mercoledì 27 maggio 2015

La prostituzione non è illegale (ma è tassabile?)

A Rimini pare sia successa questa cosa curiosa: l'Agenzia delle Entrate, dopo aver rilevato che una signora si era comprata una mercedes, ha dato un'occhiata al conto corrente e ha stimato un reddito di 24.700€: poi ha inviato una cartella esattoriale. A quel punto la signora ha preso un avvocato, perché, benché ritenga giusto pagare le tasse, sostiene che lo Stato non le fornisca gli strumenti adeguati per farlo: in effetti l'attività professionale che esercita - la prostituzione - non è normata in nessun modo. Non è neanche illegale, come alcuni credono (tanto che ne chiedono la "legalizzazione"): una sentenza della Cassazione del 2011 afferma che essa, "seppur contraria al buon costume, in quanto avvertita dalla generalità delle persone come trasgressiva di condivise norme etiche che rifiutano il commercio per danaro del proprio corpo, non costituisce reato". Un anno prima la stessa corte aveva affermato che i proventi della prostituzione dovrebbero "essere sottoposti a tassazione, dal momento che pur essendo una attività discutibile sul piano morale, non può essere certamente ritenuta illecita". Insomma i giudici della Cassazione ci tengono molto a far presente che la prostituzione è contraria al buon costume, è trasgressiva, è discutibile: nel mentre che ammettono che no, non è illecita.

Dunque andrebbe normata e normalizzata: ma è una fatica enorme che probabilmente ci risparmieremmo, se la crisi non ci chiedesse appunto sforzi immani, anche di fantasia: così, mentre inseriamo nel Pil il fatturato delle mafie (che d'altro canto, è innegabile, sono inserite nel tessuto economico, offrono servizi, creano ricchezza), dall'altro ci riduciamo a tassare le escort. Se fin qui non l'abbiamo mai fatto - perlomeno dalla legge Merlin in poi - non è certo per distrazione, né per calcolo. Lasciare la prostituzione in un limbo normativo è stata una scelta che a un certo punto la società italiana ha deciso di fare. Ovviamente non eravamo tutti consapevoli, ma alcuni sì. Ogni comunità poi sviluppa le sue ipocrisie, ma quelle fiorite intorno alla prostituzione mi sono sempre parse affascinanti (molto più della prostituzione in sé, che invece mi ispira una certa repulsione). Faccio un esempio: dalle mie parti ogni tanto i carabinieri chiudono un bordello cinese, e la notizia va in prima pagina sui giornali locali. In fondo agli stessi giornali ci sono gli annunci di altri bordelli cinesi. Non c'è niente di strano, in fondo un giornale assolve a diverse funzioni e si rivolge a pubblici diversi. Però non riesco a non pensare a un lettore-tipo che in prima pagina esulta perché finalmente la città è stata ripulita, e una mezz'ora dopo sta già cercando un posto dove rilassarsi.

Quando si parla di prostituzione è molto facile litigare.

Gli schieramenti sono più complessi del solito: per esempio mi sono accorto che la questione spacca in due anche il fronte femminista (almeno su internet). Alcune femministe sono favorevoli alla prostituzione perché è una logica conseguenza dell'autogestione del corpo: se una donna è libera di gestirlo, è anche libera di metterlo in commercio. Altre sono profondamente avverse a questa stessa idea di commercio, che poi si può anche chiamare mercificazione e considerare come una forma di alienazione, magari indotta da un potere maschilista e sessuomane. Tra le due fazioni io sto con la prima e qui sotto cercherò ovviamente di spiegare il perché, ma con una premessa: forse me la sto raccontando.

Forse un perché non esiste, o meglio, è una razionalizzazione di qualcosa di più istintivo. Più invecchio e più mi rendo conto che alcune mie idee che ritenevo logiche, lo sono soltanto apparentemente: che la loro razionalità, è una spennellata che ho messo a vent'anni per coprire certi riflessi condizionati. Se dovessi essere sincero, dovrei limitarmi a dire che odio le gabbie e i collari, non li sopporto, mi danno un'ansia che non si placa. Anche il fastidio superficiale per i tatuaggi ne nasconde uno più profondo, forse per la marchiatura a fuoco con cui un essere vivente diventa un capo di bestiame o un prigioniero. Comincio a pensare che ci sia qualcosa di ancestrale; magari in qualche piega dimenticata della preistoria un gruppo di homo è sopravvissuto perché non si faceva legare da altri gruppi; magari in qualche filamento delle mie cellule c'è questa informazione, e non posso fare nulla per negarla.

Quando si parla di "libertà", ognuno ha la sua definizione: per alcuni coincide con una serie di licenze che l'individuo può prendersi, anche ai danni della collettività (oggi va molto forte la libertà di insultare gli altri; ci si domanda fino a che punto si può spingere, ecc. ecc.). Per me la libertà coincide col corpo. Non puoi ingabbiarlo. Non puoi costringermi a non usarne una parte o il tutto. Puoi spiegarmi che certe cose mi fanno male, e persino impedirmi l'accesso a sostanze o strumenti che la collettività considera pericolose; ma non puoi impedirmi di usare il mio corpo, perché non è uno strumento, non è un supporto: sono io. E tra me e me non ci può essere controllo. Io la penso così, ma "pensare" è un termine un po' forte. Io sono così. Le prostitute non mi piacciono, mi mettono a disagio. Sono sicuro che molte di loro non esercitino per scelta - ma in quel caso ritengo che si debbano perseguire gli sfruttatori. L'idea di combattere il fenomeno vietandolo - a prescindere dal fallimento di qualsiasi strategia proibizionista - mi urta nel profondo: non puoi costringere una persona a non disporre del proprio corpo come meglio crede. Vale per la prostituzione come per l'aborto, il suicidio, l'eutanasia e altre pratiche nelle quali non riesco nemmeno a vedere uno scandalo, ad es. "l'utero in affitto". Se sul serio vi dà fastidio vedere che qualcuno offre il suo corpo per crescere un figlio non suo, in cambio di compenso, non so che dirvi: cavatevi gli occhi, occhio non vede cuore non duole. Se invece pensate di poter mettere gabbie o museruole a questo o quell'organo femminile o maschile, per me siete dalla stessa parte di chi mette un collare e li sfrutta. Lo so che è strano, e in certi casi controintuitivo: ma siccome per me è così, trovo giusto avvertirvi, così magari sapete con che brutta persona vi siete messi a discutere.

A questo punto conosco l'obiezione: che libertà è, se si mette sul mercato? (continua...)

10 commenti:

  1. Potremmo addentrarci in un volo pindarico sul perché sia moralmente accettabile fare mercimonio dei propri muscoli (facchino) mentre degli organi sessuali no (prostituzione), ma probabilmente non andremmo lontano visto che i codici morali non hanno basi razionali, ma derivano da quello che ci è stato insegnato da bambini. Un po' come mangiare i cavalli: alcuni lo trovano contro natura, altri del tutto normale ed è dura dare una giustificazione razionale.

    Possiamo però congelare momentaneamente il dibattito morale che ha a che fare col sesso e introdurre quello che ha a che fare col lavoro: nella nostra società, la riduzione in schiavitù è sia immorale che illegale. In Italia, la criminalità organizzata riduce in schiavitù le persone per la raccolta nei campi e per la prostituzione.
    Dobbiamo quindi domandarci in che modo possiamo combattere la riduzione in schiavitù, di sicuro non col sistema attuale visto che palesemente non funziona.

    Personalmente ritengo che la scelta nederlandese sia abbastanza efficace, visto che le prostitute "sindacalizzate", ossia tutelate dal punto di vista pensionistico, fiscale, medico, ecc sono molto più competitive sul mercato rispetto alle prostitute schiave: quale cliente infatti si esporrebbe ai rischi sia medici che penali di una prostituta fornita dalla criminalità quando invece ha un'offerta legale che offre precise garanzie?
    La legge nederlandese ha poi una clausola anti-sfruttamento molto interessante: siete liberi di associarvi in cooperative ed aprire bordelli, ma possono sedere nel consiglio di amministrazione solo persone che si prostituiscono; in tal modo è possibile assumere come lavoratori dipendenti una guardia del corpo o un segretario/a, ma costoro non potranno mai diventare sfruttatori perché non hanno diritto a sedere nell'organo che distriuisce i dividendi.

    A farla breve, secondo me nel campo della prostituzione, prima di ogni discorso morale, è fondamentale porsi il problema di combattere lo schiavismo visto che il sistema attuale italiano palesemente non funziona. Insomma: è un lavoro, e occorre tutelare i lavoratori.

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  2. Mi pongo un problema fiscale. Come possiamo tassare un servizio che continuiamo a considerare esplicitamente riprovevole/dannoso, etc? Di solito lo facciamo (ragiono sulla base di altri beni e servizi come alcool, sigarette, giochi) con una fiscalità afflittiva, che serve sia a disincentivare la pratica che a coprire gli ipotetici costi sociali (es. sanitari per alcool e sigarette). Ma a una prostituta non puoi applicare l'IRAP, quindi che fai, ti inventi un'addizionale IRPEF sul servizio? Incostituzionale. Un'accisa? Non se pole. Quindi lasci l'IRPEF così com'è, pecunia non olet. Va benissimo, eh?

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    1. Azzardo, tabacco e alcool però non sono semplicemente riprovevoli, ma appunto dannosi: il costo sociale può essere quantificato. Il sesso secondo me è qualcosa di diverso. È un'attività che l'uomo fa col suo corpo: ci sono rischi sanitari ma non puoi sostenere che l'attività in sé è "dannosa".

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    2. Si potrebbe introdurre un'imposta ad hoc, non credo sia difficile.
      Personalmente ritengo che un'imposta, da sola, non basti: ci vorrebbe una legge che inquadri la prostituzione dal punto di vista non solo fiscale, ma anche sanitario e con raccordi alle leggi anti-sfruttamento.

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  3. "quale cliente infatti si esporrebbe ai rischi sia medici che penali di una prostituta fornita dalla criminalità quando invece ha un'offerta legale che offre precise garanzie?"

    Qualsiasi cliente che preferisca risparmiare. Non so nei Paesi Bassi, ma in Italia mi immagino un sommerso enorme, quasi del tutto sovrapponibile all'offerta che c'è adesso.

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    1. Forse si ma credo che la maggior parte dei clienti sarebbero contenti di sborsare qualche euro in più e avere a che fare con una persona pulita, medicalmente controllata e soprattutto consenziente.
      Una fetta di mercato rimane sempre sempre nell'illegalità, c'é chi compra macchine rubate sebbene la maggior parte degli acquirenti passino dal mercato legale.
      Se il mercato legale c'é quello illegale si puo' provare a arginare, se non c'é...
      Sarei curioso di sapere quello che é successo in Germania dopo la "normalizzazione" della prostituzione, sarebbe interessante avere dei dati.

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    2. Fabio, ecco cosa è successo in Germania:
      http://www.spiegel.de/international/germany/human-trafficking-persists-despite-legality-of-prostitution-in-germany-a-902533.html

      Coyllar

      Non mi pare un buon esempio da seguire

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    3. qui c'è la risposta di due ricercatori tedeschi che confutano l'articolo dello spiegel sulla legalizzazione della prostituzione in Germania

      https://abbattoimuri.wordpress.com/2014/04/29/germania-il-giornalismo-spazzatura-di-der-spiegel-sulle-sex-workers/

      MatteoZ

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    4. Giusto. E aggiungo: i clienti di prostitute regolarizzate sarebbero molto più identificabili. Chi non vuole correre rischi di essere "schedato" come frequentatore di prostitute continuerà a rivolgersi al mercato nero, almeno fintanto che non ci sarà una stretta repressiva sui controlli e il rischio di essere beccato sarà basso. Insomma, ai costi di una riforma del genere bisognerebbe aggiungere quelli della repressione dei fenomeni criminali residui oltre, secondo me, un'azione educativa preventiva sulla domanda (leggi: rieducare i puttanieri).

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    5. "un sommerso enorme"

      già. al quale parteciperebbero, più o meno entusiasticamente, gli stessi operatori "legali" (non mi dite di no: tassinari idraulici e... professori di liceo lo fanno da sempre...)

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