Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi
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martedì 22 maggio 2018
Chi vuol essere Presidente
Stavo pensando che tutto sommato non si sta poi così male così, e se siete d'accordo si potrebbe anche andare avanti per un po'...
ANNO IV DELL'ERA GENTILONI
Drin Drin
"Pronto".
"Pronto, qui è la segreteria della Presidenza della Repubblica. Parlo col signor Abrami Davide?"
"Oh cazzo".
"Deve rispondere Sì o No, è la procedura".
"Beh, allora..."
"E deve dire la verità".
"...sono io, sono Abrami Davide".
"Molto bene. L'avvisiamo che dopo un attento esame del suo curriculum..."
"Io non ho mandato nessun curriculum".
"Li scarichiamo direttamente dalla rete. Mi faccia eseguire la procedura. Dopo un attento esame del suo curriculum, lei è stato indicato dai partiti della maggioranza parlamentare come Presidente del Consiglio in pectore. Congratulazioni!"
"Mi posso ritirare?"
"Ovviamente no. Ha visto quel che è successo a Nizzoli Gianfrancesco?"
"Che figura, poveraccio".
"Si era inventato una laurea in medicina, adesso secondo lei quando l'hanno indicato non avrebbe preferito ritirarsi? Ma non si può più".
"Non si può più".
"No".
"Ma perché?"
"Secondo lei?"
"Senta, io non scrivo un curriculum da quindici anni, non ho la minima idea di cosa posso..."
"Il suo curriculum è divertente, ci ha messo anche l'erasmus e l'interrail, piuttosto mi preoccuperei del suo conto, di alcuni bonifici verso il 2005".
"Il 2005? Mi stavo sposando, può darsi che... i miei genitori".
"Molto generosi. Suo padre aveva una piccola attività, mi pare?"
"Sì ecco, faceva l'idraulico"
"Come dice? Non sento".
"L'idraulico".
"BenissiMAHAHAHAHA AHAHAHAHAHAH AHAHAHAHAHAH AHAHAHAHAHAH".
"Mi scusi..."
"No, scusi leiAHA AHAHAHAHAHAHAHAH L'IDRAULICOAHA AHAHAHAHAHAH".
"Questo non è previsto dalla procedura, immagino".
"No, no, la procedura prevede che già in questo momento tutti i suoi dati sensibili siano inviati a tutti gli organi di stampa. Lei è un personaggio pubblico, adesso".
"Ma mio padre..."
"Di solito cominciano a metterla sulla graticola verso le sei del mattino, deve pensare che anche durante la notte ci sono redazioni al lavoro, anche negli USA, sa col fuso orario..."
"Ma che gli frega agli americani di mio padre..."
"Si stanno appassionando, è un format di successo, prima o poi lo esporteremo. Passeranno ai raggi X tutta la sua mediocre carriera, e ovviamente i bonifici non resteranno inosservati. Lei naturalmente può dimostrare che suo padre non stesse adoperando il suo conto corrente per nascondere fondi in nAHAHAHAHAHAHAH AHAHAHAHAH".
"È cardiopatico, perché volete fare questo? Avrà fatto i suoi errori, ma alla sua età... un po' di pietà..."
"Con Renzi l'hanno avuta? Domani verso quest'ora l'avviserò che, per cause di forza maggiore, i partiti della maggioranza hanno deciso di ritirare la sua candidatura e di infierire su un altro poveretto scelto a caso".
"Tutto questo è assurdo".
"Non più di tanto. No. I partiti della maggioranza non vedono l'ora di installare in Italia un governo di Rettitudine e Onestà, e lo faranno, non appena avranno trovato in tutta la nostra penisola un uomo Veramente Onesto, almeno uno".
"Nel frattempo..."
"Nel frattempo resta Gentiloni. La saluto. La telefonata le sarà addebitata, sono cinque euro più due di IVA, totale sette euro".
domenica 20 maggio 2018
La partita di giro
"Oh, ciao, stavo cercando giusto te".
"Ancora".
"Sì, beh, senti, ovviamente è sempre per quei soldi che ti devo, ti ricordi".
"Ancora".
"Sì ma mi è venuta in mente un'altra idea. Questa però è interessante, sul serio, ci ho pensato molto".
"Ancora".
"No, non è la solita idea, questa è diversa. Senti. Siamo usciti dall'ipocrisia. Sappiamo benissimo che io continuerò a chiederti dei soldi".
"Ancora".
"E tu continuerai a darmeli. Sarà sempre così. Lo so io, lo sai tu, lo sappiamo tutti".
"Ancora".
"Però. Però. È anche vero che io un sacco di questi soldi te li devo restituire. Verissimo".
"Ancora".
"Sì, non te li ho ancora dati. Ma pensaci bene. Fa un passo indietro. Non noti niente? Io ti devo dare dei soldi, tu continui a darmi dei soldi. Ci stiamo rimbalzando gli stessi soldi, hai capito?"
"Ancora".
"Insomma è una partita di giro, come si dice".
"Ancora".
"Quindi, se adesso segniamo che te ne devo, per dire, duecento miliardi di meno..."
"Ancora".
"Tu poi me ne darai duecento miliardi di meno, e siamo a posto così, no? Una partita di giro. Bastava pensarci prima".
"Ancora".
"Allora affare fatto? Segniamo duecento miliardi in meno?"
"Ancora".
"Fantastico, lo vedi che a volte le idee migliori vengono ai meno esperti. Adesso, senti, a proposito, oggi pomeriggio devo sempre andare a Bologna..."
"Ancora".
"Ce li hai sempre quei venti euro?"
"No".
"Ma come no, scusa".
"No".
"Aspetta, lasciami capire. Mi stai dicendo che i venti euro farebbero parte della partita di giro?"
"Ancora".
"Ma mettiamoli in un conto a parte, scusa, non è che adesso perché c'è una partita di giro non puoi darmi i soldi che mi servono adesso. Mi servono, lo vuoi capire o no?"
"Ancora".
"Io ho il sospetto che tu non capisca. Sei solo un freddo algoritmo, te ne freghi delle mie reali esigenze".
"Ancora".
"Non mi stai neanche ad ascoltare, in realtà non esisti, sei un'astrazione, sto parlando col nulla".
"Ancora".
"Un nulla a cui devo dare un sacco di soldi, io piuttosto li getterei in un tombino, guarda".
"Ancora".
"Ancora".
"Sì, beh, senti, ovviamente è sempre per quei soldi che ti devo, ti ricordi".
"Ancora".
"Sì ma mi è venuta in mente un'altra idea. Questa però è interessante, sul serio, ci ho pensato molto".
"Ancora".
"No, non è la solita idea, questa è diversa. Senti. Siamo usciti dall'ipocrisia. Sappiamo benissimo che io continuerò a chiederti dei soldi".
"Ancora".
"E tu continuerai a darmeli. Sarà sempre così. Lo so io, lo sai tu, lo sappiamo tutti".
"Ancora".
"Però. Però. È anche vero che io un sacco di questi soldi te li devo restituire. Verissimo".
"Ancora".
"Sì, non te li ho ancora dati. Ma pensaci bene. Fa un passo indietro. Non noti niente? Io ti devo dare dei soldi, tu continui a darmi dei soldi. Ci stiamo rimbalzando gli stessi soldi, hai capito?"
"Ancora".
"Insomma è una partita di giro, come si dice".
"Ancora".
"Quindi, se adesso segniamo che te ne devo, per dire, duecento miliardi di meno..."
"Ancora".
"Tu poi me ne darai duecento miliardi di meno, e siamo a posto così, no? Una partita di giro. Bastava pensarci prima".
"Ancora".
"Allora affare fatto? Segniamo duecento miliardi in meno?"
"Ancora".
"Fantastico, lo vedi che a volte le idee migliori vengono ai meno esperti. Adesso, senti, a proposito, oggi pomeriggio devo sempre andare a Bologna..."
"Ancora".
"Ce li hai sempre quei venti euro?"
"No".
"Ma come no, scusa".
"No".
"Aspetta, lasciami capire. Mi stai dicendo che i venti euro farebbero parte della partita di giro?"
"Ancora".
"Ma mettiamoli in un conto a parte, scusa, non è che adesso perché c'è una partita di giro non puoi darmi i soldi che mi servono adesso. Mi servono, lo vuoi capire o no?"
"Ancora".
"Io ho il sospetto che tu non capisca. Sei solo un freddo algoritmo, te ne freghi delle mie reali esigenze".
"Ancora".
"Non mi stai neanche ad ascoltare, in realtà non esisti, sei un'astrazione, sto parlando col nulla".
"Ancora".
"Un nulla a cui devo dare un sacco di soldi, io piuttosto li getterei in un tombino, guarda".
"Ancora".
venerdì 18 maggio 2018
Lo sai anche tu (che non te li darò mai più)
"Oh ciao, ti stavo giusto cercando".
"Già".
"Ti ricordi quei soldi che ti devo..."
"Già".
"Senti, io ci ho pensato molto, e secondo me è ora di uscire dall'ipocrisia".
"Già".
"Cioè lo sappiamo tutti, no? Lo sappiamo tutti che non riuscirò mai a darteli".
"Già".
"Ormai è solo un numero, capisci, un numero astratto che non ha più importanza, potrebbe essere il doppio, potrebbe essere la metà, non ha più tante importanza, no?"
"Già".
"E se dicessimo che è la metà?"
"Già".
"No dai non fare così. Veniamoci incontro. Diciamo che lo abbassiamo di un quarto. Di un quinto".
"Già".
"Duecentocinquanta miliardi. Dai. Tanto lo sai benissimo che non te li darò mai. Dove li trovo? Si tratta solo di... di... di accettare la cosa, ecco, di uscire dall'ipocrisia".
"Già".
"Quindi siamo d'accordo?"
"Già".
"Ecco, vedi? È stato facile. Siamo usciti dall'ipocrisia".
"Già".
"Adesso vado, anzi, senti, scusa, oggi pomeriggio dovrei andare a Bologna, non è che hai venti euro da anticiparmi..."
"No".
"Come no?"
"No".
"Ma certo che ce li hai venti euro, scusa, tu ce li hai sempre".
"Già".
"Ma scusa, proprio adesso che siamo usciti dall'ipocrisia, non mi fai andare a Bologna, cioè non riesci a trovarmi venti miseri euro? Forse credi che non te li restituirò?"
"Già".
"Alla Germania li avresti dati".
"Già".
"E a me no!, vedi, allora lo ammetti".
"Già".
"È tutto un complotto contro di me! I miei genitori hanno fatto tanti debiti e tu te la prendi con me!"
"Già".
"Ma non ti vergogni?"
"Già".
"Già".
"Ti ricordi quei soldi che ti devo...""Già".
"Senti, io ci ho pensato molto, e secondo me è ora di uscire dall'ipocrisia".
"Già".
"Cioè lo sappiamo tutti, no? Lo sappiamo tutti che non riuscirò mai a darteli".
"Già".
"Ormai è solo un numero, capisci, un numero astratto che non ha più importanza, potrebbe essere il doppio, potrebbe essere la metà, non ha più tante importanza, no?"
"Già".
"E se dicessimo che è la metà?"
"Già".
"No dai non fare così. Veniamoci incontro. Diciamo che lo abbassiamo di un quarto. Di un quinto".
"Già".
"Duecentocinquanta miliardi. Dai. Tanto lo sai benissimo che non te li darò mai. Dove li trovo? Si tratta solo di... di... di accettare la cosa, ecco, di uscire dall'ipocrisia".
"Già".
"Quindi siamo d'accordo?"
"Già".
"Ecco, vedi? È stato facile. Siamo usciti dall'ipocrisia".
"Già".
"Adesso vado, anzi, senti, scusa, oggi pomeriggio dovrei andare a Bologna, non è che hai venti euro da anticiparmi..."
"No".
"Come no?"
"No".
"Ma certo che ce li hai venti euro, scusa, tu ce li hai sempre".
"Già".
"Ma scusa, proprio adesso che siamo usciti dall'ipocrisia, non mi fai andare a Bologna, cioè non riesci a trovarmi venti miseri euro? Forse credi che non te li restituirò?"
"Già".
"Alla Germania li avresti dati".
"Già".
"E a me no!, vedi, allora lo ammetti".
"Già".
"È tutto un complotto contro di me! I miei genitori hanno fatto tanti debiti e tu te la prendi con me!"
"Già".
"Ma non ti vergogni?"
"Già".
giovedì 17 maggio 2018
Verso il governo Chiunque I
Una settimana fa Di Maio e Salvini chiesero 24 ore per formare il governo. Forse oggi riusciranno a presentarlo a Mattarella. Una bozza di contratto fatta filtrare nelle ultime ore dà l'impressione che l'accordo resti molto fragile. Desta stupore soprattutto l'istituzione di un "Comitato di conciliazione" che dovrebbe essere istituito "per giungere a un dialogo in caso di conflitti". Certo, i vertici a porte chiuse si sono sempre fatti, ma mettere nero su bianco il regolamento su una scrittura privata lascia perplessi. In attesa di scoprire se è costituzionale o no, limitiamoci a trovarlo poco elegante, come certe clausole negli accordi prematrimoniali che ti fanno intravedere il disastro. In questo Comitato, oltre ai due leader, sarebbe prevista la presenza di non meglio precisati "soggetti individuati dal Comitato": e il pensiero corre subito a Davide Casaleggio, che sarebbe così ammesso nelle stanze del potere senza bisogno di passare dalle elezioni. L'idea tradisce la tipica diffidenza Cinque Stelle per gli eletti. Anche per i propri, ai quali il M5S impone un contratto capestro con multe altissime a chi osa abbandonare il gruppo parlamentare o tradire il mandato.Questa diffidenza non è un incidente di percorso: è uno dei caratteri fondamentali del Movimento. E rischia di essere la sua fondamentale debolezza, ora che prova a cimentarsi con un governo. Il partito che non crede nel principio di delega non ha mai voluto creare una vera classe dirigente. A cinque anni dalla prima clamorosa vittoria elettorale, il M5S è rimasto una truppa di soldati semplici. Anche i volti più riconoscibili alla fine non esprimono che una straordinaria medietà; tutto in loro lascia intendere che chiunque potrebbe essere al loro posto, e in effetti loro sono chiunque; nessuno si stupirebbe se scoprissimo che l'algoritmo di Rousseau li sceglie a caso. Persino i più pittoreschi non tradiscono nessuna particolare personalità: urlano e strepitano perché rappresentano quel tipo di cittadino che urla e strepita. Forse Di Battista era un caso a parte, e per il momento si è dileguato. Roberto Fico sembrava un po' più a sinistra di altri, ma ora ha un incarico istituzionale: promoveatur ut amoveatur.

Quanto a Di Maio, c'è chi gli ha imputato una cattiva gestione della trattativa: ma a mio parere non si sarebbe impuntato per un mese su Palazzo Chigi se non gli fosse stato chiesto di impuntarsi. Di Maio non ha fatto che mettere diligentemente in pratica le direttive che gli erano state impartite. Criticare Di Maio significa riconoscergli una volontà propria, un'individualità che non ha mai dimostrato, anzi: in un partito di uomini qualunque, il segreto del suo successo è proprio il suo essere più qualunque di tutti, persino da un punto di vista somatico. Nessun segno particolare, nessun tic linguistico a parte una nota ritrosia nell'uso del congiuntivo che lo accomuna al 90% della popolazione; Di Maio è talmente standard che non si riesce nemmeno a parodiare. Chiunque ci prova finisce per sembrare uno snob: come fai a prendertela con un segnaposto? Di cosa dovresti ridere, della sua maturità, dei lavoretti estivi, dei congiuntivi? È come ridere di un popolo intero. Si sa che le caricature si realizzano esagerando i tratti più riconoscibili, e Di Maio non ne ha. Se assomiglia a qualcuno, è a George Abnego, il personaggio del racconto Null-P di William Tenn, l'uomo super-medio che diventa presidente degli USA proprio per la sua eccezionale medietà (continua su TheVision)
“La statura e il peso di George Abnego erano identici alla media del maschio americano adulto. Si era sposato all’età esatta – anno, mese, giorno – in cui, secondo le stime degli statistici, lo faceva l’uomo medio; aveva sposato una donna la cui età era minore della sua del numero medio di anni; il suo reddito, secondo quant’era stato dichiarato dalla sua ultima cartella delle tasse, rappresentava giusto il reddito medio di quell’anno. E il numero di denti che aveva in bocca coincideva, per quantità e condizione, col numero medio di denti che l’Associazione Dentistica Americana aveva previsto per un uomo sorteggiato a caso tra la popolazione.” Anche il presidente americano risulta refrattario alla parodia: “Non si può fare satira del vuoto”, lamentano i vignettisti, e non tarderà nemmeno a nominare ministri completamente incompetenti. Null-P è un tipico racconto della fantascienza sociologica anni Cinquanta, per cui a questo punto ci aspettiamo un disastro, ma non finisce esattamente così. Niente guerre o apocalissi: Abnego è il capostipite di una dinastia che trascina nella mediocrità l’intera razza umana. In particolare, uno dei suoi discendenti approva una legge che destina le borse di studio non agli studenti migliori, ma a quelli che ottengono i risultati più vicini alla media. Non mi stupirebbe leggere una proposta del genere, tra qualche anno, depositata in Parlamento.
Nel frattempo i Cinque Stelle vanno a governare e io non riesco ancora a preoccuparmene come dovrei. Malgrado i proclami roboanti (ma ormai anche Grillo si è molto rasserenato), sono persone così qualunque che non riesco a immaginarmele mentre distruggono la Repubblica. Ok, è vero, molti di loro credono in cose assurde, né più né meno del vicino di casa, o del collega, o dell’amico al bar, c’è di peggio. Nei miei pensieri noto che il M5S si sta trasformando in qualcosa di diverso: da entità inquietante a poliziotto buono. Ogni volta che penso a quello che potrebbe fare il nuovo governo – “mio dio, la Flat Tax!” – c’è nella testa una specie di valvola di sicurezza che scatta alla ricerca di qualche dose residua di ottimismo: in mancanza di qualsiasi altro appiglio, non resta da pensare che dai, i Cinque Stelle non approveranno mai una misura che porterebbe alla macelleria sociale. Sono dalla parte dei lavoratori, loro (e in effetti ormai si parla di Flat Tax progressiva). Non ci lasceranno menare a sangue dai celerini alla prima manifestazione seria, non potrebbero, ci perderebbero la faccia, hanno famiglia, il grande cuore del Sud, etc.
Tutto questo è patetico e sono il primo a rendermene conto, ma se nel caso succedesse anche ad altri, credo sarebbe il caso di cominciare a preoccuparsi. Perché significherebbe che per diventare una forza di governo credibile, al M5S, basta poco: è sufficiente mantenere un volto rassicurante mentre la Lega picchia duro. Magari c’è gente a destra che si trova nella mia posizione speculare e, senza fidarsi particolarmente né di M5S né di Lega, pensa che ormai l’unico argine concreto al populismo sventato dei primi sia la concretezza dei secondi. Mettiamo poi che il matrimonio scoppi: entrambi potrebbero riscuotere alle urne un credito superiore. La grande debolezza del populismo italiano – l’essersi coagulato in due soggetti concorrenti, invece che in un solo grande partito – ora potrebbe rivelarsi la sua forza, e ogni attacco alla Lega potrebbe rafforzare il M5S e viceversa.
A chi scommette sul divorzio-lampo, ricordo un precedente: il Berlusconi I, che nel 1994 tentò di combinare i leghisti di Bossi al nord coi post-fascisti di Alleanza Nazionale, più radicati nel sud. Vinse con un buon margine, giurò a maggio, si sciolse a Natale. Eppure l’intuizione era buona, e i tentativi successivi avrebbero portato Berlusconi a palazzo Chigi per altri 3000 giorni, record assoluto per la Repubblica. Anche se il matrimonio durasse poco, dunque, non sarebbe per forza un buon segno.
venerdì 11 maggio 2018
Popcorn, vaccini e ghigliottine (100 anni di orgogliose sconfitte)
Sono abbastanza convinto che Renzi non abbia mai detto “Ora tocco a loro e pop-corn per tutti”, come pure ha virgolettato ieri la Stampa. Se poi davvero la frase gli è scappata, sarà successo in una conversazione privata che sarebbe scorretto strumentalizzare, come hanno fatto immediatamente i suoi avversari interni. D’altro canto è per vero che Maria Antonietta non ha mai detto “Che mangino brioches” alla folla che chiedeva il pane (ma l’aneddoto è geniale, una volta sentito non si riesce a dimenticarlo); San Lorenzo non ha mai detto “Voltami, son cotto” ai pagani che lo arrostivano; e Voltaire non avrebbe mai dato la vita per difendere le opinioni dei suoi avversari, poco ma sicuro. Sono tutte storie messe in giro, fake news, e se hanno resistito così tanto è per un motivo che dovrebbe preoccupare anche Renzi. Non sono vere, ma sono efficaci. I popcorn di Renzi in un qualche modo somigliano a quello che per Berlusconi fu “la culona inchiavabile”: una frase mai detta ma che sintetizzava così felicemente il personaggio a cui era attribuita che a un certo punto alcuni berlusconiani la rivendicavano con orgoglio.
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| E comunque qualsiasi accostamento tra Renzi e il cibo in qualche modo funziona. |
Io non credo che Renzi abbia parlato di popcorn: neanche in privato. Sarebbe stato come ammettere che il suo rifiuto a ogni trattativa, orgogliosamente rivendicato dal quattro marzo in poi, più che una strategia assomiglia alla reazione puerile di un ragazzo escluso dai giochi, che si siede sugli spalti e spera che i contendenti rimasti si picchino a sangue. “Popcorn per tutti” contiene in sé tutto un mondo di sbruffoneria, introducendo anche l’idea di una piccola corte di amici che i popcorn dovrebbero prepararli e gustarli col capo. È a ben vedere una parodia dell’hashtag #ToccaALoro, e Renzi francamente non sembra così autoironico. Certo, se nei prossimi mesi succederà qualche disastro, è probabile che l’espressione gli sarà ritorta contro: hai voluto i popcorn? In realtà no, Renzi non li ha voluti: ma ha pur sempre lasciato intendere che i disastri erano inevitabili o che il suo Pd almeno non avrebbe mosso un dito per evitarli. Una nuova crisi dello spread, una catastrofe umanitaria nel mediterraneo, sono tutte eventualità non così implausibili con Salvini e Di Maio al governo, ma Renzi non sta dando l’impressione di preoccuparsene più di tanto. Nei piani, questo atteggiamento dovrebbe riconciliarlo con gli elettori, una volta che si stancheranno delle promesse non mantenute da M5S e Lega. Si fa un torto a definire questo scenario “strategia del popcorn”? Magari sì, però funzionerebbe: facile da ricordare, scoppiettante, un po’ irresponsabile e non troppo sano.
Nei prossimi mesi, se il governo Di Maio-Salvini va in porto, due partiti populisti che si presentavano alle elezioni come diretti concorrenti troveranno un terreno comune e occuperanno i palazzi del potere. Gestiranno le forze dell’ordine. Avranno la possibilità di influenzare l’opinione pubblica attraverso la Rai, che tende sempre a riposizionarsi secondo la maggioranza, mentre difficilmente il conflitto di interessi della Mediaset sarà ritoccato. Con o senza il “benevolo” Berlusconi, Lega e M5S avranno tempo e agio per modificare la legge elettorale a loro piacimento: in fondo lo fanno tutti i partiti che vincono le elezioni in Italia. Tutti questi rischi, una buona parte del Pd ha deciso di correrli; ha pensato che ne valesse la pena. Questa idea che l’avversario politico si combatta non ostacolando la sua ascesa al potere, da dove viene? Purtroppo non è un’innovazione dei renziani, anzi: è uno dei tratti che più li accosta alla tradizione della sinistra italiana.

Berlusconi ai tempi del Berlusconi II (2001).
La strategia del popcorn ha nobili precedenti. Il più immediato è il vaccino di Montanelli. Fu proprio il giornalista, ormai diventato un vate dell’antiberlusconismo, a sintetizzarlo in una delle ultime interviste che rilasciò a Repubblica. Era la primavera del 2001: Berlusconi si apprestava a vincere le elezioni per la seconda volta; polizia e carabinieri si stavano già preparando a quella spaventosa dimostrazione di forza che fu la repressione dei manifestanti al G8 di Genova. Dopo aver dichiarato che avrebbe votato per il centrosinistra, Montanelli confessò a Laura Laurenzi che in realtà sperava in una vittoria di Berlusconi, “faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene col vaccino”.
Berlusconi in effetti vinse, con un buon margine che gli consentì di governare praticamente indisturbato per cinque anni. I disastri non mancarono: il già citato G8, e poi una lunga battaglia sull’abolizione dell’articolo 18 che su concluse con una ritirata strategica (dieci anni dopo Renzi completò l’opera). Gli interventi in Afganistan e in Iraq. L’ennesima riforma della scuola che nascondeva i tagli più drastici. La finanza creativa di Tremonti. Perdemmo molto tempo prezioso in quei cinque anni in cui avremmo potuto modernizzarci e invece ci berlusconizzammo definitivamente. Ma almeno come vaccino funzionò? Non risulta. Dopo cinque anni Berlusconi si ripresentò nel 2006 contro l’Ulivo di Prodi ottenendo un sostanziale pareggio; e nel 2008 stravinse di nuovo. Eppure quando Montanelli nel 2001 aveva suggerito di inocularci un po’ di berlusconismo benigno, molti avevano trovato l’immagine felice e calzante. Gli inglesi lo chiamano wishful thinking, gli psicologi razionalizzazione: visto che Berlusconi appariva ormai inevitabile, ci siamo convinti che ci sarebbe servito, che si sarebbe rivelata un’esperienza formativa. Marx aggiungerebbe che la Storia si ripete sempre in farsa e che Montanelli, inconsciamente, non stava che “evocando con angoscia gli spiriti del [suo] passato per prenderli al servizio”: se alla sua generazione erano serviti vent’anni e una guerra mondiale per immunizzarsi dal fascismo, non era poi così peregrino pensare che qualche anno di Berlusconi al governo ci avrebbe guarito dal male.

Nei prossimi mesi, se il governo Di Maio-Salvini va in porto, due partiti populisti che si presentavano alle elezioni come diretti concorrenti troveranno un terreno comune e occuperanno i palazzi del potere. Gestiranno le forze dell’ordine. Avranno la possibilità di influenzare l’opinione pubblica attraverso la Rai, che tende sempre a riposizionarsi secondo la maggioranza, mentre difficilmente il conflitto di interessi della Mediaset sarà ritoccato. Con o senza il “benevolo” Berlusconi, Lega e M5S avranno tempo e agio per modificare la legge elettorale a loro piacimento: in fondo lo fanno tutti i partiti che vincono le elezioni in Italia. Tutti questi rischi, una buona parte del Pd ha deciso di correrli; ha pensato che ne valesse la pena. Questa idea che l’avversario politico si combatta non ostacolando la sua ascesa al potere, da dove viene? Purtroppo non è un’innovazione dei renziani, anzi: è uno dei tratti che più li accosta alla tradizione della sinistra italiana.

Berlusconi ai tempi del Berlusconi II (2001).
La strategia del popcorn ha nobili precedenti. Il più immediato è il vaccino di Montanelli. Fu proprio il giornalista, ormai diventato un vate dell’antiberlusconismo, a sintetizzarlo in una delle ultime interviste che rilasciò a Repubblica. Era la primavera del 2001: Berlusconi si apprestava a vincere le elezioni per la seconda volta; polizia e carabinieri si stavano già preparando a quella spaventosa dimostrazione di forza che fu la repressione dei manifestanti al G8 di Genova. Dopo aver dichiarato che avrebbe votato per il centrosinistra, Montanelli confessò a Laura Laurenzi che in realtà sperava in una vittoria di Berlusconi, “faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene col vaccino”.
Berlusconi in effetti vinse, con un buon margine che gli consentì di governare praticamente indisturbato per cinque anni. I disastri non mancarono: il già citato G8, e poi una lunga battaglia sull’abolizione dell’articolo 18 che su concluse con una ritirata strategica (dieci anni dopo Renzi completò l’opera). Gli interventi in Afganistan e in Iraq. L’ennesima riforma della scuola che nascondeva i tagli più drastici. La finanza creativa di Tremonti. Perdemmo molto tempo prezioso in quei cinque anni in cui avremmo potuto modernizzarci e invece ci berlusconizzammo definitivamente. Ma almeno come vaccino funzionò? Non risulta. Dopo cinque anni Berlusconi si ripresentò nel 2006 contro l’Ulivo di Prodi ottenendo un sostanziale pareggio; e nel 2008 stravinse di nuovo. Eppure quando Montanelli nel 2001 aveva suggerito di inocularci un po’ di berlusconismo benigno, molti avevano trovato l’immagine felice e calzante. Gli inglesi lo chiamano wishful thinking, gli psicologi razionalizzazione: visto che Berlusconi appariva ormai inevitabile, ci siamo convinti che ci sarebbe servito, che si sarebbe rivelata un’esperienza formativa. Marx aggiungerebbe che la Storia si ripete sempre in farsa e che Montanelli, inconsciamente, non stava che “evocando con angoscia gli spiriti del [suo] passato per prenderli al servizio”: se alla sua generazione erano serviti vent’anni e una guerra mondiale per immunizzarsi dal fascismo, non era poi così peregrino pensare che qualche anno di Berlusconi al governo ci avrebbe guarito dal male.

Ma forse non è nemmeno vero che ci siamo immunizzati dal fascismo. Montanelli non poteva non conoscere la pagina più famosa di uno degli eroi più limpidi dell’antifascismo liberale, Piero Gobetti: l’Elogio della Ghigliottina, pubblicato pochi giorni dopo la Marcia su Roma. È uno di quei testi che raccontano così bene l’Italia da dare l’impressione (magari sbagliata) di essere attuali in qualsiasi momento li si vada a riprendere.
“Né Mussolini né Vittorio Emanuele hanno virtù di padroni“, scrive Gobetti, “ma gli Italiani hanno bene animo di schiavi. È doloroso dover pensare con nostalgia all’illuminismo libertario e alle congiure. Eppure, siamo sinceri fino in fondo, c’è chi ha atteso ansiosamente che venissero le persecuzioni personali perché dalle sofferenze rinascesse uno spirito, perché nel sacrificio dei suoi sacerdoti questo popolo riconoscesse se stesso. C’è stato in noi, nel nostro opporsi fermo, qualcosa di donchisciottesco. Ma ci si sentiva pure una disperata religiosità. Non possiamo illuderci di aver salvato la lotta politica: ne abbiamo custodito il simbolo e bisogna sperare (ahimè, con quanto scetticismo) che i tiranni siano tiranni, che la reazione sia reazione, che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina, che si mantengano le posizioni sino in fondo. Si può valorizzare il regime; si può cercare di ottenerne tutti i frutti: chiediamo le frustate perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia perché si possa veder chiaro”.
Il giornalista e militante che chiede le frustate – e le otterrà, fino a morirne – ha appena ventun anni: non arriverà a compierne ventisei. Il fascismo al potere gli sarebbe sopravvissuto di altri quindici. Tra il suo Elogio e l’odierno dibattito sui popcorn c’è ormai un secolo, in cui la Storia ha avuto il tempo di ripetersi in forme sempre più farsesche. Però in un qualche modo inconscio e distorto sembriamo ancora vittime dello stesso pattern: Gobetti chiedeva che i tiranni fossero tiranni perché gli italiani si pentissero di averli lasciati marciare indisturbati fino ai palazzi del governo; Montanelli pregava che gli italiani votassero Berlusconi affinché capissero che votare Berlusconi era sbagliato; Renzi, se pure aveva un minimo margine per impedire che due partiti populisti diretti concorrenti trovassero un accordo, ha preferito andarsi a sedere sulla riva del fiume. Se dice che non si è portato un sacchetto di popcorn, è giusto credergli. Allo steso tempo, come si fa a non immaginarlo mentre sgranocchia.
“Né Mussolini né Vittorio Emanuele hanno virtù di padroni“, scrive Gobetti, “ma gli Italiani hanno bene animo di schiavi. È doloroso dover pensare con nostalgia all’illuminismo libertario e alle congiure. Eppure, siamo sinceri fino in fondo, c’è chi ha atteso ansiosamente che venissero le persecuzioni personali perché dalle sofferenze rinascesse uno spirito, perché nel sacrificio dei suoi sacerdoti questo popolo riconoscesse se stesso. C’è stato in noi, nel nostro opporsi fermo, qualcosa di donchisciottesco. Ma ci si sentiva pure una disperata religiosità. Non possiamo illuderci di aver salvato la lotta politica: ne abbiamo custodito il simbolo e bisogna sperare (ahimè, con quanto scetticismo) che i tiranni siano tiranni, che la reazione sia reazione, che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina, che si mantengano le posizioni sino in fondo. Si può valorizzare il regime; si può cercare di ottenerne tutti i frutti: chiediamo le frustate perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia perché si possa veder chiaro”.
Il giornalista e militante che chiede le frustate – e le otterrà, fino a morirne – ha appena ventun anni: non arriverà a compierne ventisei. Il fascismo al potere gli sarebbe sopravvissuto di altri quindici. Tra il suo Elogio e l’odierno dibattito sui popcorn c’è ormai un secolo, in cui la Storia ha avuto il tempo di ripetersi in forme sempre più farsesche. Però in un qualche modo inconscio e distorto sembriamo ancora vittime dello stesso pattern: Gobetti chiedeva che i tiranni fossero tiranni perché gli italiani si pentissero di averli lasciati marciare indisturbati fino ai palazzi del governo; Montanelli pregava che gli italiani votassero Berlusconi affinché capissero che votare Berlusconi era sbagliato; Renzi, se pure aveva un minimo margine per impedire che due partiti populisti diretti concorrenti trovassero un accordo, ha preferito andarsi a sedere sulla riva del fiume. Se dice che non si è portato un sacchetto di popcorn, è giusto credergli. Allo steso tempo, come si fa a non immaginarlo mentre sgranocchia.
domenica 6 maggio 2018
Players win and Renzi plays
Matteo.Un attimo.
Matteo dovresti andare via.
Ho detto un attimo.
È già da molto tempo che sei qui.
Sto per andarmene.
E hai già perso molto.
Sì ma all'inizio avevo vinto molto.
Hai perso più di quello che hai vinto.
È così...
È così.
...se me ne vado adesso.
No, Matteo, no.
Perché se invece adesso vinco...
Ma non vinci più Matteo.
E perché non dovrei vincere, sentiamo.
Non funziona così.
Hai visto come ho ridotto Di Maio? Il M5S? Hai visto come li ho mandati a sbattere?
Non li hai mandati a sbattere.
Si sono rimessi a chiedere il referendum sull'Euro, capisci? Li ho fregati.
Hai chiuso al M5S e loro a questo punto si preparano a un'altra campagna elettorale. Slegano il Beppe, è normale.
| è orgoglioso |
Cos'hai ottenuto, Matteo?
Stavano mettendosi a ragionare, e io...
Stavano calando nei sondaggi.
Li ho mandati a sbattere!
Gli hai fatto slegare il Beppe. Così risaliranno nei sondaggi. E se si va a votare?
E se si va a votare magari vinco io.
Non vinci tu, Matteo.
Ho dimostrato di essere più affidabile.
Non è una gara che vince il più affidabile.
E chi lo sa. Magari al prossimo giro...
È patologica questa cosa, Matteo.
Ma ti ricordi che all'inizio vincevo?
È un po' questo il problema. Quella voce nella testa che ti dice...
Se all'inizio vincevo, perché non posso vincere di nuovo?
C'è gente che si è rovinata ascoltando quella voce, Matteo.
Stai insinuando che mi lasciassero vincere per illudermi? Perché sapevano che comunque alla fine avrei lasciato alla cassa anche la camicia? Stai dicendo che sono stato un pollo tutto il tempo?
Sto solo dicendo che dovresti andartene.
Se ora me ne vado sarebbe come ammettere che sono stato un pollo tutto il tempo.
Mentre se resti...
Mentre se resto e faccio un ragionamento serio sulle forze in campo, io...
Quali forze in campo, Matteo? Hai tagliato i finanziamenti ai partiti e stai giocando contro il primo gruppo editoriale italiano e una startup che per prendere un voto spende un decimo di quel che spendi tu.
Ma che ragionamenti sono.
Sei tu che volevi fare un ragionamento serio sulle forze in campo. Alle ultime elezioni non avevi i soldi per i manifesti.
Le elezioni non si vincono più coi manifesti. C'è internet.
Tu non stai usando internet benissimo, Matteo.
Forse c'è qualcosa da rimettere a posto, ma...
Va bene, allora esci un attimo a rimettere a posto le cose.
Se esco un attimo non mi fanno rientrare più. Ci avrò fatto la figura del pollo.
Mentre se giochi un altro gettone...
Magari è quello buono.
Neanche se fosse una slot, Matteo. Neanche se ti stessi giocando i tuoi soldi, e non l'immediato futuro di un Paese popoloso. Neanche se fossi da solo in un bar alle cinque del mattino con quel che resta dello stipendio che hai tirato la settimana scorsa, Matteo. Neanche in quel caso...
Io ci provo.
...Sarebbe una buona idea
Cosa ho da perdere?
Now I'm down a little, in fact, I'm down a lot
I'm on a roller coaster ride that I can't stop
Yeah, my luck has changed, but she'll come back
That's the beauty of a game of chance
I can't lose forever, but I'm doomed to try
Because I keep on hearing a voice inside
Players win and winners play
Have a lucky day
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