Perle con un carico di fucili, avrebbe portato la coltivazione del papavero nel cuore del Guangdong?"
"Lo apprendo da voi, padre".
"Francisco Javier è stato uno dei migliori pastori che la Chiesa abbia mai inviato nelle Indie. Un cavaliere e un santo. Spiritoso, intelligente. Ma in un qualche modo non riusciva ad accontentarsi. Lo avremmo voluto più spesso presso di noi, a Goa. Come sa, c'è tantissimo lavoro da fare per le anime dei sudditi indiani del Re, senza andare in capo al mondo. Sappiamo che lo stesso Loyola gli aveva chiesto di fermarsi. E invece... le Molucche, e poi il Giappone, e poi... la giungla. Lei conosce la giungla, fra Marcelo?"
"Ci sono stato".
"Poi però ha dovuto andarsene... ha conosciuto i tormenti dell'ulcera, mi hanno detto".
"Cibi troppo speziati".
"Che altro ha conosciuto?"
L'orrore.
"Si sta ancora curando?"
"No, padre, sono guarito".
"Me ne rallegro. Stavo dicendo... quando Francisco si addentrò nel Fiume delle Perle, le sue lettere cominciarono ad apparirci... insane. Abbiamo pertanto stabilito di non divulgarle. Eccole qui" (continua sul Post!)
martedì 1 dicembre 2015
Se non hai paura, che dinosauro sei
Nel frattempo, in un lussuoso seminterrato, un gruppo di professionisti altamente specializzati si sta adoperando per noi.
"Colleghi, se siamo d'accordo direi che il coffee-break è finito".
"Non era la pausa pranzo?"
"Onestamente non saprei, che ora è?"
"Che ne so, il mio Rolex non ha i numeri... Pippo, tu lo sai che ore sono?"
"....ch.... ....ch"
"Ti è andato di nuovo di traverso il tovagliolo della brioche?"
".....ch"
"C'è per caso un dottore tra noi?"
"Io ho una laurea in scienze politiche".
"Vabbe' ma che c'entra".
"Stai mettendo in dubbio i miei titoli? Credi che io non sia qualificato per fare questo lavoro?"
"Già, a proposito, tu ti ricordi noi che lavoro facciamo?"
"Vagamente. Qui c'è scritto che siamo la Commissione Titoli".
"Ah. Cioè?"
"Siamo quelli che cambiano i titoli dei film stranieri, per renderli più appetibili al pubblico italiano".
"Giusto! Siamo quelli che convincono gli italiani ad andare in sala a vedere i film".
"Senza di noi non ci sarebbe più un cinema aperto in tutta Italia, colleghi! Non c'è bisogno di sottolineare quanto sia fondamentale il nostro..."
".....ch.......ch"
"Vabbe' ma è impossibile lavorare così. Me lo portate fuori per favore? Grazie. Stavamo dicendo?"
"Dunque, qui c'è un film della Pixar..."
"Quelli che fanno i cartoni per gli intellettuali, uhm... se riuscissimo a portarci anche le famiglie coi bambini, faremmo il botto. In originale come si chiama?"
"The Good Dinosaur".
"Sarebbe a dire?"
"Secondo la commissione traduttori il titolo significherebbe, approssimativamente... Il dinosauro buono".
"Ma allora è un film di dinosauri".
"Però c'è chi sostiene che invece significhi Il buon dinosauro".
"Vanno un sacco, i dinosauri".
"Sono sempre andati forte, ma quest'anno più del solito".
"Va bene colleghi. Il buon dinosauro o il dinosauro buono? C'è un po' di differenza, mi pare".
"Scusate, io ho un'idea".
"Spara".
"E perché dovrei sparare?"
"È un modo di dire".
"Non lo conoscevo".
"Ci vuoi dire la tua idea?"
"Ah già. Perché non togliamo la parola "dinosauro" dal titolo?"
"Cioè in un anno in cui i film di dinosauri stanno facendo milioni di dollari di incassi in tutto il mondo, tu proponi di togliere la parola "dinosauro" dalla locandina di un cartone animato".
"Proprio così".
"E saresti in grado di spiegarci il motivo?"
"No, credo di non essere in grado".
"Credi di non essere in grado?"
"Sono fatto così, a volte mi arriva un'idea... è come una lampadina che si accende, non so che farci, secondo me togliere "dinosauro" dal titolo è un'ottima idea".
"E al suo posto cosa ci mettiamo?"
"E che ne so, come si chiama il protagonista?"
"Arlo".
"E che vuol dire?"
"Non ne ho la minima idea".
"È un nome poco diffuso".
"Potremmo chiamarlo il viaggio di Arlo, per incuriosire lo spettatore".
"Soprattutto i bambini, che ricordiamo, sono il target".
"Cioè per incuriosire i bambini tu proponi di togliere "dinosauro" e mettere "Arlo"".
"Proprio così".
"E non sei in grado di spiegare il perché".
"No".
"Vieni qui, togliti il dito dal naso e fatti abbracciare".
"Eh, perché?"
"Perché sei un genio, un fottuto genio. Il viaggio di Arlo. Dio mio, ho i brividi. Sento che farà il botto. Il botto. Siete d'accordo? Allora direi che a questo punto possiamo fare la pausa per il pranzo".
"Ma non l'abbiamo già fatta?"
"Non lo so. Il viaggio di Arlo. Senti come suona bene. Il viaggio di Arlo. Ragazzi, vi immaginate se non ci fossimo noi a salvare il cinema?"
Il viaggio di Arlo (The Good Dinosaur, Peter Sohn, 2015)
Arlo è un dinosauro buono; non farebbe male a una mosca, tanto più che è vegetariano. Arlo non è un buon dinosauro: ha troppa paura. Fuori dal guscio, oltre il recinto della fattoria, c'è solo violenza, frane, diluvi, tempeste, e ovunque denti aguzzi e artigli appuntiti. Nell'anno del trionfo di Inside Out, a un mese da Natale arriva nelle sale un altro film della Pixar, che quasi sembra voler passare inosservato, come se si vergognasse di cavalcare la moda meno originale di tutte, quella ricorrente dei dinosauri. Nei trailer il protagonista è simpatico, sembra già il pupazzo di gomma che senz'altro andrà a ruba a Natale. Ha anche un cucciolo d'uomo per amico. Risultato: al giovedì pomeriggio la sala si riempie di bambini un po' più piccoli del solito; le luci si spengono e dopo un po' sullo schermo appare...
...il film più violento della storia della Pixar.
Fino a qualche anno fa era l'avanguardia dell'animazione digitale. Poi i concorrenti si sono fatti sotto, e alcune maestranze sono passate alla Disney - nel frattempo è come se alla Pixar avessero deciso di specializzarsi in qualcosa di meno tecnico e riproducibile. I sentimenti, potremmo dire, o più prosaicamente: i lacrimoni. Avevano iniziato presto - già dai tempi di Monsters Inc - ma è con Up! che sono diventati il nuovo vero marchio di fabbrica. Purtroppo ogni cosa diventa col tempo prevedibile, e forse Il viaggio di Arlo è il momento in cui la capacità degli artisti Pixar di manipolare i nostri sentimenti svela il suo lato sadico.
C'è quasi subito un lutto, raffigurato con un realismo brutale. A quel punto chiunque altro piazzerebbe una scena madre coi superstiti in lacrime; qui no, si volta subito pagina, la vita va avanti. (continua su +eventi!) Ma l'elaborazione del lutto è solo rimandata: lo spettatore adulto può intuire che sarà il tema di tutto il film, ma non può farci niente, ormai la trappola è scattata. Il lutto diventerà un trauma, e poi il trauma andrà superato, e i lacrimoni arriveranno come sempre a tradimento.
"Colleghi, se siamo d'accordo direi che il coffee-break è finito".
"Non era la pausa pranzo?"
"Onestamente non saprei, che ora è?"
"Che ne so, il mio Rolex non ha i numeri... Pippo, tu lo sai che ore sono?"
"....ch.... ....ch"
"Ti è andato di nuovo di traverso il tovagliolo della brioche?"
".....ch"
"C'è per caso un dottore tra noi?"
"Io ho una laurea in scienze politiche".
"Vabbe' ma che c'entra".
"Stai mettendo in dubbio i miei titoli? Credi che io non sia qualificato per fare questo lavoro?"
"Già, a proposito, tu ti ricordi noi che lavoro facciamo?"
"Vagamente. Qui c'è scritto che siamo la Commissione Titoli".
"Ah. Cioè?"
"Siamo quelli che cambiano i titoli dei film stranieri, per renderli più appetibili al pubblico italiano".
"Giusto! Siamo quelli che convincono gli italiani ad andare in sala a vedere i film".
"Senza di noi non ci sarebbe più un cinema aperto in tutta Italia, colleghi! Non c'è bisogno di sottolineare quanto sia fondamentale il nostro..."
".....ch.......ch"
"Vabbe' ma è impossibile lavorare così. Me lo portate fuori per favore? Grazie. Stavamo dicendo?"
"Dunque, qui c'è un film della Pixar..."
"Quelli che fanno i cartoni per gli intellettuali, uhm... se riuscissimo a portarci anche le famiglie coi bambini, faremmo il botto. In originale come si chiama?"
"The Good Dinosaur".
"Sarebbe a dire?"
"Secondo la commissione traduttori il titolo significherebbe, approssimativamente... Il dinosauro buono".
"Ma allora è un film di dinosauri".
"Però c'è chi sostiene che invece significhi Il buon dinosauro".
"Vanno un sacco, i dinosauri".
"Sono sempre andati forte, ma quest'anno più del solito".
"Va bene colleghi. Il buon dinosauro o il dinosauro buono? C'è un po' di differenza, mi pare".
"Scusate, io ho un'idea".
"Spara".
"E perché dovrei sparare?"
"È un modo di dire".
"Non lo conoscevo".
"Ci vuoi dire la tua idea?"
"Ah già. Perché non togliamo la parola "dinosauro" dal titolo?"
"Cioè in un anno in cui i film di dinosauri stanno facendo milioni di dollari di incassi in tutto il mondo, tu proponi di togliere la parola "dinosauro" dalla locandina di un cartone animato".
"Proprio così".
"E saresti in grado di spiegarci il motivo?"
"No, credo di non essere in grado".
"Credi di non essere in grado?"
"Sono fatto così, a volte mi arriva un'idea... è come una lampadina che si accende, non so che farci, secondo me togliere "dinosauro" dal titolo è un'ottima idea".
"E al suo posto cosa ci mettiamo?"
"E che ne so, come si chiama il protagonista?"
"Arlo".
"E che vuol dire?"
"Non ne ho la minima idea".
"È un nome poco diffuso".
"Potremmo chiamarlo il viaggio di Arlo, per incuriosire lo spettatore".
"Soprattutto i bambini, che ricordiamo, sono il target".
"Cioè per incuriosire i bambini tu proponi di togliere "dinosauro" e mettere "Arlo"".
"Proprio così".
"E non sei in grado di spiegare il perché".
"No".
"Vieni qui, togliti il dito dal naso e fatti abbracciare".
"Eh, perché?"
"Perché sei un genio, un fottuto genio. Il viaggio di Arlo. Dio mio, ho i brividi. Sento che farà il botto. Il botto. Siete d'accordo? Allora direi che a questo punto possiamo fare la pausa per il pranzo".
"Ma non l'abbiamo già fatta?"
"Non lo so. Il viaggio di Arlo. Senti come suona bene. Il viaggio di Arlo. Ragazzi, vi immaginate se non ci fossimo noi a salvare il cinema?"
![]() |
| Un giocattolo di gomma in un mondo vero, freddo spinoso e tagliente. |
Il viaggio di Arlo (The Good Dinosaur, Peter Sohn, 2015)
Arlo è un dinosauro buono; non farebbe male a una mosca, tanto più che è vegetariano. Arlo non è un buon dinosauro: ha troppa paura. Fuori dal guscio, oltre il recinto della fattoria, c'è solo violenza, frane, diluvi, tempeste, e ovunque denti aguzzi e artigli appuntiti. Nell'anno del trionfo di Inside Out, a un mese da Natale arriva nelle sale un altro film della Pixar, che quasi sembra voler passare inosservato, come se si vergognasse di cavalcare la moda meno originale di tutte, quella ricorrente dei dinosauri. Nei trailer il protagonista è simpatico, sembra già il pupazzo di gomma che senz'altro andrà a ruba a Natale. Ha anche un cucciolo d'uomo per amico. Risultato: al giovedì pomeriggio la sala si riempie di bambini un po' più piccoli del solito; le luci si spengono e dopo un po' sullo schermo appare...
...il film più violento della storia della Pixar.
![]() |
| Ragazzino, se mi stai prendendo in giro... |
C'è quasi subito un lutto, raffigurato con un realismo brutale. A quel punto chiunque altro piazzerebbe una scena madre coi superstiti in lacrime; qui no, si volta subito pagina, la vita va avanti. (continua su +eventi!) Ma l'elaborazione del lutto è solo rimandata: lo spettatore adulto può intuire che sarà il tema di tutto il film, ma non può farci niente, ormai la trappola è scattata. Il lutto diventerà un trauma, e poi il trauma andrà superato, e i lacrimoni arriveranno come sempre a tradimento.
Al piccolo dinosauro pauroso ed erbivoro non sarà risparmiato nulla. Se Inside Outriabilitava la tristezza, Il viaggio di Arlo ambisce dichiaratamente a fare la stessa cosa con un sentimento ancora meno popolare: la paura. Arlo ne ha tantissima - e non possiamo dargli tutti i torti, il suo mondo è il più selvaggio e il meno sociale di tutti i film Pixar; non esistono comunità, solo famiglie ristrette o schegge impazzite. "Se non hai paura", dice il bestione più grosso del film, "non sei vivo".
In un giurassico infinito, la paura è il sentimento che discrimina le creature senzienti dalle bestie assassine. Tutto giusto, ma anche un po' deprimente: forse è solo una sensazione, ma i titoli di coda scorrono su uno dei finali meno allegri mai girati dalla Pixar. Le luci si riaccendono, i bambini verso la fine si erano un po' distratti. Nessuno andrà a casa in lacrime, come successe 70 anni fa con Bambi. Qualcuno però si sarà fatto un'idea precisa di come si diventa adulti; ha a che vedere con la paura, ma anche col mangiare prima di essere mangiati.
Dopotutto chissà che succederà da qui a vent'anni.
Alluvioni, carestie, non si sa mai.
Forse la Pixar ci sta preparando.
Dopotutto chissà che succederà da qui a vent'anni.
Alluvioni, carestie, non si sa mai.
Forse la Pixar ci sta preparando.
Il viaggio di Arlo è al Cityplex di Alba, al Cinelandia di Borgo San Dalmazzo (anche in 3d), all'Impero di Bra (anche in 3d), al Fiamma di Cuneo, al Multilanghe di Dogliani, ai Portici di Fossano, al Bertola di Mondovì, all'Italia di Saluzzo, al Cinecittà di Savigliano.
Buona visione e non abbiate paura, anzi no.
Buona visione e non abbiate paura, anzi no.
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